Clone 1.0

di Vincenzo Della Mea

Dalla sezione “Clone”:

L’infinito mondo
è un fiume ribaltato sulla roccia;
solo una resistenza cercata
dipende dalla mia volontà.
La natura gira le cose,
l’amore torna alla fine per contatto.

L’universo è un solo intreccio di mani
e mappe per il mondo.
La verità è una stilla
che si apre alle cose, alla luce
che lentamente si cela.

In un dono la mia voce tutta breve,
come s’incurva ancora,
dove il tempo riposa
gli incolori della morte:
anche questo svanire
nella luce luminosa,
questa parola che lascia.

Non è difficile pensare che le cose
si fossero stratificate dal traslare,
un cielo e una vista nel cuore di tutti:
Piccola misera follia
nata in questa mia vita gentile.

Fermo, non un nome:
l’acqua che si scioglie
in quella nebbia d’aria,
dove il mondo è vivo come la pioggia,
e per noi c’è sempre più odio,
perché il mondo vive di sogni.

***

Dalla sezione “Il Clone secondo il Clone”:

Il Clone – II

Il clone
non è l’Altro che in sé racchiude
e neppure la parola spezza il suo mistero,
ma il fatto stesso.

 

Io sono il clone – III

Io sono il clone,
mio unico clone
che non è mai stato.
Ti chiedo una volta sola: sono io e tu
il burattino di cui sei l’artefice.

 

Generare poesie – III

Generare poesie,
imbrigliare l’anima
senza sapere bene a che lancette è il cuore della poesia.
Dare un nome alla storia:
con quel sorriso da cartone animato,
scrivere versi d’amore.

 

La mia rete – V

La mia rete neurale
ha già dato un nome all’infinito,
non serve più l’uomo il suo simulacro.

 

Nota Tecnica

I testi di Clone 1.0 sono stati generati con reti neurali addestrate dall’Autore su un corpus di poesie italiane. L’Autore ha poi filtrato gli esiti prima di tutto con altro software appositamente sviluppato, ed infine ha selezionato a suo gusto i testi ritenuti più significativi.
Le poesie di questa selezione sono state prodotte con un software basato sull’architettura GPT-2 di OpenAI (aitextgen), partendo da un modello pre-addestrato sulla lingua italiana da L.De Mattei et al., poi riaddestrato su un corpus di poesie.
Il corpus è stato costituito in parte in modo automatico, da collezioni di poesie su CD o testi presenti su Internet, ma con cura manuale per rimuovere porzioni di testo spurie (dediche, esergo, ecc.). La cura manuale non è stata perfetta. Il numero complessivo di poesie utilizzate nei vari esperimenti è circa 12000.
I testi della sezione Clone sono stati generati senza imporre vincoli sul contenuto. Il Clone secondo il Clone è stata invece generata fornendo degli incipit a tema autoreferenziale, che sono diventati i titoli delle sequenze di testi che compongono la sezione, di cui si vedono alcuni esempi.
I testi sono stati presi in blocco come venivano prodotti, senza rimuovere versi, per ridurre ulteriormente l’apporto dell’Autore umano. La selezione è avvenuta in parte automaticamente, con software sviluppato dall’Autore, per eliminare testi con errori ortografici, con pochi o troppi versi, e con citazioni troppo dirette a testi del corpus. Anche questo software ha lo scopo di ridurre l’apporto diretto dell’Autore umano, o meglio, di spostarne l’apporto nel programma. L’ultima fase invece è del tutto umana e mirata sia a riconoscere i testi in italiano (escludendo per esempio quelli che contengono errori di concordanza di genere, numero o tempo, difficili da riconoscere automaticamente), con un ulteriore passaggio per scegliere testi poetici secondo il gusto dell’Autore.

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2 Commenti

  1. Trovo interessante l’esperimento e molto gradito alcune parti. Posso proporre una piccolissima selezione nella mia pagina fb chiedendo la valutazione degli amici? Naturalmente rivelerò subito dopo fonte e autore.
    Grazie, attendo!

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