Fu vera gloria?

di Antonio Sparzani

“Le sue vittorie in battaglia restano nella Storia, incancellabili; ma non si può negare che le petit caporal avesse un carattere incline a risolvere tutti i problemi con la violenza e a raggiungere i suoi scopi con la menzogna.” Così scrive Riccardo Ferrazzi nel capitoletto conclusivo di N.B. Un teppista di successo, romanzo appena pubblicato da Arcadia, collana Eclypse. € 16.
Romanzo? Ma sì, in un certo senso romanzo, perché la vita di Napoleone Bonaparte viene raccontata in modo romanzesco e perché del romanzo ha la vena e il potere avvincente.

Però attenzione, non si tratta di una biografia di tutta la vita, non si raccontano Jena e Austerlitz, e neanche l’infelice campagna di Russia, ma si parla di quella scapestrata giovinezza, solitamente poco frequentata, poco nota, quella che non viene ritenuta importante dai manuali e dalle biografie usuali. Il racconto infatti si ferma al 1796, quando Napoleone sposa (ed è in occasione delle pubblicazioni del matrimonio che egli cambia il cognome da Buonaparte in Bonaparte) Marie Josèphe Rose Tascher de La Pagerie, vedova Beauharnais, che lui chiamerà sempre Joséphine; per partire poi subito per la campagna d’Italia, che sarà l’inizio dei suoi molteplici successi, fino all’insuccesso finale.
La narrazione dei suoi primi 27 anni – il nostro era nato ad Ajaccio nel 1769 – è piuttosto sorprendente e mostra di questa parte della sua vita aspetti inaspettati. Si potrebbe dire che il libro racconta la sua scalata al potere, scalata tutta volta in una prima fase alla lotta per la libertà della sua amata Corsica, mentre poi, quando intravede la possibilità del potere vero, quello di comandare l’intera armata francese, e poi la Francia stessa, dapprima agli ordini del Direttorio e poi con piena autonomia, col titolo di imperatore, il nostro teppista dimentica la non abbastanza amata Corsica e si dedica al bersaglio grosso.

Non è facile smettere di leggere questo libro, anche perché la vita del nostro si svolge ovviamente negli anni cruciali della rivoluzione e Ferrazzi ha cura di riportarne gli avvenimenti principali, tutti più meno connessi con la sua vita, la presa della Bastiglia, le incertezze del re e della regina, le Tuileries, la Convenzione, la ghigliottina implacabile, sia con i reali che con esponenti di primo piano del Terrore e infine il Direttorio e la guerra con l’Austria.
Eccovi ad esempio un non proprio confortante passo sulla difesa, da parte della repubblica, di Nantes dai ribelli realisti della Vandea:

“Nell’atmosfera da ultima spiaggia che dominava la Francia in quegli ultimi mesi del 1793, fra i commissari inviati a organizzare la difesa di Nantes dai rivoltosi vandeani si diffuse la psicosi dello spionaggio. Nelle prigioni vennero ammassate dodici o tredicimila persone (uomini, donne e bambini) e in questa massa di disperati si sviluppò un’epidemia di tifo. Il commissario Carrier li fece sterminare senza neppure l’ombra di un processo. Le stragi avvennero prima con fucilazioni di massa, poi imbarcando i prigionieri – legati fra loro – su chiatte che nottetempo venivano fatte affondare nella Loira.”

Per questa vicenda tra l’altro è molto utile leggere Novantatrè di Victor Hugo, splendida cronaca della rivolta in Vandea e della sua sanguinosa repressione.
Un ruolo importante sembra poi giocare un altro còrso, Antoine Christophe Saliceti, sulla cui vera attività nulla si sa di preciso, salvo che durante tutta la prima fase della carriera di Napoleone, indossa una veste di consigliere molto rilevante: Ferrazzi trascrive lettere tra i due, per le quali attinge molto, oltre che a documenti storici, alla propria inventiva e fantasia, come egli stesso confessa alla fine del volume. Eccovene una, tanto per capire:

“Caro Buonaparte,
non perdetevi d’animo. Siamo in guerra con l’Austria e il ministero non può privarsi di un ufficiale di artiglieria. Però è necessario che veniate a Parigi. I vostri amici faranno tutte le pressioni necessarie ma bisogna che i funzionari del ministero vi vedano in volto e ascoltino dalla vostra voce i motivi del mancato rientro al reggimento. Non dubito che saprete essere convincente, magari caricando un po’ le tinte.
Fidatevi della mia parola e venite! Ho parlato del vostro caso a Robespierre che, come sapete, ha grande influenza fra i Giacobini. Faremo il possibile anche per mantenervi il grado di tenente colonnello. Non posso garantire che ci riusciremo, ma abbiamo ottimi agganci al ministero e sapremo sfruttarli.
In attesa di avervi qui con noi, vi saluta il vostro amico
Antonio Saliceti”

Vedete? Saliceti dice sempre “noi”, lasciando nel vago a chi si estenda questo pronome.

E poi il racconto comprende con cura anche la famiglia Buonaparte, il fratello maggiore Giuseppe, l’altro fratello Luciano e la sorella Paolina, ai quali Napoleone affida di volta in volta vari compiti che giochino in suo favore.
Quello che ho provato io leggendo un po’ col fiato sospeso questo libro è stato un misto di stupore e di orrore per un personaggio che in verità non avevo mai particolarmente ammirato per le sue cosiddette imprese e la sua inestinguibile brama di conquista: così che la mia risposta alla domanda del titolo che, come tutti sappiamo, è quella che Alessandro Manzoni si pone nell’ode Il cinque maggio, rimandando ai posteri l’ardua sentenza, non è proprio positiva.

antonio sparzani

Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato anche due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia, pubblicato presso Mimesis. Ha curato anche il carteggio tra W. Pauli e Carl Gustav Jung, pubblicato da Moretti & Vitali nel 2016. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno. 

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  9 comments for “Fu vera gloria?

  1. carlo carlucci
    14 ottobre 2018 at 11:04

    Teppista di successo? Questa da un punto di vista lessicale é proprio grossa….Teppista colui che ha fatto fare un balzo alla storia d’Europa ma non solo…..Teppista ‘the flaming sword of God’? A che serve rovistare nelle immondizie della Storia?

  2. marino magliani
    14 ottobre 2018 at 15:13

    Napoleone, malgrado l’origine piccolo borghese della famiglia, da ragazzino e ragazzo apparteneva alla teppa. Cosa di cui non nessuno saprebbe nulla non fosse che in seguito ha fatto fortuna, insomma, al di là del gusto o dell’utilità o meno di rovistare nella pubelle della Storia, che Napoleone sia stato un teppista di discreto successo ci sta, mi pare. Al di là di questo, personalmente ho letto il libro ancora in bozze, e l’ho trovato molto piacevole. Grazie Antonello.

  3. carlo carlucci
    14 ottobre 2018 at 15:33

    Ha fatto fortuna…….? A Sant’Elena? Un conto é rovistare in territori poco noti (puó essere piacevole, curioso etc. per chi gli va….), un conto distrarre dall’enorme portato della figura che trascende di gran lunga certi particolari. Tutto qui.

  4. 14 ottobre 2018 at 15:37

    In un certo senso è bello vedere che, a distanza di due secoli, certi giudizi possono essere ancora controversi. A proposito di Napoleone (“The flaming sword of God”, ma anche “L’Anticristo a cavallo”) si può notare quanto è diversa l’interpretazione della Storia in epoche anche non troppo distanti fra loro. Nel 1821, quando Manzoni si domandava se “fu vera gloria?” c’era la Restaurazione, e Napoleone era considerato una specie di delinquente in grande stile. Dopo il 1848 il giudizio cambiò radicalmente, tanto da permettere l’avvento del secondo impero. E lì i giudizi si divisero: in Italia siamo riconoscenti a Napoleone III (e per estensione anche al I) per la nostra conquistata unità nazionale, in Germania crebbe la voglia di rivincita fino a Sedan (e fino a due guerre mondiali!). In Inghilterra grandi elogi al generale: gli inglesi sono sempre sportivi quando vincono. Insomma: secondo me, prima di accodarsi alla leggenda è meglio andare a guardare, se necessario anche nella pattumiera. È lì che si butta ciò che non si vuol far vedere.

  5. carlo carlucci
    14 ottobre 2018 at 20:14

    E dagli con la pattumiera….Le colonie dell’America Spagnola…un effetto di quanto Napoleone aveva provocato in Europa….(vedere le date……). I primi moti Risorgimentali idem….La Scuola Normale Superiore di Pisa sorella dell’École Normale Superiore di Parigi? Fu voluta dal Nostro ed é un eccellenza tuttora da noi e non solo per le materie umanistiche, ma per le nano tecnologie, per i trapianti….Certo che….ma a un certo punto ma per trovare le ragioni della bellezza del fiore di loto, dobbiamo rovistare nel fango del fondo? The flaming sword of God e l’esempio del loto li traggo pari pari da Sri Aurobindo.
    Un giorno passeggiando nei campi della Villa Il Gioello con Giuseppe Dipietro proprietario e amico carissimo arriviamo ad una specie di minimale borghetto (le case dei contadini di un tempo) sovrastato da un maestoso pino marittimo….Giuseppe o meglio Joe Dipietro si lamentava che tutti gli anni doveva far pulire le gronde…al che io ( Giuseppe e Giulia Dipietro malgrado la villa che era stata di Pier Vettori amico del Machiavelli vivevano molto spartanamente non avendo piú rendite) inopinatamente accennai come minimo ad una potatura drastica…..’Macché Carlino…é un pino storico, protetto dalle belle arti etc. Poi Joe (la madre era americana) mi narró la storia del pino marittimo. Un giovane contadino della Villa partí volontario ad arruolarsi nelle armate napoleoniche…..Cioé l’esercito del Corso era formato da volontari di tante nazioni, per lo piú delle classi subalterne…..giustificabile no? Nella ritirata da Mosca quando il Generale Inverno aveva avuto la meglio, dovendo attraversare la Beresina coi ghiacci fluttuanti, il nostro contadino fiorentino…..’o Madonnina Santa se tu mi proteggi e mi fai tornare sano e salvo ti pianto un albero…’ Ecco. L’esercito di Napoleone era formato in buona parte da questi volontari….

  6. 15 ottobre 2018 at 09:42

    Carlucci, ognuno ha le sue opinioni e non mancano argomenti per sostenerle tutte quante. A te piace Napoleone. Io non ho detto che non mi piace (ma l’hai letto il libro?) . Dico che è bene conoscerlo tutto, e non limitarsi all’agiografia.

    • carlo carlucci
      15 ottobre 2018 at 11:20

      Per concludere Riccardo…..Certamente che tutto in fondo é utile e puó essere interessante….A Firenze forse nel ’61 o ’62 alla Biblioteca Laurenziana dove capitavo ogni tanto mi inbattei in un copiosissimo manoscritto, mi pare rilegato…Erano gli appunti del giovane Napoleone sulla geografia mondiale (ne ricordo la mole impressionante…). La Francia aveva possedimenti ovunque…Napoleone era alla scuola allievi ufficiali di Marsiglia, aveva forse 17 anni posto che poi fu il piú giovane generale nella Francia rivoluzionaria….Quegli appunti terminavano con…St. Helene petite ile…..Vabbé. Ma non é che uno si limiti all’agiografia e che si bei di questa….Il fatto che sia sorta questa piccola discussione su é riprova della vitalitá storica di questa figura…No il libro non l’ho letto ma all stesso modo che quando ero a Piombino manco una volta mi recai al Porticciolo per vedere (comparse e tutto..) quell’ambientazione del film (Virzí, Martone?) su Napoleone all’Elba. La sua dimora a Portoferraio certo che l’avevo visitata….

  7. 15 ottobre 2018 at 12:08

    caro Carlucci, la ringrazio dei suoi articolati commenti. Se posso dire un altro po’ di quello che penso del Bonaparte, oltre quello che ho già scritto, dico che anche nel periodo della sua maggiore gloria quello che lo caratterizzava era questa inesausta brama di conquista, il suo sogno era forse di sottomettere tutta l’Europa al suo potere, che comprendeva certo l’istituzione della Normale pisana (magari suggeritagli da qualche valido collaboratore), ma anche la spoliazione dei musei delle città conquistate per arricchire quelli francesi. E poi, mi scusi, questa follia dell’invasione della Russia: ma se era così ferrato in geografia, come faceva a non rendersi conto dell’assurdità dell’impresa? E quando tornò a precipizio sulla sua carrozza trainata da cavalli sempre freschi, abbamdonò al loro destino migliaia dei suoi soldati. No? Ovvero: credo che sia importante questo studio di Ferrazzi perchè la formazione del carattere e la scelta delle imprese da compiere “da grandi” provengano proprio dalle esperienze maturate nell’adolescenza e nella prima giovinezza.

    • carlo carlucci
      15 ottobre 2018 at 13:18

      Nessuna vis polemica mi creda. Dipende da come si vuol girare la frittata ovvero il partito preso. Per esempio trovandomi in Nicaragua negli anni 80 scopro la coincidenza della data piú o meno univoca dell’indipendenza dalla Spagna ma nessuno che mi sapeva dire perché finché capitai sulla rivolta di centinaia di migliaia di coscritti ammassati nel porto di Cadice etc. Ma é vero accentrava e depredava quando poteva in nome della grandeur della Francia. Commise l’errore di affrontare il Generale Inverno…..Quanto alla carrozza coi soldati abbandonati a se stessi….beh ci sono ragioni…un pó ovvie se si vuole. Certo a un determinato momento peccó umanamente e fu l’inizio della disfatta….Il suo compito forse era era esaurito e cioé di seminare il piú possibile quel liberté egal….Il famoso ’48 europeo fu una febbre che derivava giusto da….E poi su su…La Giovane Europa di Mazzini che altro se non….Lo Champollion a rimorchio in Egitto? Poi se vuole lo possiamo vedere nei difetti umani…nelle umane debolezze. Apparve simpatico persino a uno come Manzoni…..Insomma rimane la figura chiave dell’ottocento e della nascita dell’Europa moderna e non solo.

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