Articolo precedenteUn guizzo di felicità
Articolo successivoOverbooking: Luigi Bernardi

Orgasmo-Lacrima

di Jolanda Insana

Orgasmo

Tanti sono i misteri delle cose, l’orgasmo è un mistero gaudioso, o ce l’hai o non ce l’hai, nessuna donna può inventarlo, e forse discende per grazia non risultando, fino a questo momento, correlato con niente, né con sturbi né con disadattamento, né col peso né con l’altezza, né con la dimensione del piede né con la forma del seno, né con il modo di pensare convenzionale o anticonformista, né con la maggiore o minore femminilità e disponibilità, tanto è vero che non c’è nessuna differenza tra le donne impulsive che decidono di getto e a getto continuo e quelle che vanno coi piedi di piombo. Non esiste insomma correlazione tra personalità e capacità orgasmica, ma forse quanto più il coito è piangente tanto più orgiastico è l’orgasmo, qualcuno sostiene.

lacrimale_apparato_2_gallery

Lacrima

La lacrima fa belli gli occhi, diceva mia nonna che aveva tutte le ragioni del mondo per piangere; di fatto è un ottimo lubrificante che fa girare senza attrito le palle e le disinfetta grazie al lisozima che contenuto nella soluzione salina isotonica attacca e sgomina intere colonie di batteri. Piangono solo gli uomini, gli altri animali hanno gli occhi umidi giusto per ruotarli, piange forse il camoscio giovane quando è preso da strizza e si sente in pericolo, nessun altro animale piange. Si dice che il pianto è correlato all’essere bipede, e dunque la gallina dovrebbe piangere ma non piange proprio perché ha solo due zampe, e allora bisogna dire che è correlato al quadrupede, ma l’asino che è un quadrupede raglia e non piange proprio perché è un quadrupede, piange invece l’uomo che è un bipede ma fu un quadrupede e conservò i quattro arti. Per primi piansero i piccoli di quegli ominidi che non più costretti a muoversi a quattro piedi e liberi quindi di dirigere a piacimento le mani, giocarono con la terra e come tutti i bambini di questo mondo si divertirono un mondo a gettarsi pugni di terra in faccia. Allora l’occhio, poverino, lacrimò e si lubrificò. E gli individui di lacrima facile ebbero gli occhi belli puliti efficienti funzionali, e furono ottimi cacciatori, ladri, predoni, raccoglitori di more cozze telline chiocciole noci fragole tuberi radiche funghi cicoria corbezzoli asparagi, e per questo, a differenza di tutti gli altri, furono più ricchi, bencibati, e figliarono di più e sopravvissero. Dunque, piangi e sopravvivrai. La lacrima, spiona di emozioni, sgorgò successivamente dagli occhio dei figli di quegli antenati che colpiti da pugni di terra per primi piansero, gridarono aiutomammabua, e la mamma trafelata correndo muggì, abbracciò l’infante, lo curò, lo scoccolò, lo consolò (piangi e sarai consolato). Ciò addimostra l’inutilità di portare a mare la bottiglia d’acqua dolce per sciacquare gli occhi di Ilaria e difenderli dalla sabbia che a manciate Paolo le rovescia addosso: il suo occhio lacrimerà e diventerà bello, e lei saprà trovare più conchiglie degli altri nati di donna e così sarà più ricca e non sarà malcibata, saprà riconoscere la mela bacata e lì dove è bacata non l’addenterà, e sarà più forte e figlierà senza dolore, e sarà ilare Ilaria, con tepore consolata in un mondo che non piange – e se non piangi, di che pianger suoli?

 

*

 

da Jolanda Insana, San Rossore di turbamento Ovvero Dell’inconcludenza, 1968, 1978-79, 1990, in  Satura di cartuscelle. Roma: Perrone, 2009.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

2 Commenti

  1. Piangi Jolanda, fa passeggiare i maschi in cielo
    sulla porcellana allagata dei tuoi occhi
    e regala loro le tue deliziose risa
    e gridolini supersciocchini
    quando fai l’amore. (fine poesia)

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Portraits

Portraits: due poesie con bicicletta di Tomaso Pieragnolo

Umiliare e ubbidire

Umiliare per non morire. Le maestre i maestri sono operai e questo spesso è dimenticato. Nelle scuole di città gli ambienti sono spesso miseri: le aule anonime, i muri sporchi, nessuna possibilità di avere luoghi propri in cui sentirsi al sicuro, dove lasciare tracce e costruire tra me e noi percorsi significativi di apprendimento. Chi fa l’anno di prova spesso è sotto ricatto, chi è a scuola da più tempo è più prepotente. Le bambine e i bambini lasciati con le mani inerti e costretti nei banchi urlano e intanto incamerano rapidi il modello che li guasta: zitto e lavora nei margini, rapido, questa è la scuola.

bestia comune

di Nadia Agustoni
creata cagna mucca o animale esotico scodellati i figli verrai santificata denutrita lasciata indigente. ricordati:

Piantare un fiore nella terra bruciata: poete ucraine in Italia

“Piantare un fiore nella terra bruciata” è il titolo della serie di appuntamenti con le tre poete ucraine Natalia Beltchenko, Iya Kiva e Oksana Stomina, che dal 18 al 24 novembre 2022 saranno in Italia per parlare della situazione nel loro paese e meditare su cosa significhi scrivere in tempo di guerra. Più sotto una descrizione dettagliata del tour, qui di seguito quattro poesie di Beltchenko tradotte da Pina Piccolo (non osavo guardare, poesia VI) e Marina Sorina (il sabato dei genitori, l'estate è finita).

Serpentez ! Due estratti da “Ma ralentie” di Odile Cornuz

Serpentez! “Ma ralentie” di Odile Cornuz, è una meditazione al tempo stesso saggistica, narrativa e lirica su un caposaldo della poesia francese del Novecento, La ralentie di Henri Michaux. Fate la serpentina!

Come fossimo il fuoco

- va a finire sempre così - uno si immagina enormi apparati, strutture gigantesche, ordini di enti dalle dimensioni e dai poteri immani - e poi li vede sfaldarsi, li vede come li vedo io adesso, dissolversi in un niente, un momento di indecisione - palazzi enormi, strade infinite, milioni di persone al sevizio, impilarsi e inciampare gli uni sugli altri - da sé - senza che uno abbia fatto chissà cosa - ...
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: