Dialogo tra Antonio Moresco e Walter Siti. VIDEO. E tutto il resto dalla festa di Nazione Indiana e Il Primo Amore. Documenta

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10 Commenti

  1. Ci sono nei video alcune parti (parti come zone) tagliate. In un caso, il taglio ha cancellato una frase però necessaria, testimonianza dell’urgenza del dire, di dire il (proprio) vero, la propria parola incandescente. Ed è precisamente il punto in cui viene chiesta a Moresco una riflessione sull’attualità. E lui, dopo un attimo di silenzio, non ha timore di dire: “la verità è che non ho niente da dire, perché in questo momento qualcosa brucia, e brucia così tanto che il resto diventa superfluo, perché di questo resto, forse non farò una bella figura a dirlo, ma in questo momento m’importa ben poco.(vado a memoria e per intensità, e dunque nell’imprecisione – per questo, scusatemi)

    Ecco, io credo che questa risposta contenga una questione fondamentale su cui è necessario riflettere e che ha a che fare con la capacità e il coraggio di avanzare nella propria direzione, scartando il superfluo, i resti, le frattaglie. Essere in ciò che brucia, nel proprio desiderio, darne testimonianza con una risposta secca che non ha bisogno di giustificazioni né di abbellimenti. Essere, per l’appunto, a stretto contatto, in segreta intimità con la propria zona incandescente. Questa risposta – pronunciata in realtà da un uomo, da uno scrittore che non ha affatto occhi ciechi rispetto al mondo, ma che al contrario li tiene e li pronuncia spalancati (per passato e per attitudine) ci dice qualcosa di importante. Dice (o forse mi dice) che a volte è necessario muoversi per sottrazione, fare pulizia rispetto agli eccessi irrilevanti per fare i conti con ciò che più brucia negli interni, che urla nel fondo. Con un setaccio separare la polvere dalle pietre preziose, o dalle pietre laviche. E’ una frase piccola, un frammento di voce tagliata, ma come di un libro a volte resta una frase (e in quella frase sta racchiuso l’intero libro), così in quella risposta stava racchiuso, e forse nascosto, velato, il nocciolo duro, l’estremità tagliente dell’intero discorso. Avere il coraggio di decidere ciò che è trascurabile almeno per un momento, per il tempo necessario ad affrontare – e forse ad affondare – nella propria zona incandescente mettendo a rischio tutti i propri sensi, è una questione che tocca tutti, che dovrebbe toccare tutti. Decidere è cancellare, è (anche) eliminare. In questo senso parlo di sottrazione: non la sottrazione di chi si sottrae, ma quella di chi per avanzare si libera dagli oggetti minori, da ciò che non fa presa. Non un’alzata di spalle rispetto al mondo, ma al contrario la possibilità di farsi testimoni di una zolla dura di mondo, testimoni del proprio sguardo sulla terra. Anziché accumulare e spingersi verso ogni zona di confine, essere nudi di fronte al proprio confine, decidere quale dev’essere la questione bruciante. Provare a calarsi nella botola, nei bassifondi, destratificare, affrontare la nudità della propria parola. Quest’operazione – che potrebbe sembrare autoreferenziale, egocentrata – è in realtà, io credo, ciò che permette quell’attitudine di “sogno e di combattimento” che sta a fondamento (e nel fondo) di questa vostra impresa – che è vostra come pure nostra, di noi che leggiamo. Non lasciarsi bruciare da tutto: permettersi piuttosto una sola cosa, che una sola cosa bruci.

  2. Belli sti interventi !!!! per caso avreste registrato le prese di parola di Moresco ? la parte 4 si conclude su un discorso molto interessante ma…

    grazie !!

  3. @merolino: mi dispiace, tutto quel che ho ripreso del dialogo Moresco-Siti l’ho caricato.
    Con l’eccezione del passaggio di Moresco citato da mariasole: che a me è sembrato personale, intimo, e per questo non mi sono potuto né voluto prendere la libertà di inserirlo in un video su youtube.

  4. Caro Davide, capisco la scelta, ma io credo che Antonio ripeterebbe quelle parole rinvendicandone i sensi e la portata, e senza alcun rossore. In questa direzione andava il mio intervento. Credo non ci sia nulla di male nel lasciare libera quella voce, nel liberarla (tanto più se è nata inserendosi in un contesto pubblico, in un teatro che non ha accolto pochi intimi, ma che ha ospitato chiunque volesse ascoltare, sentire) : dire “in questo momento qualcosa brucia più del resto – riferendosi alla stesura de Gli Increati – è certo un passaggio intimo e personale. Ma è proprio nella volontà di dire quella verità intima senza timore di deludere chi si aspettava una risposta-risposta che stava racchiusa tutta la forza di quell’inciso.

  5. Grazie mille, Davide, sei stato molto gentile!
    ps comunque la mia non voleva essere una critica, spero di non esser stata fraintesa. Voleva piuttosto essere uno spunto per ragionare sulla questione, su quanto a volte, per l’esigenza di “rispondere” alle richieste degli altri, si dimentichi di avanzare duramente (e anche dolorosamente) nella propria direzione. O se lo si fa, si ha timore di dirlo. Le parole di Moresco rispetto a questo mi erano sembrate un’importante testimonianza.

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davide orecchio
davide orecchio
Vivo e lavoro a Roma. Libri: Lettere a una fanciulla che non risponde (romanzo, Bompiani, 2024), Qualcosa sulla terra (racconto, Industria&Letteratura, 2022), Storia aperta (romanzo, Bompiani, 2021), L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (romanzo, il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (racconti, minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (romanzo, il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (racconti, Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012).   Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a d.orecchio.nazioneindiana@gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace. Mi raccomando, non offendetevi. Il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e non professionale.
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