Un gesto per la pace

di Antonio Sparzani

Giardino tranquillo, verde, natura libera, ibischi, rose fiorite, erba tanta e spontanea che nessuno modera, lo sguardo si sperde nel golfo di Trieste e oltre, navi acquattate nella pace del pomeriggio, ma ecco che arriva la parola drammatica a svegliarmi e a strapparmi dalle allettanti persuasioni dell’indolenza, la parola pace è arrivata, come si fa a pronunciare questo bisillabo, oggi, che appena sporgiamo lo sguardo fuori dal nostro così soddisfacente particolare, sentiamo le grida strazianti di tanti milioni di nostri simili che di questa parola hanno perso le tracce, se mai le avevano avute? La loro esperienza prevalente è il dolore, l’insicurezza, la perdita, la mancanza di ogni appiglio; uomini donne e bambini stanno male tutti, credo io, anche i più corazzati.
Mi chiedo per l’ennesima volta che fare e che pensare. Mi son detto già più volte che se avessi l’età e l’energia giuste (roba di quarant’anni fa) andrei là, là dove serve, con Emergency o con i medici senza frontiere o con chi altro ritenessi meglio collaborare e condividere, almeno a curare i dolori fisici di tante e tanti che quei dolori non meritano.
Ma ora, qui noi a guardare telegiornali e servizi grondanti di notizie talvolta gonfiate ad arte per colpire, tal altra invece reticenti sugli aspetti più imbarazzanti, cosa dire, pensare – è forse possibile dare con la parola un contributo, certo infinitesimo, ad un qualche miglioramento della situazione? Ovvero, al di là e oltre l’appoggio materiale che tutti possiamo dare a quelle organizzazioni, governative e non, che ci sembra operino nella direzione di un mondo migliore, noi, io, qui ed ora cosa posso dire. Io che sono una goccia in un mare, così come, non m’illudo, gocce in un mare sono Putin e Obama, Xi e Merkel e giù giù fino al nostro nazionale Matteo.

Gocce sì, però, gocce con movimenti diversi dalle altre.
E allora fatemi fare questa fantasia: se uno di questi personaggi un bel giorno si presentasse ai confini di quegli stati, canaglia o non canaglia ma comunque pieni di gente che sta male, e chiedesse di entrare a visitare il paese, che farebbero, gli direbbero di no? Si metterebbe subito in moto una macchina complicata, appunto “diplomatica”, per trattare l’ingresso con le dovute norme. E poi? Se questo ipotetico importante personaggio insistesse per visitare tante zone del paese, i locali governanti rifiuterebbero? Non so, ma nulla darei per scontato. O il papa, per esempio, se andasse lui, Francesco, che tanti segni ha già dato almeno di diversità dai suoi predecessori, a bussare alle porte d’ingresso degli stati? Ma, lui e tutti gli altri, di persona lì davanti, con tutto il seguito, tutti con passaporto diplomatico e tutti lì ad aspettare una risposta, ci fate entrare o no? Francesco si presenta bel bello con la papamobile ai confini della Siria e chiede di scorrazzare per il paese, che succede? Mi piacerebbe molto guardare e anche fare il tifo per lui.

Ovvero, l’unico pensiero che riesco a formulare è quello del gesto clamoroso, apparentemente infattibile, supremamente imbarazzante: ho sempre meno fiducia nella cosiddetta diplomazia che abbiamo fin qui conosciuto.

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antonio sparzani
antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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