Da “La città delle mosche”

di Benny Nonasky

Pubblichiamo una selezione da La città delle mosche (Gilgamesh Edizioni 2017). Più un testo inedito.

É una città di
merda.

<<Me cumpà, i cosi
càngianu
si cangia
a genti.
Ma a genti
simu nui.
E a nui
sulu a morti
ndi cangia.>>1

Lo ripeto:
è una città di
merda.

**

E le mosche amano la merda.

Le mosche.

Le mosche
sono:
        il popolo.
Le mosche
sono:
        i gnuri.2

Le mosche
sono lo spazio e
i tre participi
temporali.

Presente. Futuro. Passato.

Concatenanti.
La pancia piena/A panza china
          Il pane sul tavolo/’U pani supa u tavulu
          Stiamo bene/Stacimu bonu
Nei nostri piatti.

Le mosche.

**

Le mosche amano la merda.

Nettare per le funzioni vitali;
vettori d’agenti patogeni nefasti.

Sempre lì a ciucciare,
sempre lì.

Purificandosi.
Ronzando.

Riducendo al minimo la grammatica
comunicativa morale.

Rapidi
a costruire nuovi
mostri sul mare
e
cocaina
e
appalti consiliari
a ridosso del mare.

Lavandosi le zampe ossessivamente.

Purificandosi.

**

Le mosche.
Le mosche sono gli
abitanti della città.

La proiezione geometrica
del potere:
dall’apice reale
agli strati invisibili
negl’acidi salienti.

In ascesa patronale.

Cognome fotte cognome.

Bestie putride.

<<Ccà nudu
sciacqua lattuchi. Capiscisti?>>3

Padre a figlio a Spirito Santo.

(Strali di merda e di merda e
di vergogna.
Capiscisti?)

**

Le mosche sono commensali.

Come donne rinchiuse in bozzoli
e tormenti.

<<E la vitti a la missa chi jìa,
chi natichi tundi e chi minni c’avia.>>4

Nell’astro dei cieli, il cuore strappato;
il cuore strappato.

Sei tu:
gelida/tenera come bianco languido
gelsomino. Il corpo t’appartiene.

Grida se puoi.

Sei tu: né
vanto né
salsedine o cipolla tirrenica:
dinastia vaginale, ecco cosa sei.

<<Pruté!>>5

Fìmmini.

**

Ci sono mosche piccole e
ci sono mosche grosse.

Le mosche grosse le
trovi tra i santi e gl’araldi
a divorare con novizia.

Le mosche piccole designano,
costrette,
a volte per un permesso,
a volte per due permessi.

Le mosche grosse sviluppano
patti e congiure.

A discapito di ognuno.

<<Ndannu a testa frisca.>>6

Il popolo.

Ci sono mosche piccole e
ci sono mosche grosse.

Le mosche piccole durano meno.

**

.L’autostrada del Sole.
(poesia inedita)

Quando sbarca la luna di ponente,
saltano fuori i briganti come
rane dal ventre della terra.
Danzano invocando un bottino –
un padrone da depredare.

La legge del taglione ha
lasciato molte mani a
frizzare al sole rivelatore.
La loro puzza attira bestie
e bambini affamati.

Nel millesettecentonovantanove
Murat, cognato del Bonaparte,
fu giustiziato a Pizzo Calabro.
A seguire fucilarono i fratelli
Bandiera. Poi giunse Garibaldi.
Ed è il momento di andare:
miseria, mannajia Giuda,
ancora miseria,
le pietre calde intuppano7
l’intestino, mannajia8 Giuda,
misera, andare
andare e quale
rivoluzione celebrare?

Nel 1861
c’era una sola strada che ci
attraversava da Nord a Sud.

Le mosche si sono sedute
sulle poltrone e hanno
lasciato fare. Nu
lavuru fetusu9.

Strada del Sole.
Strada del Sole.
Strada della minchia.

Le mosche hanno trovato un habitat
adatto per affinare il loro appetito.

Un ennesimo granello di Storia:
una strada,
tanti amici e
amici degli amici.


NOTE AI TESTI

1 Mio (caro) compare, le cose cambiano se cambia la gente. Ma la gente siamo noi. E a noi solo la morte ci cambia.

2 Erano coloro che avevano un titolo nobile (come dei principi) e detenevano grossi campi agricoli – nei quali lavorava il popolino.

3 Letteralmente: qua nessuno pulisce la lattuga. È un detto popolare che significa che nessuno sta mai con le mani in mano e che tutto ciò che compie non è cosa da poco, ma qualcosa d’importante.

4 Pezzo ripreso da un’antica canzone popolare calabrese. In italiano: “E l’ho vista andare a messa, che culo tondo e che grandi tette che aveva”.

5 Verso che usano i pecorari per richiamare le pecore. Un altro è “scité” (o qualcosa del genere – molto difficile da trascrivere).

6 Letteralmente: “hanno la testa fresca”. Anche questo è un detto popolare che significa avere la testa senza pensieri e preoccupazione. Un po’ come la napoletana “capa fresca”.

7 In italiano: intasano

8 Tipico intercalare calabro. In italiano: Mannaggia Giuda.

9 In italiano: lavoro sporco.

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Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Libri: Lettere a una fanciulla che non risponde (romanzo, Bompiani, 2024), Qualcosa sulla terra (racconto, Industria&Letteratura, 2022), Storia aperta (romanzo, Bompiani, 2021), L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (romanzo, il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (racconti, minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (romanzo, il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (racconti, Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012).   Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a d.orecchio.nazioneindiana@gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace. Mi raccomando, non offendetevi. Il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e non professionale.
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