La nostra misteriosa follia

di Antonio Moresco
freccia-strasburgo 2013

(Molto volentieri ripubblico qui il pezzo conclusivo di Antonio Moresco sulla freccia Freccia d’Europa, as)

La freccia è arrivata. Non so bene come sia stato possibile. Un mese e otto giorni di cammino, un centinaio di camminatori, quattro Paesi attraversati, più di 1150 chilometri per strade, sentieri, boschi, persino ghiacciai, al caldo, al freddo, nel forte vento, sotto il sole, la pioggia. Credo che sia stato il più lungo cammino compiuto in questi anni in Europa da camminatori non professionisti, di ogni età e condizione fisica, più lungo ancora del più lungo tratto del cammino di Santiago di Compostela.
Non so bene come sia stato possibile per un così gran numero di persone vivere insieme in condizioni spesso difficili e disagevoli per tanti giorni e per tante notti.
Aleggiava su questa impresa una sorta di misteriosa follia. Ma il bello è che -se eravamo tutti parte di questa pazzia- ciascuno era pazzo in modo diverso e tutto suo. Per questo la nostra piccola repubblica nomade ce l’ha fatta a stare insieme e a portare a termine questo lungo cammino, nonostante le grandi differenze caratteriali e di altro tipo. Solo qualche piccolo scazzo ogni tanto, cose da nulla rispetto a ciò che abbiamo chiesto agli altri e a noi stessi.

Molti dei camminatori facevano parte della vecchia-giovane guardia con cui abbiamo camminato anche durante i due anni scorsi attraverso l’Italia e ognuno dei camminatori è diventato parte di un mito per gli altri ed è stato protagonista di racconti mitici che sono nati e che hanno proliferato durante il cammino, perché è così che sono nati i miti ed è così che possono ancora nascere, da persone che compiono un’impresa insieme e si conoscono e si trascendono nell’immaginazione che da vita al racconto. Perché, se non si dissotterra questa potenza metamorfica, niente ha forza e grandezza, tutto è prevedibile e piccolo, tutto è perduto.
Alcuni camminatori che si sono uniti per brevi tratti possono avere rilevato in noi tanti piccoli difetti e miserie (che ci sono sicuramente stati), non avere colto il senso di questo originale cammino. Chi ha compiuto lunghi tratti o l’intero percorso ha visto altro e ha vissuto un’esperienza completamente diversa.

Notti su nudi pavimenti, bunker antiatomici, spossatezza, bivacchi, piedi martoriati che però continuavano a camminare, tendini infiammati, ma anche momenti di allegria, esplosioni alimentari e grandi libagioni. Tutto questo poteva bastare a se stesso, poteva avere dentro di sé la propria forza di irradiazione. Invece c’è stato anche altro. L’oltranza di un così lungo cammino ha prodotto anche altri risultati, come quello di venire ricevuti a Strasburgo da Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo, nella Sala Protocollare (“La stessa dove ricevo i capi di stato” è stata la prima cosa che ha tenuto a dirci) e di consegnare direttamente nelle sue mani la lettera aperta al Parlamento Europeo scritta giorno dopo giorno durante il cammino e dibattuta in diverse riunioni dell’intero gruppo di camminatori a fine tappa.
Per quanto mi riguarda, ho fatto parte anch’io della “sporca dozzina” e ho percorso l’intero cammino con i miei piedi, dall’inizio alla fine, senza saltare un solo metro. Ho appena passato -dopo un mese e otto giorni di letti, brande e pavimenti sempre diversi- la prima notte nel mio letto, tra le lenzuola pulite.
Prima di lasciare Strasburgo sono andato con alcuni amici a Colmar a vedere la pala di Grünewald, che non avevo mai visto direttamente con i miei occhi. La portentosa crocefissione, il legno storto della croce contenuto appena nella cornice, la grande bestia divina macellata, le donne tese e incurvate come archi, le mani deformate, gli artigli, l’allucinante splendore alieno della Resurrezione, la Madonna con la testa cinta da una corona di fuoco e il coro di angeli al quale si è unito il demonio, l’angelo tenebroso dell’Annunciazione e una Madonna con le labbra intensamente rosse e la faccia greve da donna tedesca vissuta e forse sazia di cibo e ubriaca, l’altra Madonna con il bambino e il suo pitale di fronte a un paesaggio cosmico, le tentazioni di sant’Antonio trascinato a terra per i capelli e col volto attraversato da un sorriso ebete… Antiumanistico, antirinascimentale, ancora medievale in pieno Rinascimento e nello stesso tempo artisticamente e spiritualmente più avanti, molto più avanti.
Questa cosa, che sembrava impossibile per le nostre piccole e volontarie forze -non so bene come- è stata fatta, è avvenuta.
Quanto al resto, non si può mai sapere cosa ci sarà dopo.
Neppure io so che cosa farò e che cosa sarò.

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.