MSQ→AMS→PAR #2

di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko

Secondo episodio, di cinque. Il primo è uscito qui, in versione italiana, e sul sito amico Remue.net, in versione francese. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.

Invece no. La caccia in fondo è una roba fascista, e il fascismo non mi ha mai entusiasmato. Capisco che ce ne sia.

È persino un bene, rimette un po’ d’ordine, parlo di fascismo, ma non intendo in alcun modo un regime, con tutte le istituzioni accluse, la polizia segreta, questa specie di ossessione per la tortura, ma è chiaro che non si può sperare di avere di fronte sempre gente di buonumore, con l’atteggiamento democratico. Non si può neppure puntare sui fascisti, però, prenderli troppo sul serio, quando tutti pulitini, ben allineati, scendono per strada, ma mettono un po’ d’ordine o, diciamo meglio, suscitano l’idea che potremmo tutti vivere in ordine, non è che una piccola illusione, molto cretina in fondo, ma capisco che ci sia gente, di tanto in tanto, che la coltivi, ma invece no, da parte mia non farò sforzi, per prima cosa rinuncerò agli stivali, la mia strada la farò con questi mocassini di vernice, e tanto peggio se si rovineranno, e riguardo al passamontagna, d’accordo, mi rode comunque rinunciare al passamontagna, anche se non è poi così pratico, ma era il lato immaginoso che mi piaceva, si ha un aspetto davvero molto serio con un passamontagna in testa, davvero molto professionale, e questo mi entusiasma, anche in mezzo al niente, anche in una foresta, conservare l’aspetto professionale e rigoroso, trovo che sia rassicurante, allora sì, ci posso andare a testa bassa, posso camminare senza esitazione, la mente vuota, lo sguardo tonto, ma è come se fossi ben assicurato, il passamontagna è un’assicurazione contro il rischio, soprattutto in mezzo al niente, su di uno spiazzo ancora asfaltato, ma che potrebbe terminare in una foresta o in un pendio roccioso. E comunque voglio mettere tutto ciò tra parentesi, in fondo ho un spirito epicureo, mi accontento di poco.

Farò semplicemente dello sport, una bella camminata solitaria, senza nessuna attitudine ostile nei confronti di lepri o altri animali selvatici. E non è detto che non possa incontrare qualcuno. Intendo esseri umani, persone parlanti, o in ogni caso camminanti o passeggianti, donne che fanno jogging ad esempio. E non sarò certo io a violentare una donna sola che fa jogging, ma deve essere un crimine incredibile, intendo anche in termini atletici. Io, con l’aria stanca, lo sguardo tonto, i mocassini di vernice infangati, e la tipa in tuta, con i lunghi capelli tirati indietro, la pelle del viso tutta rossa per il freddo, è un incontro autentico, non è roba da appuntamenti combinati. Ma che cazzo può combinare una che fa jogging nella foresta e in questa stagione? Non dev’essere una tipa molto a posto. Mi fa sorgere strane idee, anche se non sono il tipo violentatore.

________________________________________________________________________

Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese.

Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi.

Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.

Fotografie di Alekseï Shinkarenko; disegni di Barbara Philipp.

2 Commenti

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Poesia, azione pubblica (Milano 25-26 settembre, Teatro Litta)

 MTM - Manifatture Teatrali Milanesi all’interno del Festival di teatro indipendente HORS - House of the Rising Sun presenta LA...

Amore e scienza della fine dell’amore

di Andrea Inglese
Quando mi sono reso conto con sufficiente sicurezza, in virtù di varie prove ogni giorno ripetute e di ogni genere, che io e Hélène ci amavamo, che sì davvero io amavo Hélène, ed Hélène amava me, proprio allora ho cominciato a prepararmi alla fine, alla fine dell'amore, alla totale distruzione dell'amore, al grande falò, all'abbandono...

Mi piacciono molto i documentari di Netflix

di Andrea Inglese
I documentari più belli di Netflix sono le storie di successo, le storie vere di successo, ma raccontate...

Rabelais e il paradigma progressista

di Andrea Inglese
I misteri del romanzo. Da Kundera a Rabelais, uscito per Mimesis nella collana diretta da Massimo Rizzante e per la cura di Simona Carretta, come già il titolo preannuncia è un saggio, non uno studio accademico, una monografia, o il frutto di una più o meno sistematica scienza delle letteratura.

Farsi o meno vaccinare. La riappropriazione del corpo avverrà collettivamente oppure non avverrà

di Andrea Inglese
1. Il rifiuto di vaccinarsi, oggi, riposa su di una grande speranza: quella di mantenere individualmente un controllo sul nostro corpo, quella di controllare, attraverso scelte individuali, ciò che determina o influisce in modo rilevante sul nostro metabolismo, sulla nostra salute, sull’intero equilibrio psicofisico. Penso che questa speranza sia del tutto legittima, ma illusoria.

Di lavoro, non ne parliamo per favore

di Andrea Inglese

Parliamo di lavoro, del nostro lavoro, nelle vetrine personali di Facebook? Mi sembra poco. Le nostre esperienze lavorative, in genere, per entrare nella vetrina personale devono essere in qualche modo attraenti: un contratto ottenuto, soprattutto se prestigioso, si può celebrare in collettività ristretta.
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato il volume collettivo Teoria & poesia, Biblion, 2018. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.