Il piccolo (grande) teatro filosofico di Aldo Masullo

PROLOGO

di Lucio Saviani

Oggi si parla molto di dialogo, in ogni dove. Ne parlano in tanti. E anche troppo. Soprattutto i politici, quelli della burattinata politica televisiva, fatta di smorfie in camera, di voce grossa e di par condicio. Parlo io, poi parli tu, stessi minuti, stessi secondi. Ma quello, si sa, non è dialogo, è un parlare da soli a turno, senza nemmeno ascoltarsi.

Aldo Masullo ci ha insegnato che dialogo, prima ancora che parlare in due, è pensare in due, pensare insieme.

Quel pensare insieme che è come un viaggio verso qualcosa che da soli non si conosce e che da soli non si raggiunge.

Il dialogo è fatto naturalmente di parola; ma, prima ancora, di ascolto. E dunque di silenzio. Ma per dialogare non basta stare in silenzio: c’è bisogno di attenzione, apertura, e cioè ospitalità, accoglienza di un’altra visone delle cose. C’è bisogno della forza misteriosa – come per lo schiavo della caverna platonica – di chi si scioglie, di chi abbassa le difese e apre la porta di casa. Necessaria è una disposizione all’apertura, all’ospitalità, all’accoglienza dell’altro. Ma soprattutto significa disporsi ad accettare l’eventualità di cambiare, non solo idea, ma di sentirsi diverso, anche diventare un altro. Proprio per questo è così difficile fare davvero esperienza del dialogo, e invece così facile ritrovarselo così, come in maschera.

Dialogare insomma è la forza di mettersi in gioco, di accettare la possibilità di ritrovarsi diverso da prima che ci si aprisse al dialogo. In cerca di quella verità che o è un bene comune o non è. Per questo, Aldo Masullo ci ha insegnato che la filosofia nasce con la democrazia, due facce di una stessa medaglia: la filosofia con la sua vocazione agoretica, vocazione alla piazza, all’agorà, alla piazza degli scambi di merci e di opinioni.

Il dialogo perciò è esperienza. Masullo ricordava sempre la parola di Hegel: la vera esperienza è quella che modifica colui che la fa. Dopo un’esperienza non si è più gli stessi di prima. E così anche con il dialogo. E con il viaggio: dopo un vero viaggio non si torna mai uguali a come si era alla partenza.

Il Patico, termine e concetto così centrali nel cammino di pensiero di Masullo, hanno origine proprio in questo: esperire, esperienza vissuta, un passare, un attraversare, passare una prova, un provare, quel vissuto che non appartiene al piano della comunicazione dei concetti e dei significati.

Nel libro Paticità e indifferenza Masullo si chiede quale può essere ancora il ruolo della filosofia. La filosofia, risponde, è «saper assaporare i sapori della vita, gustare a fondo i sensi vissuti, …è la “sapienza del patico” ovvero, se si ricalca interamente l’etimo greco, è la “patosofia”».

Nei suoi lavori ricorre spesso il verbo greco páskein, che significa sì ‘‘vivere”, ma indica il ‘‘vivere” in senso transitivo. Indica cioè la vita come capacità di provare, avvertire, vivere l’esperienza: «Paticità è vivere provando, vivere assaporando».

È il senso, diceva Masullo.

E lo diceva con il senso che ha il dialogo: che è soprattutto attenzione, ascolto, apertura, (curiositas, come dicevano gli antichi), cura di sé, degli altri e anche delle parole: questo lo comprendono bene tutti quelli che ricordano, di Aldo Masullo, la costruzione, la sempre felice ricerca della giusta parola, l’esposizione del pensiero durante le sue lezioni, i suoi discorsi, le conferenze. E anche i suoi dialoghi.

Cura delle parole come cura di sé e degli altri. Attenzione e ascolto: per te, ma anche per le persone a te care, che per lui era come la stessa cosa; mi chiedeva di Luna, parlando del suo amore per i cani, e non ricordo una volta, nemmeno una, che non mi abbia chiesto di Ruzenka e lasciato i saluti per lei, fino a quell’ultima telefonata che ho fatto a lui per il suo compleanno, che era anche il giorno di Pasqua.

La filosofia, ci ricordava Masullo, è l’esercizio che ogni uomo è chiamato a fare dalla sua umanità per comprendere meglio non solo se stesso, ma il rapporto tra sé e il mondo, tra sé e gli altri. Insomma: “Conosci te stesso”. Ma Masullo ebbe modo di chiarire una interpretazione meno nota del motto di Delfi. E cioè: conosci te stesso perché solo così puoi sapere quale è la domanda più giusta da fare al dio Apollo. Lo scrisse ne La libertà e le occasioni. Lo chiamai subito dopo aver letto quel capitolo, ne parlammo a lungo. E io lo chiamavo proprio da Delfi, dove mi ero portato il suo libro. Ma questo glielo dissi solo alla fine.

Aldo Masullo ci lascia risposte che sono poi, come il lascito socratico, quelle che, contro la morte, danno vita: e cioè danno vita a tante domande.

È proprio in questo senso che possiamo dire che esistere è un essere in dialogo.

Un dialogo che continua anche chi non è più in vita: Aldo Masullo di risposte ne ha date tante, fino a quelle date ai giornali che gli chiedevano una riflessione sulla pandemia; ha dato tante risposte con le sue opere, con la sua opera: la sua vita, la sua vitalità, la sua esistenza.

Una lezione che è rimasta sempre inquietudine teoretica, pratica di libertà e di filosofia come libertà.

Ricordo i pomeriggi trascorsi insieme nel suo studio, verso la metà degli anni ’90, perché curavo la bibliografia da aggiornare dopo quasi vent’anni per la nuova edizione del suo fondamentale libro Metafisica, che avevo letto da studente e che sarebbe diventato un libro di riferimento per i miei studenti per molti anni. Masullo ha sempre seguito con passione i destini della scuola italiana: ancora mi ricordo la sua espressione di sconcerto, di divertita amarezza, quando qualche tempo fa ebbi a dirgli che oggi spesso nei documenti ufficiali i docenti sono chiamati “fornitori di docenza” e gli studenti sono chiamati “utenti”.

Aldo Masullo è stato per decenni un maestro e una guida per diverse generazioni di studenti, professori, filosofi e un esempio prezioso della vita civile, della politica più nobile e della cultura del nostro Paese.

Ne sono ricca e sempre presente testimonianza i suoi lavori degli anni sessanta e settanta sulla “intersoggettività” e sul “fondamento” e gli studi sul “tempo”, sul “senso” e sulla “paticità” degli anni ottanta e novanta.

Agli inizi degli anni novanta, Masullo aveva rappresentato un momento di grande speranza, di forza di rinnovamento, anzi di discontinuità nel panorama della politica nazionale italiana. Lo ricordiamo tutti protagonista delle “Assise di Palazzo Marigliano” e poi della inedita esperienza della “giunta del sindaco”, primo caso in assoluto in Italia. Poco tempo fa ebbe a dirmi che Napoli ama mettersi in maschera… E allora io mi ricordai di quella volta a Parigi. Alla fine di quel decennio di speranze e prime delusioni organizzai a Parigi, presso l’Istituto Italiano di Cultura, un convegno su Napoli dal titolo “Poros”. Al convegno di Parigi invitai filosofi, scrittori e artisti partenopei. A chiudere i lavori del convegno, invitai naturalmente Aldo Masullo.

Lui pronunciò un discorso di grande sensibilità politica e di autentica speranza per la città, per la cultura e per il futuro di Napoli. Ma soprattutto lasciò stupito il pubblico italiano e parigino iniziando così:

“E per dare a voi tutti, per lo meno ai non napoletani, un’immagine direi pre-filosofica dell’essere napoletano, dell’esistenza napoletana, vorrei evocare una figura che in genere nelle accademie filosofiche non trova posto: la straordinaria maschera di Pulcinella. (…)

“Si è fatto scuro, Lucio, ci ritiriamo?”, diceva spesso così, alla fine delle passeggiate che facevamo tra Pantheon, S. Eustachio e Piazza Navona negli anni del suo ultimo mandato da parlamentare, parlando di quella sua esperienza, tra vecchia passione e giovani delusioni. E io, a sentirlo parlare di crepuscolo mi ricordavo allora la salita delle rampe che mi portavano, da studente, al Cortile del Salvatore. Primi anni ’80, dopo il terremoto, in una Napoli che si avviava con un disastro a vivere un decennio disastroso. In quel cortile, nella penombra di una grande aula, cominciava di mattina presto la lezione di Masullo. Lui diceva che la filosofia vive sempre nella penombra. Io in quella penombra mattutina ho imparato ad amare la filosofia. A me ora piace pensare che quelle lezioni di Masullo siano continuate e arrivate fino a questa bella piazza e al nostro dialogo di questa sera.

“Il Parco in Maschera” – Rassegna a cura del Parco Archeologico dei Campi Flegrei

 

CASTEL DI BAIA

Martedì 4 agosto 2020, h. 19.00

PICCOLO TEATRO FILOSOFICO

In memoria di Aldo Masullo

 

Un prologo e un dialogo di e con

PASQUALE PANELLA e LUCIO SAVIANI

 

 

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux