Morir dal ridere, ovvero la Grande Svolta

20 gennaio 2014
Pubblicato da

di Luca Lenzini

m.r.

Un passaggio epocale, niente di meno, ha avuto luogo nel 2013. Il fatto è così macroscopico che, come accade, si è finito per trascurarlo, con grave negligenza: nei Media le vignette dedicate a Silvio Berlusconi si sono drasticamente ridotte, per essere sostituite da quelle su Matteo Renzi. Si dirà: e allora? Morto un re, se ne fa un altro. E appunto, tale è la logica inesorabile del sistema mediatico, non davvero nata nel terzo Millennio: eppure, forse proprio perché giornalmente assediata da non-notizie, catastrofi naturali e scandali a base di politici e celebrities, la coscienza stenta a cogliere sino in fondo le implicazioni di questo Rubicone – per la Sinistra, vorrei specificare, non fossi incerto sulla titolarità dell’arcaico concetto.
In apparenza, in effetti, a dominare è la continuità: le affinità tra Silvio e Matteo sono state messe in rilievo per tempo, da parte di opinionisti, commentatori e compagnia bella, sicché la Sinistra Spiritosa, che per un ventennio ha accompagnato l’ascesa e le alterne vicende del Cavaliere (con l’annesso caravanserraglio dei talk-show e relative, domestiche baruffe) ha trovato un facile e pronto ricambio nel Sindaco, al quale unanimemente sono riconosciute grandi doti di Comunicatore e che costituisce, quindi, un bersaglio ideale per le frotte di satiri e umoristi perennemente on air. Costoro, certo, rischiavano di restare a spasso, ma il problema era ben più serio: tutto il sistema mediatico, di cui la satira è parte integrante e vitale, rischiava il collasso. Il più geniale degli imitatori, l’inimitabile Crozza, l’ha capito subito; non tutti, però, ne han tratto le conseguenze, che poi si riducono ad una, fatale e di portata storica: che il Sindaco potrà regnare indisturbato per lunghi anni, caricaturizzato ma sovrano come il suo predecessore, al timone del P.D. prima, e presto del Bel Paese.
L’unica incognita è rappresentata, si direbbe, dall’eventuale discesa in campo dello stesso Crozza, che in un perfetto Bipolarismo potrebbe affrontare in campale tenzone elettorale Grillo, portando così a compimento l’originale concezione italiana della tele-democrazia, con buona pace dei Forconi e gran tripudio dei Vespa. Magari Santoro potrebbe avere qualche chance per il Quirinale, ma in fondo non c’è di che preoccuparsi: ha dato prova di abile par condicio durante le ultime elezioni e anzi, a veder bene, sarebbe anche meglio di Rodotà, troppo professorale per i suoi stessi elettori, anzi affossatori. Del resto, l’accusa veramente letale che decretò il fallimento alle Primarie di Cuperlo e Civati non fu che, con quell’aria da sfigati, “non bucano lo schermo”? E poi, non si vede perché farla tanto lunga se nelle materie discriminanti le distanze tra i vari protagonisti, nella Sinistra di Governo, si riducono a minimali scarti di posizionamento (sulla Bce, la Merkel o Balotelli). C’è da tirare un sospiro di sollievo, piuttosto, guardando al fronte dell’Ex-extrasinistra (quella defenestrata dal Parlamento dal Kennediano-Col-Broncio, il Trionfatore del Lingotto): qui, nonostante la sindrome micro-scissionista, si hanno le idee assai chiare, in tema di Media, e si è fortunatamente reperito il Maître à Penser ideale per spiegare i segreti del nostro tempo televisivo: Carlo Freccero.
Chi, all’uopo, meglio di quest’ultimo, direttore nei ruggenti Ottanta dei programmi di “Canale 5” e “Italia 1” e nei Novanta di “Rai 2” (per approdare ai giorni nostri al digitale “Rai 4”)? Ospitato con il rilievo che merita un apostolo della Modernità su una testata storica come «il manifesto», nonché su «Micromega», egli parla con stregonesca competenza e tecnologica cognizione di causa del Presente e, soprattutto, del Futuro, che antivede con la lungimiranza dei profeti di schietta stirpe macluhaniana: non bisogna, afferma, essere pessimisti, avendo lui già scorto le crepe che minano il Pensiero Unico Dominante. Recensendone l’ultimo libro, apparso proprio nell’irripetibile 2013 (Televisione, Bollati Boringhieri, collana “I sanpietrini”), la direttrice del «manifesto» così scrisse (21.3.2013): «Il saggio di Freccero, naturalmente scritto prima delle elezioni, è tuttavia profetico sull’esito del voto perché, nella conclusione, volge verso un finale ottimista annunciando la formazione di crepe vistose nel muro della maggioranza. Crepe legate, ancora una volta come nel corso della storia della tv, alla trasformazione tecnologica del mezzo: la rivoluzione digitale che spezza il dominio della tv generalista, frantumando lo schermo e il pubblico. Come la tv commerciale creò l’homo videns così quella digitale rende attivo il telespettatore che si fa autore ritagliandosi sulle varie piattaforme un suo palinsesto. Al concetto di maggioranza legato alla tv generalista, si sostituisce quello di moltitudine (riportata all’attualità dai libri di Paolo Virno, e da quelli di Toni Negri e Michael Hardt) connesso alla trasformazione del pubblico in un insieme di tante singolarità.» (N. Rangeri, «il manifesto», 21.3.2013) Dunque alla «logica omologante del mercato che costruisce un muro compatto di egemonia sottoculturale», quale ci han sin qui cucinato tutte le televisioni, pubbliche e private, si contrappone, in una prospettiva insorgente e moltitudinaria, «la rivoluzione della rete e la tecnologia digitale», che «incrinano il muro della maggioranza facendoci intravedere l’inizio di un’altra comunicazione, di un’altra politica, di un’altra epoca» (ibidem).
Singolari ma fiduciosi, frantumati ma riattivati e finalmente autori del nostro Palinsesto, così ci avviamo verso le nostre Magnifiche Sorti Digitali, step by step, da un’Era ad un’altra (e rivoluzionaria, forse). Ma tu, Matteo, stai pur tranquillo: è la tua Epoca, questa, e nessuno te la incrinerà.

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9 Responses to Morir dal ridere, ovvero la Grande Svolta

  1. carlo carlucci il 20 gennaio 2014 alle 09:56

    Ottima incursione, drastica sintesi. Bravo. Lo aveva intuito Kerouac:’Presto a questo unico occhio (la tele) saremo tutti incollati…’ Non a caso Mike Bongiorno è stato consulente (e che consulente!) di B. e maestro di Renzie quando ventenne fu concorrente ad uno dei suoi giochi. Purtroppo questa apparentemente indistricabile rete dell’ovvio un poco ci distoglie dalla marea montante…Non resta che che guardare oltre, sperare oltre…

  2. Antonio il 20 gennaio 2014 alle 10:19

    Questa fola di scovare le “contraddizioni” nel tessuto storico mi pare di averla già sentita, se già in mano a Marx lo strumento dialettico poteva destare qualche sospetto il disorientamento non può che crescere a dismisura se è utilizzato da un Saulo caduto da cavallo con l’ardore intellettuale tipico del convertito. Di rivoluzione senz’altro si tratta ma in questa versione digitale della comunicazione non si distingue l’azione di mettere in comune argomenti da quella di condividere intimamente gli argomenti. Ma poi quali argomenti? Tralascio per pietà, le migliaia di blog, tweet, cip, etc. che informano doviziosamente del caffè appena sorseggiato, del filo di trucco sbavato o dell’indisposizione da merendina, ma sarebbe interessante avere una panoramica della distribuzione di tali “tavole rotonde” per avere una misura delle entusiastiche “nostre Magnifiche Sorti Digitali, step by step”.
    Delle due modalità di comunicare dicevo, la prima vede milioni di attori impegnati in un “monologo collettivo” (Galimberti dixit), nessuno modifica le opinioni di un altro, i commenti sono abbozzi disarticolati di pensierini di poche sillabe, la seconda comunicazione vede gli attori che interagiscono reciprocamente, le rispettive posizioni cambiano, ognuno stimola le letture dell’altro. Facendo un giro in rete è facile stabile quale tipo di comunicazione prevalga.
    Ad ogni modo benvenuto nuovo mondo! Quanto a Renzi…beh, ho già dimenticato, il nuovo stantio mi indispone e stimola la rimozione terapeutica. Per non scomodare Hegel m’affido ad un rovesciamento azzardato e vedo ahimè una “omogenesi dei fini” che da D’alema con la bicamerale va al nuovo che avanza con la piena sintonia. Anche questo è passare da un’Era all’altra!

  3. andrea inglese il 20 gennaio 2014 alle 12:28

    Considero questo pezzo, sopratutto nella parte dedicata all’area della sinistra radicale, oramai sparita dal parlamento, un’esortazione a compiere un po’ di igiene intellettuale. Il PD ha campato, politicamente, sulle malefatto di Berlusconi, a sinistra del PD si è campati politicamente sulle malefatte del PD. Questo gioco, però, non tiene sulla lunga durata. Quando l’area radicale tenta di pensare e produrre in proprio spesso la macchina gira a vuoto. E non solo si vanno a pescare personaggi abbastanza incongruenti (Ingroia o Freccero), ma ci si affida a schemi dialettici che seducono il pensiero, ma molto poco la realtà. Quali sono i concetti della tradizione marxista che oggi si possono usare a cuor leggero? Sempre che non si voglia ammodernarli con concetti quali “moltitudine”, che però non mi sembrano più efficaci di quelli caduti in disuso…

    • sarmizegetusa il 20 gennaio 2014 alle 12:38

      “quote”

  4. diamonds il 20 gennaio 2014 alle 12:47

    la verità di solito sta fuori dal cono di luce(non sbraita,non sgomita e soprattutto non pontifica)

  5. Adriano il 20 gennaio 2014 alle 13:46

    ” Venerdì 24 luglio 2009 – Mi chiedo se dovrei essere grato ai miei genitori per avermi portato da piccolo, più di una volta, all’avanspettacolo. Mi chiedo se l’avere assistito in tenera età a spettacoli mostruosamente grotteschi come quelli che si allestivano sulle tavole del cine-teatro Impero di Siena, nei remotissimi anni Cinquanta del secolo scorso, non sia esattamente l’antidoto che mi consente, più o meno, di sopravvivere nel mezzo delle attuali, inedite, inusitate mostruosità. L’espressionismo storicamente acquisito, il weimarismo irreversibile, diciamo pure così. “

  6. luigisocci il 21 gennaio 2014 alle 18:29

    l’espressione “il più geniale degli imitatori, l’inimitabile Crozza” è una battuta, una figura etimologica o è seria?

  7. Adriano il 21 gennaio 2014 alle 23:04

    “ Mercoledì 12 giugno 1996 – Due potenti Entità impersonali, invisibili a occhio nudo ma ovunque e in ogni momento presenti, dominano la nostra vita da un tempo che si avvia a diventare immemorabile. La prima, che mi sono permesso di denominare U.R.V.S. (Una Risata Vi Seppellirà) si adopra a fare ridere tutti quasi sempre e quasi su tutto, compiacendosi dello stato di ebbrezza e di quasi demenza che il ridere provoca in chi ne è affetto. La seconda, che altrettanto arbitrariamente ho chiamato A.N.D.R. (Associazione Nazionale Dolore & Rabbia), dispiega la sua lacrimosa, accorata, indignata iniziativa in tutti gli spazi trascurati dal riso, in tutti i tempi lasciati vuoti dal permanente sghignazzo, perseguendo il suo implacabile scopo che è appunto quello di fare piangere. Ambedue nemiche giurate dell’indifferenza, ci vogliono depressi o eccitati, ma normalmente incerti, normalmente distratti, normalmente preoccupati, normalmente perplessi, normalmente stanchi, normalmente contenti, normali insomma, assolutamente no. Istigati senza requie a ridere e a piangere, frastornati da segnali tanto assillanti e contraddittori, impossibilitati a sapere ormai più di che cosa si debba veramente ridere e su che cosa sia realmente il caso di piangere, allegri a dirotto, afflitti a crepapelle, io credo che stiamo diventando tutti matti. Proprio come è successo già a me. “

  8. db il 26 gennaio 2014 alle 22:51


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