Il dono e altri inediti

di Fernanda Woodman

Il dono

è stato in un primo pomeriggio

il mio ombelico si è deciso a darti udienza.

con il rasoio hai tagliato un lembo di nuvola
per tamponare l’arteria radiale.

il dono è stato criticato dagli angeli del poster.

con un cavo rotto hai fatto un braccialetto
e mentre la polvere danzava nella stanza
c’è stata una scossa così forte
che il muro si è crepato ed è entrata più luce.

 

La guerra

con una libbra di carne e plastilina
ho fabbricato appena un pomeriggio:

droni e pterodattili usurpano le nuvole
nel cielo di rame di un febbraio

e tu baciami subito.

adesso. che Dio non ci sorveglia.
e conta sul pallottoliere tutti i morti della Storia

 

Roma

si aspettavano al cimitero dei treni
in giovedì capaci di durare tutto ottobre

ma erano appuntamenti sbagliati:

vicino ai vagoni c’era solo un cane giallo
o un sacchetto vuoto che volava
due cinesi gambe di ragno e zeppe

questo è quello che ha da offrirmi l’universo

la nuvola dirigibile debellava il sole
che scompariva sotto la scritta goodyear

rimaneva la pompa di benzina
l’insegna e la conchiglia

il kebab girava per l’eternità

 

Paesaggio

è giallo cromo questo inizio della sera.
i cavi di rame rubati e buttati. i topi che bevono vino.

“la discarica è il pub dei gabbiani”,

così trovi scritto su una panchina di legno fradicio vicino a una siepe, a un collant e allo schermo sfondato di un televisore.

avanzi nella strada.

nel gelo elettrico di un febbraio senza fine.

e sei l’ennesimo graffio tra il cielo e le case.

 

Atlantide

ho sognato di essere un’arancia
scelta e lucidata dalle mani del Signore
smanioso di vittorie al match di bowling.

scagliata sulla pista ad occhi chiusi
facevo strike dal cielo fino a Atlantide.

e mentre Lui posava per le foto
io mi spaccavo e diventavo il sole.

 

Verso le cinque

sono la principessa delle brugole
dei mille traslochi immaginati

in estati che non erano le mie

volevo essere una tenda verde
sui balconi serrati delle case
sbattere alla luce alle ringhiere
assorbire i pomeriggi poi sbiadire

 

Alba

dietro alle antenne paraboliche e sugli amanti dello jogging
è sorta stamattina una Smarties gigante,
ma nessuno ci ha fatto caso, perché era gialla come il
sole.

la pioggia ha lavato tutto
e il cielo è diventato un acquerello color bile.

è tornata la notte,

gli sguardi bui dei Lari del Catrame.

 

9 Commenti

  1. Provengono dal Diario?

    Comunque sono un lettore appassionato delle nemmeno quindici poesie della Woodman chiunque sia.

    Tranne l’ultima.

    “Alba” è bruttina forte.

    • Buongiorno Antonio,

      sì, le poesie sono del Diario. Sono più di trent’anni che scrivo questo mio diario in forma poetica, ma è solo negli ultimi due anni che ho deciso di rendere pubblici alcuni testi sono contenta che le piacciano quasi quelli da me proposti fin ora. Cordiali saluti, Fernanda W.

      • volevo scrivere “quasi tutti quelli da me proposti fin ora”, deve scusarmi, ma ho poca dimestichezza con il computer. Di nuovo saluti, F.

        • Non mi aspettavo una poetessa magari inesistente – ammesso non sia un commentatore in vena; i nick li danno via per niente – rispondesse a un commento sbadato e vi rendesse noto di possedere un diario in forma poetica trentennale, dai testi di qualità acutissima e sbarazzina e radicale e come distratta come quelli fin qui spifferati. Per qualche istante ho pure provato la indigesta tentazione di rimangiarmi il giudizio sulla poesia “alba”, però Smarties-gigante davvero sembra una trovata alla Pixar Studios, e una poesia debole non cambia la cantabilità rissosa e maschietta di tutte le altre. Perciò, in attesa di altre delazioni dal diario dei trenta anni – il diario è una forma di pudore talmente civettuolo – le rinnovo i miei saluti da lettore ammirato, poetessa Fernanda Woodman Chiunque Lei Sia, ammesso sia lei la Lei che ha risposto e che non si sa chi è e che io non stia replicando a un’altra lei a caso, per di più sprovvista di diario e poesie.

          Saluti da paradosso virtuale,
          Antonio Coda

  2. le mie preferite: “paesaggio” e più di tutte “roma”: per l’asciuttezza descrittiva (fa pensare a cose di Charles Simic)

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Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.