Marco Giovenale: Le carte della casa

 

 

«sa come funziona il movimento di annottare.

il magenta-blu che è negli sterri negli sbancamenti delle

vigne, dove è morta per trent’anni.»

 

Le carte della casa di Marco Giovenale è l’ottavo libro dei Cervi Volanti, la collana che curo insieme a Giuditta Chiaraluce all’interno del progetto Edizioni Volatili.

Libri come laboratori, primi confronti, materie pensanti, montaggi e scavi attraverso la carta; libri senza profitto, in tiratura limitata (esoeditoria), evidenti nella loro invisibilità e indirizzati a chi saprà ospitarne l’implicita consegna; libri sfollati, col solo intento di essere vigilie per una geografia del dopo-diluvio.

Pubblico qui alcune pagine in anteprima, insieme a una nota dell’autore. Le partiture visive e i segnalibri sono di Giuditta Chiaraluce.

 

 

NOTA DELL’AUTORE

Questo piccolo gruppo di testi è in tutto e per tutto un addendum al libro La casa esposta, uscito nel 2007. E nello stesso tempo lo precede, perché è costituito da foglietti accartocciati letteralmente nell’epicentro del caos-scasamento vissuto negli anni 2005 e 2006 (tempo che porta alla Casa esposta).

Nasce quindi direttamente come plaquette. Impossibile da accorpare ad una struttura più ampia. E tuttavia non in tutto disgiungibile da questa. I materiali sono handwritten, ossia non cut-ups né oggetti trovati. Come al solito, l’ispirazione non c’entra, sì la dissipazione, e anche qualche punta di disperazione, si può dire.

Alcune strutture elencative, così come – al contrario – certi meccanismi grafici o sintattici di sgretolamento testuale, potrebbero suggerire una riflessione sulla loro natura di possibili didascalie del disastro, vissuto abbandonando una dimora che in verità era pressoché una collezione di nonluoghi, hangar, un aeroporto, una città, una fabbrica di fabbriche. Però forse vale qui, semmai, una specie di contorta formula documentaria, o diario, probabilmente qualcosa che si avvicina al Ponge del “periodo che annuncia la primavera”. Senza primavera.

 

 

Marco Giovenale è inciampato nell’essere più di mezzo secolo fa, poi a fine anni Ottanta e poco oltre ha sondato alcuni percorsi politico-culturali di estrema sinistra; dopo, per quasi dieci anni (i Novanta), si è opportunamente tenuto lontano dall’ambiente romano della poesia; poesia che gli spiaceva perché llorona o sottoboschiva (o entrambe). Dopo il servizio civile si è laureato assai fuori corso in Letteratura italiana moderna e contemporanea (cattedra di Walter Pedullà), con una tesi su Roberto Roversi. Ha vissuto brevemente a Firenze, saltuariamente a Bologna: torna in queste due città (e in una terza) tutte le volte che può.

In dialogo con Nanni Balestrini, ha curato l’edizione 2005 di RomaPoesia. È stato tra i fondatori – e tutt’ora è redattore – di gammm.org (2006). È redattore e collaboratore di spazi web e cartacei italiani e anglofoni. Lavora come curatore indipendente, lettore per case editrici e singoli autori; è (stato?) traduttore dall’inglese. Ha diligentemente svolto per dieci anni il mestiere di libraio, ogni tanto ci ricasca; mentre in tempi più remoti  (i Novanta di cui sopra) ha lavorato in un centro di assistenza per rifugiati politici.

Tiene corsi di storia della poesia di secondo Novecento e delle scritture contemporanee, come docente indipendente (tre anni presso l’Upter, anche, sempre a Roma). Svolge attività per il Centro di poesia e scritture contemporanee che nel 2018-19 ha contribuito a fondare. Dal 2013 cura la collana SYN – scritture di ricerca per le edizioni IkonaLíber.

Il suo ‘primo’ libro di versi, Curvature, a due mani con la fotografa Francesca Vitale, è uscito nel 2002 per La camera verde, con prefazione di Giuliano Mesa. Dopo ha scritto ancora parecchie poesie o cose simili (l’elenco dei libri si cattura facilmente in rete).

In prosa: Numeri primi (Arcipelago, 2006), Quasi tutti (Polìmata, 2010; edizione definitiva: Miraggi, 2018), Lie lie (La camera verde, 2010), Il paziente crede di essere (Gorilla Sapiens, 2016), Le carte della casa (Edizioni volatili, 2020). In lingua inglese: a gunless tea (Dusie, 2007), CDK (T.A.P., 2009), Anachromisms (Ahsahta Press, 2014); e il ‘found text’ White While (Gauss PDF, 2014).

Il suo sito principale è slowforward.net. Escogitazioni grafiche varie in differx.tumblr.com.

 

Giorgiomaria Cornelio

Giorgiomaria Cornelio (14 Gennaio 1997) ha fondato insieme a Lucamatteo Rossi l’atlante Navegasión, inaugurato nel 2016 con “Ogni roveto un dio che arde”. Il film è stato presentato alla 52esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ed è stato incluso nella selezione dei Rencontres Internationales Paris/Berlin 2018. In corrispondenza con il loro secondo lavoro, “Nell’’insonnia di avere in sorte la luce”, hanno curato l’esibizione “Come tomba di un sasso, come culla di una stella”, ospitata in Italia alla galleria Philosofarte, al Pesaro Film Festival, al Marienbad Film Festival e al Trinity College di Dublino, dove entrambi studiano. Tra le altre collaborazioni si segnalano la performance “Playtime”e la mostra “Young at heart, old on the skin ”, entrambe realizzate da Franko B . Giorgio Cornelio è il co-curatore del progetto di ricerca cinematografica “La camera ardente”, ed è anche scrittore: i suoi interventi sono stati ospitati in riviste e blog come “Artnoise”, “Le parole e le cose”, “Il Manifesto”, “Anterem", “Il Tascabile”, "Doppiozero", “Nazione Indiana” (di cui è anche redattore). Nel 2019 ha vinto il Premio Opera Prima (Anterem) con l’opera La Promessa Focaia, ed è stato finalista al Premio Montano. Attualmente studia al Trinity College di Dublino. 

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