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Scrivere per dare udienza ai fantasmi

di Vincenzo Pardini

pardini_C_grande_secolo_doroedolore - CopiaL’amico Giacomo Sartori mi ha invitato a scrivere qualcosa sul mio libro, che sta per uscire da il Saggiatore: Grande secolo d’oro e di dolore. Lo faccio volentieri sia per Giacomo sia per gli amici di questo giornale che più volte mi ha ospitato e sostenuto. È il libro più lungo che abbia realizzato: 357 pagine. Ma sarebbero state molte di più non le avessi espunte, lasciando solo quelle in cui mi pareva che fossi riuscito a mettervi dentro le atmosfere e i ritmi che volevo. Scrivere mi comporta un impegno molto faticoso: attraverso le parole cerco di afferrare l’inafferrabile, ossia gli attimi che fuggono non tanto perché portati via dal tempo quanto dalla vita, che viene meno ad ogni istante. Un fumo di pipa al vento. Ho scritto questo romanzo negli anni Ottanta, lasciando le pagine dentro una cartella. Di tanto in tanto mi tornava alla mente, creandomi tormenti: voleva essere ultimato. Ma non trovavo il tempo e la condizione giusta, preso come ero dagli impegni della quotidianità. Finché, andato in pensione, quel magma di parole ha cominciato a non darmi tregua: adesso non avevo più scampo, dovevo affrontarlo. Un duello troppo a lungo rimandato. Dalla macchina da scrivere della prima stesura, ero intanto passato al computer, e la vita mi era cambiata. I miei cari erano morti e mi ero sposato e avevo una figlia. Riscrivendolo, sentivo quanto fosse forte, perché non mi consentiva di aggiungere niente, ma solo di togliere il sovrappiù. La sua forza stava, tutta, nelle storie dei vari personaggi che, come indignati per averli lasciati a languire tra le parole, mi venivano davanti, si facevano vedere, chiedevano, esigevano, mi maltrattavano anche. Insomma, stavo dando udienza a dei fantasmi, fantasmi che esistevano, e che abitavano e abitano, nei miei dintorni. Non a caso il libro parte dalla fine dell’Ottocento e arriva oltre il 1980 del secolo scorso. Protagonista è Leonide, una discendente dei Longobardi. E’ lei il motore della storia, che si intreccia con personaggi non solo del suo presente, ma anche di un passato che lei sola riesce a vedere grazie alle sue doti medianiche. Dalla terra di Leonide, un immaginario paese della Media Valle Del Serchio, la narrazione si sposta in Europa e in America, passando attraverso due guerre e altri conflitti che vedono sul campo di battaglia perfino il generale Mac-Mahon. Un romanzo, quindi, non solo di sentimenti, ma anche di storia, che di sentimenti d’ogni sorta si alimenta. Come sempre faccio, scrivendo un libro non tengo di conto delle mode letterarie del momento. Il mio solo e unico scopo è quello di sviscerare trame dove la vita della gente sia al centro. Credo intatti che mai come adesso abbiamo bisogno di liberarci di quanto più ci opprime, chiedendoci anche chi siamo e da dove veniamo. Cosa che possiamo fare solo raccontando e raccontandoci. Buona lettura, cari amici.

 

 

NdR: “Grande secolo d’oro e di dolore” esce oggi (il Saggiatore)

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giacomo sartori
giacomo sartori
Sono agronomo, specializzato in scienza del suolo, e vivo a Parigi. Ho lavorato in vari paesi nell’ambito della cooperazione internazionale, e mi occupo da molti anni di suoli e paesaggi alpini, a cavallo tra ricerca e cartografie/inventari. Ho pubblicato alcune raccolte di racconti, tra le quali Autismi (Miraggi, 2018) e Altri animali (Exorma, 2019), la raccolta di poesie Mater amena (Arcipelago Itaca, 2019), e i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011), Rogo (CartaCanta, 2015), Sono Dio (NN, 2016), Baco (Exorma, 2019) e Fisica delle separazioni (Exorma, 2022). Alcuni miei romanzi e testi brevi sono tradotti in francese, inglese, tedesco e olandese. Di recente è uscito Coltivare la natura (Kellermann, 2023), una raccolta di scritti sui rapporti tra agricoltura e ambiente, con prefazione di Carlo Petrini.
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