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Vittorie di Pirro e governi di Leibniz

di Pino Tripodi
L’esito elettorale italiano – apparente ingovernabilità conclamata – qualora approdasse alla soluzione ritenuta antefatto più sragionevole – governo di minoranza CS al senato più voti del M5S – potrebbe trasformare tante vittorie di Pirro nel migliore dei mondi possibili di Leibniz. Ogni altra opzione pre e post elettorale (autosufficienza del centro sinistra, alleanza col centro, grande coalizione, governo della destra) sarebbe peggiore poiché non potrebbe far altro che realizzare l’agenda Monti approfondendo i danni sociali ed economici dei quali il governo di fatto, quello delle tecnocrazie europee, è divenuto più causa che rimedio. L’opzione neo elettorale inoltre potrebbe aprire scenari da far tremare i polsi.
L’apparente impasse postelettorale potrebbe costringere gli attori principali – PD, M5S, tecnocrazie europee – in un angolo dal quale l’unica possibilità d’uscita per tutti sarebbe fare ciò che mai avrebbero voluto fare e con chi mai avrebbero pensato. Con in più una novità anti machiavellica: sia il PD sia il M5S per fare ciò che mai avrebbero pensato di fare assieme hanno bisogno che l’antagonista-sodale si mantenga compatto.
Il governo di minoranza del CS non potrebbe che realizzare, almeno inizialmente, la parte del programma del M5S in qualche modo condivisa e condivisibile dal PD. E il M5S realizzerebbe parte qualificante dei suoi obiettivi con alcune delle forme politiche più detestate.

Ci troveremmo in tal caso in presenza di un doppio governo – quello formale a guida PD e un governo sostanziale guidato inizialmente dal M5S – che potrebbe condurre al massimo risultato sociale e politico oggi possibile e alla definitiva messa in mora del berlusconismo.

Il doppio governo necessiterebbe di sperimentare forme di espressione, di rappresentanza e di soluzione politica finora impensabili.
La crisi dei sistemi politici europei infatti si aggiunge a quella economica e rischia di essere ben più devastante. Ciò deriva dal fatto che paradigmi solitamente messi in campo unitamente o separatamente nella crisi attuale (keynesismo, monetarismo) fanno cilecca. Altre forme economiche pur pensabili e parzialmente pensate non possono essere agite con le forme politiche classiche.

A questo scenario si oppone il dispositivo macchinico della cultura politica dominante che impone al PD mentre si disgrega di giocare al massacro del M5S e al M5S di fare la palla di un bowling che corre veloce alla distruzione di tutti i birilli della politica e che scompare assieme a loro in fondo alla buca.

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2 Commenti

  1. ho dato una sbirciatina superficiale alla presentazione degli aderenti al m5s.Tutti volti acqua e sapone,non ancora sofisticati dalla commistione con il potere.Ma non posso fare a meno di pensare che in tutta probabilità sono persone che hanno subito una fascinazione.Un fenomeno a cui nel corso della vita è difficile che ognuno sia stato del tutto impermeabile(fortunatamente al sottoscritto capita solo con alcuni scrittori/rici,e capitava in un vago passato con apparizioni muliebri.Ora per adorare a briglia sciolta devo sentire il profumo della sostanza e il campanellino delle muse),spero,anzi ci conto poprio,che col trascorrere delle ore trascorse nelle sedute qualche giovane senatore non abbassi la guardia e si lasci conquistare dalla simpatia dei vecchi politicanti acquisita in secoli di gestione della cosa pubblica al riparo dalle preoccupazioni economiche personali.Paura certo.Ma il sogno di assemblee elettive deblattizzate continua

    http://www.youtube.com/watch?v=WVRSiYwYluo

    p.s. si potrebbe avere premier Benigni per favore?

  2. Ritengo che di fronte ai vincoli economici che ci schiacciano e ci legano mani e piedi, ogni soluzione politica si riduca a un fatuo sfoggio di potere mediatico.

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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