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Educazione sentimentale 1: Erich M. Remarque, Tre camerati

di Antonio Sparzani

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Per quel che riesco a ricostruire oggi, la mia educazione sentimentale è cominciata, nella tarda adolescenza, con i libri di Erich Maria Remarque (1898–1970). Autore tedesco di Osnabrück, bassa Sassonia, notissimo per aver scritto quello che davvero fu un best-seller mondiale, e che gli permise di vivere tutta la vita di ricche royalties, Im Westen nichts Neues, tradotto spesso col titolo sovrabbondante di Niente di nuovo sul fronte occidentale e talvolta più sobriamente con All’ovest niente di nuovo.

Io non lessi subito questo, ma pescai, con criteri tutti miei, tra i libri di mia madre, che di Remarque aveva posseduto vari titoli, e scelsi per primo Ama il prossimo tuo, e poi, decisivo, Tre camerati. È di questo che voglio parlare, dato anche che di recente è stato riedito da Neri Pozza.

Il romanzo uscì in Germania nel 1928 (Drei Kameraden) e fu, insieme con vari altri suoi, tra quelli che il nazismo bruciò nei vari insensati roghi dei libri del 1933. Nell’immagine potete vedere la placca commemorativa, nel Römerberg, la piazza centrale di Francoforte, del rogo di libri organizzato dagli studenti nazisti (Deutsche Studentenschaft) il 10 maggio 1933; il primo nome in alto a sinistra è proprio quello di Remarque, non ebreo, ma colpevole di pacifismo e antimilitarismo.
Tre camerati — l’ho riletto tutto di recente per ricordarmelo bene — è il romanzo di tre ex soldati, che la comune esperienza della prima guerra mondiale ha reso amici per la pelle, nel senso più letterale possibile della parola, dato che in guerra si sono salvati la pelle a vicenda. Ed è ad un tempo il romanzo di un grande amore, vissuto dal protagonista, Robert, che narra in prima persona: gli altri due sono Otto e Gottfried. Conducono assieme un’officina meccanica in una città del nord della Germania, forse Amburgo, si consolano delle non dimenticabili sofferenze passate bevendo generosamente e facendo discorsi provvisori e senza speranza. Pesci che nuotano in un ambiente di semi-derelitti che vivono alla giornata, senza speranze appunto e forse con qualche illusione, e senza alcun interesse per la politica di una purtroppo inefficiente e divisa Germania di Weimar.
Robert insperatamente in mezzo a tanta disillusione conosce una dolce ragazza, Pat, e tra loro si stabilisce una relazione che va sempre più intensificandosi, pur nella precarietà del tutto.

Senza ovviamente raccontare qui altro della trama, mi preme mettere in evidenza quello che mi aveva certamente più colpito allora, parliamo di mezzo secolo abbondante fa, e che inevitabilmente mi ha lasciato qualche duratura traccia per la vita. La cosa più importante che credo ricavai da quella lettura fu la scoperta della forza dell’amicizia (che già mi aveva molto colpito leggendo e rileggendo ossessivamente in anni precedenti I ragazzi della via Pál, di Ferenc Molnár, pubblicato per la prima volta nel 1906) forza della quale nel libro si dànno alcune non solo teoriche ma pratiche dimostrazioni. È tutto qui il cuore di questa storia, in mezzo all’infelicità generale, alle delusioni e alle amarezze di una vita condotta in un paese che non sa risollevarsi dai disastri della “grande” guerra, c’è una scintilla di umanità intensa e sicura che permette ad alcuni di avere almeno qualche vicino su cui contare, senza se e senza ma.
Questa forza compare anche in altri romanzi di Remarque, nell’Ultima scintilla e in Il cielo non ha preferenze, titoli che già alludono a qualcosa, e anche in altri della dozzina che scrisse, nella sua movimentata vita: un grande amore con Marlene Dietrich (Dimmi che mi ami, Archinto 2002) e poi, nell’ultima parte della sua vita, con Paulette Goddard, che sposò nel 1958 (v. Julie Gilbert, Opposite attraction, Pantheon Books 1995). Una vita tormentata dall’ansia della “generazione perduta” e sempre a un disperato inseguimento di emozioni forti che tale vita rendano sopportabile.

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2 Commenti

  1. Caro Antonio,
    una lettura preziosa, quella che ci offri. Un respiro al cuore. Andrò a cercare nel libro che ci consigli le pratiche dimostrazioni della forza dell’amicizia che nutre la vita umana. Mi prende molto questo tuo là. Grazie.
    Un abbraccio

  2. Cosi da elzevirista super onesto (lo considero questo un elzeviro) uno si deve porgere e cosi´vieni catturato dal dire (intorno a)….Il resto…..e´hipod o come si dice (smartphone?) e gli ammiccamenti, i cincischii,l’iper o para letterario….insomma basta

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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