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Manuale di sopravvivenza per incontri familiari su Skype

di Leonardo Goi

skype

Accadrà di sera. L’avrai posticipato una mezza dozzina di volte e con buona probabilità ti troverai a doverlo fare mezz’ora prima di uscire a esorcizzare i risultati degli esami con i tuoi compagni di corso al bar dell’Università. Fatti una doccia. Vestiti di bianco per dar meno risalto al tuo colorito bile. Nascondi il piatto di pasta riscaldato per cinque volte di fila che hai lasciato da tre giorni a putrefarsi sotto la finestra. Ficcalo sotto al letto.

Accendi il computer e clicca due volte sull’icona di Skype. Posizionati in modalità invisibile, che se le cose si mettono male puoi sempre buttar giù e far finta di aver perso la linea. L’icona dei tuoi brilla di verde online in attesa di un tuo segno. Aspetta.

Gli incontri familiari su Skype sono un’arte complessa che richiede prontezza di riflessi, capacità argomentative fuori dal comune, e una percentuale pressoché infinita di variabili per le quali il tutto può finire amaramente in vacca. Tra cui:

Il campo visivo. La qualità video della conversazione sarà inversamente proporzionale alle capacità oftalmiche dei tuoi. Per tutta la durata della chiamata gli occhi di tua madre viaggeranno in modalità-supervista à la Clark Kent e per quanto i pixel del tuo schermo la faranno sembrare una poltiglia di cibo semi-digerito, Lei Ti Vedrà. Chiudi la porta del bagno. Cambia le lenzuola, copriletto, federa. Se le vostre conversazioni avverranno a scadenza settimanale la cosa avrà una certa rilevanza, perché il microclima di muffa e germi con cui hai stretto una certa amicizia è antitetico ai valori a cui sei stato educato. Inclina lo schermo di qualche grado in più, mirando all’angolo magico che è la zona franca tra le lenzuola che non cambi dal Pleistocene e il calzino che hai usato per otturare il rilevatore di fumo sul soffitto.

Il divario generazionale. Quando tua madre di punto in bianco interromperà il resoconto sulla cena del giorno prima per dirti “ti rendi conto che qui siamo in Italia e che tu sei in [nome del paese in cui stasera perderai quel briciolo di dignità e impiegabilità rimaste] e ci stiamo vedendo?”, limitati ad annuire. A tuo padre che ti chiede se vedi davvero il mestolo che tiene in mano, sorridi educatamente e sottolinea che la tecnologia è davvero una bella cosa.

L’effetto-Barilla. La mitologia delle famiglie con figli all’estero è farcita di modelli affettivi più o meno patetici e riproducibili. Nel Mulino che i tuoi vorrebbero ci sarebbe un flusso costante di mail senza oggetto in cui comunichereste con parole scritte con pasta. Un formato diverso per ogni lettera. Una mail per ogni lettera. Molto prima che Antonio Banderas parlasse coi polli in cima ai tetti gli agenti di marketing della Barilla inanellarono una serie di spot che avrebbero fottuto intere generazioni di giovani esuli negli anni a venire. Dalla cena romantica per mail tra la coppia italiana, lui a Londra e lei a Roma (“se fossi una farfalla volerei da te” – “e io ti mangerei”) alla riunione di famiglia in cui l’ingegnere petrolifero, la bambina in collegio e il dottore in sala operatoria ricevono La Chiamata Da Casa sotto forma di fusillo, farfalla e rigatone bucato, l’industria alimentare italiana ha concepito modelli relazionali con cui frotte di ventenni alle prese con l’Estero devono fare i conti. Guardati dal mostrare cosa mangi. Evita di far capire ai tuoi che la vita non è un attico a South Kensington e che l’ultimo pasto decente l’hai fatto al Kentucky Fried Chicken. Quando tua zia ti fisserà in trance sillabando: “ma davvero non si riesce a trovare il lardo di Colonnata lì dove stai?”, scuoti il capo e mormora “Lo so. Non è mica facile vivere così”.

Clicca video-chiama. Sai benissimo che non te la caverai con una semplice chiamata perciò evita drammi per la serie noi-non-ti-vediamo-non-avrai-mica-qualcosa-da-nascondere? che fuori i tuoi amici stanno ultimando la toelettatura e la notte non aspetta.

Nove volte su dieci verrai accolto con un “guarda come sei pallido”. Effettivamente in queste condizioni saresti perfetto come illustrazione in un’enciclopedia medica. Cerca di cavartela di giustezza lasciando che la conversazione si sposti sui resoconti dei tuoi. Parla il meno possibile, e solo quando interrogato. Tua madre ha saputo della tua nuova fiamma e chiede di dov’è. Sai che non puoi mentire perché sai che tua sorella le avrà già detto nome e cognome della ragazza in questione e tua madre, lo stalking e i tuoi flirt sono una cosa sola e trina. Dì la verità. “Australia”. Aspetta. “Ma è una cosa seria?”.

Cambia argomento. Chiedi come se la passa tua sorella, come sta il gatto, che si dice in giro. La routine di domande prestabilite dovrebbe calmare le cose. Non sempre. Tuo padre ti chiede se può venire a vivere con te e lei a Sidney. Tua madre deglutisce rumorosamente e fissa il vuoto immaginandoti morto sbranato dai dingo. Cerca di far sembrare il tutto una cosa passeggera. Dì che tanto tra poco partirete per l’estate e poi chissà. Dì che ha parenti in Italia.

Nelle Grandi Conversazioni a Più Voci, dove ai monologhi dei tuoi si uniscono le facce dei tuoi parenti e varie generazioni si succedono sullo schermo, verrai preso dalla tentazione di interpellare i più anziani nel dialetto del tuo paese. Non farlo. Per quanto ti possa sforzare di far credere a tua madre che la cosa ti aiuta a rimanere fedele alla tua terra, l’idea di mantenere un figlio all’estero e sentirlo imprecare in idiomi vernacolari non rientra nelle aspettative di nessuno. Trattieniti. Evita anche di parlare la lingua del paese ospite. Basterà una sola parola in lingua straniera per mandare in pappa il cervello degli astanti e trasformarti in un fenomeno da baraccone, con un répertoire che varierà dal come si pronuncia per davvero Greys Anatomy al cantaci la Vie en Rose come Dio comanda.

Ma soprattutto, guardati dal fare il nostalgico. Se pensi di buttar lì un “tanto alla fine io torno in Italia” e dare di passata sfogo alla tua incapacità d’integrarti nel tessuto sociale del paese in cui ti trovi, pensaci due volte. Tuo padre ti parlerà di crisi. Dei suoi colleghi che non hanno una casa, di quelli che stanno per perderla. Tua madre ti dirà che c’è gente che sta iniziando a diminuire il consumo di carne. E allora fa’ il favore. Guarda i tuoi. E rifletti un poco. Porti in avanti il nome della tua famiglia e vivi all’Estero, Cristo. Lo sai che qui da noi non si trova lavoro, che il cibo scarseggia, che c’è la peste, che la gente scappa?

Perciò sorridi. Dì che ti senti bene, che sei felice, che fra poco vi vedrete e che sarà tutto come nella pubblicità della Barilla, che i viaggi più belli sono quelli che ti portano a casa. Manda un bacio, clicca il pulsante rosso, chiudi il computer.

Respira. I tuoi amici bussano alla porta, ti chiedono con chi parlavi, perché hai cambiato le lenzuola e cosa vuol dire tutto quest’ordine. Dì che era una ragazza che non sentivi dai tempi del liceo, quando stavi in Italia. Dì che sarai da loro tra due minuti. Lavati i denti, controllati l’alito. Tira fuori la pasta dal letto. Spegni la luce. Esci.

E comportati bene.

4 Commenti

  1. Divertente, se penso che ai miei tempi le lettere fermo posta e ora la videochiamata… che ultimamente con skype funziona malissimo e tre quarti del tempo si passa a far prove tecniche.

  2. Divertente ma anche una sfumatura di nostalgia.
    Chi parte dal suo paese è sempre nel tessuto affetivo dei familiari.
    Una manera di restare nel suo paese in una città lontana.

  3. …e così dopo anni di pubblicità barilla, adesso bisogna pure sorbirsi il profilo psicologico del personaggio! il punto è che il figliuol prodigo non è meno ridicolo dei genitori. la tristesse de l’italie petit bourgeois!

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Vivo e lavoro a Roma. Libri: L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012). Provo a leggere i testi inviati, e se mi piacciono li pubblico, ma non sono in grado di rispondere a tutti. Perciò, mi raccomando, non offendetevi. Del resto il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e assolutamente non professionale. Questo è il mio sito.