Inediti

di Daniele Ventre

Epigrammi

 

1.

Odio il versicolo stretto e facile, né mi interessa
il sentimento leggero e la sua sfatta ovvietà.
Anche detesto gli amori whatsapp, né gradisco il Bacardi
birra annacquata al limone e rivenduta nei pub.
Certo sèi bella e sèi colta perfino e però non ci torni:
l’eco ti porta e mi dice: ecco che già non è qui.

 

2.

Sulla terra c’è poco da mangiare:
sulla terra però mangiamo tanto.
Credi amico non è che puoi nutrirlo
questo mondo di ingorghi finanziari
con la piccola fiera di provincia.

 

3.

Incominciarono a giocare sul peso
dei troppi intrichi, dei sofismi e dei nodi.
La semplificazione tanto invocata
divenne dittatura del semplicismo.

 

4.

Bel Paese: ha già scelto a suo costume.
La vetrina non puoi toccarla: è sacra.
Ma puoi rompere teste: importa poco.
E le teste ne dànno di fastidio:
tutto quel cicaleccio di neuroni
e quell’essere umani. L’ossessivo
rumorio di coscienze: che pretesa.
Guarda un po’ le vetrine e prendi esempio:
manichini in silenzio, zitti e buoni
usa e getta nei ranghi, e tutti in fila.

 

5.

L’ispiratrice è in classe, regolarmente.
Di ispiratrici non conosco che nove
ragazze un po’ bizzarre della Beozia
(si sa: la Grecia è un posto fuori mercato).
Ma non le toccano il default e la Troika:
semplicemente non ce n’hanno mercato.
Non è un problema: mica l’hanno cercato:
né l’hanno avuto prima d’ora. Del resto
non vanno in classe. Fanno solo lavori
irregolari, come capita, a caso.
E a ricontarle, no, nessuna di loro
si chiama Agnese. Tanto basta. E silenzio.

 

6.

Non rappresenti le poetiche, sembra.
Si rappresentano isolate. Mi sembra.
Si rappresenta qualche scena isolata.
E qualche scelta si isola fuori scena.
Rimane solo la neo-lingua e il salotto
e l’accademia dei narcisi. Le scelte
in sottofondo. Nel rumore di fondo.
Rumore bianco. Non sapere di sfondo.
E gli editori? Vecchie zie narcisiste.
Non è questione di mercato. Da quando
si fa mercato coi poeti? Mercato
si fa coi baci perugina o col porno
o con le banche (sempre porno alla fine):
è che c’è troppo d’accademia e salotto.
Ma gli editori? Vecchie zie narcisiste.
Si rappresenti ognuno quello che vuole
poiché nel vuoto ogni altra scelta è paese
perché di tante scelte il vuoto è palese.

 

* * *

TINA

Alternativa non c’è: la tua civiltà costa troppo:
troppe di bocche e di pance hai da saziarne quaggiù
fra le latrine e le lacrime a valle e non c’è più memoria,
senza misura il tuo conto in percentuale e non va.
Alternativa non c’è: però al video-poker le tasse
e al beneamato bet-point devi anche estinguergliele.
Alternative non ne hai: esternalità gli ospedali
e i poliziotti e le scuole: arida esternalità.
Soldi non bastano più per comprare il latte agli asili
e per spiegarvi le leggi: hanno da leggersele
i magistrati e i legali e chi ne capisce qualcosa:
tu non potresti capirne: alternativa non c’è.
Alternative non so: che franino templi e musei
libri e ricordi, e che i tuoi topi le rosichino.
Certo, coi topi anche noi abbiamo a che fare parecchio:
topi e mercato: nessun critico vale di più.
Meno con gli uomini invece abbiamo a che fare e qualcuno
dice che siamo anche un po’ rettili -vecchio melò.
Viscidi siamo senz’altro in questo universo scadente:
scade razione e nazione e la scadenza non è
mai rispettata e le azioni ci franano, crollano in borsa
giocano borseggiatori alla realpolitik
che alternativa non c’è, però il militar-industriale
e il cambrioleur finanziario ora ci speculano:
soldi ne trovano sempre per noi e ci pagano troppo:
loro non rendono i conti e non li calcolano
e non si indebitano, che il debito sempre è per altri
e alternative non dànno e non le scontano qui.
Alternativa non c’è, perché il rendiconto rimane
sui quattro soldi contati e quel resta per te,
dopo il gambleur di Wall Street e il suo militar-industriale,
largo di rien-ne-va-plus -narco che trafficano
dopo ogni dopo che resta dell’economia già dopata
vuoto di storia che il tuo sabato non ci pagò.

 

 

 

 

 

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daniele ventre
Daniele Ventre (Napoli, 19 maggio 1974) insegna lingue classiche nei licei ed è autore di una traduzione isometra dell'Iliade, pubblicata nel 2010 per i tipi della casa editrice Mesogea (Messina).
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