Articolo precedente
Articolo successivo

Orgasmo-Lacrima

di Jolanda Insana

Orgasmo

Tanti sono i misteri delle cose, l’orgasmo è un mistero gaudioso, o ce l’hai o non ce l’hai, nessuna donna può inventarlo, e forse discende per grazia non risultando, fino a questo momento, correlato con niente, né con sturbi né con disadattamento, né col peso né con l’altezza, né con la dimensione del piede né con la forma del seno, né con il modo di pensare convenzionale o anticonformista, né con la maggiore o minore femminilità e disponibilità, tanto è vero che non c’è nessuna differenza tra le donne impulsive che decidono di getto e a getto continuo e quelle che vanno coi piedi di piombo. Non esiste insomma correlazione tra personalità e capacità orgasmica, ma forse quanto più il coito è piangente tanto più orgiastico è l’orgasmo, qualcuno sostiene.

lacrimale_apparato_2_gallery

Lacrima

La lacrima fa belli gli occhi, diceva mia nonna che aveva tutte le ragioni del mondo per piangere; di fatto è un ottimo lubrificante che fa girare senza attrito le palle e le disinfetta grazie al lisozima che contenuto nella soluzione salina isotonica attacca e sgomina intere colonie di batteri. Piangono solo gli uomini, gli altri animali hanno gli occhi umidi giusto per ruotarli, piange forse il camoscio giovane quando è preso da strizza e si sente in pericolo, nessun altro animale piange. Si dice che il pianto è correlato all’essere bipede, e dunque la gallina dovrebbe piangere ma non piange proprio perché ha solo due zampe, e allora bisogna dire che è correlato al quadrupede, ma l’asino che è un quadrupede raglia e non piange proprio perché è un quadrupede, piange invece l’uomo che è un bipede ma fu un quadrupede e conservò i quattro arti. Per primi piansero i piccoli di quegli ominidi che non più costretti a muoversi a quattro piedi e liberi quindi di dirigere a piacimento le mani, giocarono con la terra e come tutti i bambini di questo mondo si divertirono un mondo a gettarsi pugni di terra in faccia. Allora l’occhio, poverino, lacrimò e si lubrificò. E gli individui di lacrima facile ebbero gli occhi belli puliti efficienti funzionali, e furono ottimi cacciatori, ladri, predoni, raccoglitori di more cozze telline chiocciole noci fragole tuberi radiche funghi cicoria corbezzoli asparagi, e per questo, a differenza di tutti gli altri, furono più ricchi, bencibati, e figliarono di più e sopravvissero. Dunque, piangi e sopravvivrai. La lacrima, spiona di emozioni, sgorgò successivamente dagli occhio dei figli di quegli antenati che colpiti da pugni di terra per primi piansero, gridarono aiutomammabua, e la mamma trafelata correndo muggì, abbracciò l’infante, lo curò, lo scoccolò, lo consolò (piangi e sarai consolato). Ciò addimostra l’inutilità di portare a mare la bottiglia d’acqua dolce per sciacquare gli occhi di Ilaria e difenderli dalla sabbia che a manciate Paolo le rovescia addosso: il suo occhio lacrimerà e diventerà bello, e lei saprà trovare più conchiglie degli altri nati di donna e così sarà più ricca e non sarà malcibata, saprà riconoscere la mela bacata e lì dove è bacata non l’addenterà, e sarà più forte e figlierà senza dolore, e sarà ilare Ilaria, con tepore consolata in un mondo che non piange – e se non piangi, di che pianger suoli?

 

*

 

da Jolanda Insana, San Rossore di turbamento Ovvero Dell’inconcludenza, 1968, 1978-79, 1990, in  Satura di cartuscelle. Roma: Perrone, 2009.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

2 Commenti

  1. Piangi Jolanda, fa passeggiare i maschi in cielo
    sulla porcellana allagata dei tuoi occhi
    e regala loro le tue deliziose risa
    e gridolini supersciocchini
    quando fai l’amore. (fine poesia)

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

L’intellettuale di fronte a casa o Gaza

di Adele Bardazzi
L'intellettuale, se è ciò che sono, è colui che parla in terza persona singolare, maschile. L'intellettuale che scrive e che voi state leggendo – perché l'intellettuale si...

Isole che si credevano perdute

Riccardo Socci e Tommaso Di Dio in dialogo attorno a Poesie dell'Italia contemporanea (Il Saggiatore 2023)

Gaza – “Sorge ora il suo sangue in un orizzonte di ferro”

di Hadi Danial, traduzione di Sana Darghmouni
Dall’ala della colomba / scelgo la piuma del mio inchiostro / la conficco nella vena. / Dove si è smarrito il mio sangue? / Ho detto: la conficco dunque in bocca. / Dov’è la mia saliva / il suo viscoso amaro? / Era piena della cenere di un nuovo incendio.

Memorie da Gaza #5

di Yousef Elqedra
Due scatole di fagioli, una di carne in scatola, due bottiglie di acqua, due vasetti di miele nero e due confezioni piccole di formaggio: questa è la razione che spetta a una famiglia con un numero medio di almeno sette persone. Viene portata alla famiglia da un padre sfollato che ha perso la casa, ed è felice di averla ricevuta. "Finalmente berrò un sorso di acqua dolce", dice, come se avesse raggiunto il paradiso.

Memorie da Gaza #4

di Yousef Elqedra
Viviamo di alternative finché queste non finiscono o non finiamo noi.

Memorie da Gaza #3

di Yousef Elqedra “Pronto yà ba , stiamo bene”  “Siamo usciti sotto una pioggia di missili e bombe al fosforo bianco che ci piovevano addosso...
renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: