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Aritmetica non neutrale

di Antonio Sparzani

Gli Stati Uniti di Fandonia sono un paese molto semplice: sono una federazione di due stati, lo stato Rosso e lo stato Blu. Lo stato Rosso ha 1000 abitanti, mentre lo stato Blu, leggermente più piccolo, ne ha 800. Per l’elezione del Presidente si sa che bisogna ricorrere ai Grandi Elettori: lo stato Rosso ne ha 20, mentre lo stato Blu, giustamente, ne ha solo 18. Ci sono due candidati, nominati dai rispettivi partiti, che sono T e C. Vale la regola che, se un candidato ottiene la maggioranza dei voti in uno stato prende tutti i Grandi Elettori di quello stato.
Vengono fatte le elezioni, con tutti i dovuti crismi e i risultati sono molto semplici:
Nello stato A votano per T 510 elettori, dunque T ottiene la maggioranza sui 490 del candidato C e guadagna tutti i 20 Grandi Elettori.
Nello stato B votano per T 100 elettori, mentre gli altri 700 votano per C, che quindi ottiene la maggioranza e prende tutti i 18 Grandi Elettori di B.
Risultato: T diventa presidente perché ha 20 Grandi Elettori, mentre C ne ha solo 18. Chi volesse invece, per qualche sua pignolesca mania, contare gli elettori e sommasse quindi gli elettori nei due stati, otterrebbe che mentre T ha preso in totale 610 elettori, C ne ha presi 1190, poco meno del doppio di quelli di T. Il nostro maniaco sarebbe un po’ stupito ma poi si acquieterebbe perché ogni paese, si sa, ha il meccanismo elettorale che si è costruito con le sue mani, la tradizione, i Padri Fondatori e via dicendo.

Questa favoletta ne sospinge a guardare cosa è successo pochi giorni fa negli Stati Uniti di America: mentre il candidato T ha avuto una forte maggioranza di Grandi Elettori. 306 contro 232, il candidato C ha avuto una buona maggioranza di votanti, il 47,8% del totale, contro il 47,3% del candidato T. Uno scarto di mezzo punto percentuale, non trascurabile. Ovvero, sono nettamente di più le persone che hanno votato per Hillary Clinton di quelle che hanno votato per Donald Trump. Così va il mondo.

3 Commenti

  1. Interessante. Bisognerebbe in ogni caso, prima di tirare un giudizio affrettato, sapere quante incongruenze del genere ci sono state nella storia delle elezioni americane. Ferma restando la mia personale antipatia x entrambi i 2 condendenti dell`ultima tornata

    • Ho letto che l’ultima incongruenza è stata quella del duemila (Al Gore vs George Bush). Altre ce ne sono state nell’ottocento.

  2. Considerando ogni stato federale come un collegio elettorale, il sistema USA è più o meno quello del maggioritario. In UK vale la stessa regola nelle elezioni politiche. Invece per il BREXIT si è scelto di far prevalere il voto popolare. Dunque l’unico sistema per liberarsi di Trump sarebbe di indire negli USA un referendum che si potrebbe chiamare TREXIT

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antonio sparzani
antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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