Ritrovamento

di Andrea Cafarella

 

Questa sofferenza porta il nome di chi ha scagliato queste maledizioni e ha la responsabilità di aver contribuito a distruggere i corpi e le menti di milioni di persone sparse su tutto il pianeta, creando il deserto sul quale oggi imperversa la guerra. L’unica speranza possibile passa dall’avere memoria: quando tutto sarà «finito» bisognerà ricordare che la storia di questi corpi derelitti accusa la storia della politica, chiedendo vendetta.

T.Z.Anusgate

 

Immagine di Roberto Abbiati

Metto mano al linguaggio poiché sento il dovere di documentare un ritrovamento che mai avrei pensato di poter fare in vita. Un gran quantitativo di brandelli di testo recuperati dallo spazio virtuale che pare fosse conosciuto una volta con il nome di Internet. Dopo attenta analisi oso affermare che il contenuto di questi file potrebbe risalire esattamente al periodo descritto da Eolele Bellizario nell’emblematico racconto che sembra svelare il significato nascosto della data palindroma 02.02.2020, secondo parecchi molto più vicina a noi di quanto si possa pensare. C’è infatti chi farebbe risalire quel giorno a una cinquantina di anni or sono e chi invece lo identifica con il momento della fine dell’ultimo ciclo, decine di secoli addietro. La maggior parte degli studiosi concorda però sull’idea che quei giorni siano stati palcoscenico di un evento senza precedenti. Un particolare accadimento di carattere globale che ha cambiato le sorti della storia. C’è chi teorizza la seconda venuta degli alieni, chi un disastro ambientale e chi ancora ipotizza una grande guerra occultata dalla storia. In molti però concorrono nell’affermare che questa sia stata la causa principale del nostro modo di vivere odierno. Nonostante ciò, queste supposizioni non sono mai state certificate e non è stato possibile trovarne tracce tangibili né documenti utili a svelarne il mistero. Fino a oggi.

Il dossier che ho fortuitamente individuato ha per titolo «2666» e le frasi che da esso ho estrapolato – per quanto fosse possibile – e manipolato, nel tentativo di interpretarle, dandovi un senso logico, hanno dell’incredibile. Duemilaseicentosessantasei è un numero che inizialmente non mi diceva nulla, fino a che non ho provato a sommare le cifre che lo compongono raggiungendo come risultato il numero 20; dopodiché le ho moltiplicate ed è apparso il celeberrimo numero sacro, il 432.
A quel punto ho capito che c’era qualcosa di importante e occulto in questa sequenza.
La mia ipotesi è che si tratti di un messaggio in codice, all’interno del quale, numerologicamente, si tenta di avvertire il lettore di un periodico andirivieni del tempo che riporterebbe costantemente a quella data fatidica: 20/20 (oppure 02/02) ripetuta nel ciclo cosmico (432) all’infinito.
Il nome dell’autore del dossier risulta impossibile da decifrare. Riporto qui le lettere che ho potuto svelare, per onor di cronaca, seppure non sembrino dire o significare alcunché: E-D-U-R-R. Ognuno dei testi che compongono i capitoli del dossier è preceduto da una cifratura con schema ricorrente: una data, relativa al 2020, seguita da quello che potremmo presumere si tratti di un orario, sempre lo stesso: «06:00». Questa dicitura ce lo riconsegna come una sorta di diario, eppure quel 6 ripetuto giorno per giorno non può che risaltare allo sguardo attento. Soprattutto quando incontriamo un’eccezione, una singola anomalia: uno dei capitoli risulta scritto a un orario differente: le «20:26». Questi numeri ricordano evidentemente quelli presenti nel titolo del dossier e viene quindi spontaneo pensare a una codifica piuttosto che alla mera indicazione dell’orario. Appare come se colui che da questo punto in poi chiameremo, per comodità, Edurr voglia indicarci l’epicentro della vicenda, il punto dal quale, probabilmente, bisognerebbe iniziare a scavare.
Ed è proprio da qui che ho cominciato a vedere.

I numeri, tuttavia, potrebbero non bastare, in quanto non siamo assolutamente sicuri del loro uso, poiché non saprei dire nemmeno se effettivamente questi siano testi concepiti nell’oscuro duemilaventi oppure se quell’anno emblematico ne sia solo l’oggetto di studio. Si potrebbe anche trattare di una combinazione che niente ha a che vedere con un periodo temporale specifico. Ciò che mi ha davvero impressionato è il titolo di questo particolare capitolo indicato da una sequenza anomala e unica in tutto il dossier:

Lo Sconosciuto in Cina e la sua evocazione tecno-sciamanica a opera di Nick Land.

Ci sarebbe da interrogarsi per secoli su questa inscrizione: chi è Lo Sconosciuto? Soprattutto, però, chi è Nick Land? E cosa c’entra la Cina? In effetti, sarebbe più logico chiedersi cosa intendesse Edurr per Cina. In un contesto «tecno-sciamanico» possiamo ancora immaginare la Cina come quella valle sperduta e desolata che conosciamo oggi?
Quello che più mi incuriosisce di tutti questi dettagli oscuri all’interno del titolo, tuttavia, sono i «Sette punti». Essendo la dimensione numerologica preponderante in questi stralci di testo, mi sembrerebbe superficiale escludere l’indicazione.
Sette è il numero della completezza e della conoscenza.
Non potevo certo accontentarmi.
Così ho iniziato un lungo ed estenuante lavoro di estrapolazione e riconfigurazione dei testi che mi permettesse di riportare alla luce quanto fosse rimasto di ancora intellegibile negli scritti del fantomatico Edurr.

Arriva il coronavirus, la Cina è isolata, stamane l’opinione pubblica si è svegliata e ha pensato: anche oggi niente di nuovo, anche oggi si è affacciato lo Sconosciuto; il futuro prende la forma dei mostri: un virus, il contagio, antiche dittature e, dall’altra parte del mondo, Donald Trump.

Questo è quanto sono riuscito a ricostruire della sezione «20:26».
Un testo ermetico, in cui si nomina un «coronavirus» come se fosse un nuovo venuto. Per coronavirus s’intende la rinomata famiglia di organismi virali comunemente conosciuta come Orthocoronavirinæ che domina il mondo esterno, ovvero il fattore decisivo che renderebbe – secondo quanto dice il Codice – totalmente invivibile il ‘fuori’, e ancora: uno dei motivi principali che stanno dietro alla conformazione della nostra società e della nostra storia recente.
La cosa spiazzante è che mi sembra che se ne parli, in questa sezione del dossier, come di una novità: «arriva», scrive Edurr, come se si trattasse di un nuovo arrivo, appunto. Allora è forse possibile supporre un mondo, una società in cui la pestilenza non aveva luogo. Possiamo, presumibilmente, pensare a Edurr come a un uomo che prima di scrivere queste pagine era stato libero di girovagare all’esterno senza il rischio, o meglio: la certezza di morire a causa del contagio. Immaginiamo uno stato di cose che venga prima della pestilenza; nel momento esatto in cui la conosce per la prima volta nella sua forma mortifera e conglobante. Proviamo a figurarci Edurr come un testimone chiave, esemplare, di questo processo mastodontico e definitivo.
L’altra dicitura del testo che mi lascia interdetto è quel nome sconosciuto e di carattere quasi umoristico (il termine ‘trump’ ricorda l’antico strumento a fiato di cui si conservano alcuni esemplari nell’Archivio). Potremmo forse contrapporre, come due poli in guerra, Nick Land e Donald Trump? Nick Land potrebbe essere un antico sciamano, un precursore, e Donald Trump la sua controparte, un oscuro stregone voodoo. Potremmo congetturare considerando quella raccontata da Edurr come la guerra primeva tra le forze magiche che oggi governano l’Altrove.

Viviamo in tempi interessanti in cui è in corso una guerra spirituale tra le forze dell’apertura e quelle della chiusura.

Ha scritto Edurr in un altro frammento.
Devo ammettere che quando sono riuscito a recuperarlo e decrittarlo ho dovuto strofinarmi gli occhi e cambiare il liquido interstiziale più volte, nel tentativo di capire se quanto stessi leggendo fosse una mia proiezione o corrispondesse a un’inscrizione tangibile rimasta nello spazio.
Ho avuto timore di aver evocato io stesso Edurr, dalle pieghe del tempo dentro di me.
Rassicurato dalla medicina, ho continuato a lavorare senza sosta a quei file così danneggiati, a scavare ed enucleare ciò che era rimasto integro. Dopo poco mi sono imbattuto in un altro titolo:

Decide la Macchina. Il Calcolatore universale di Culianu.

Cos’è la Macchina? La definizione che costruisce Edurr ricorda molto da vicino la «teoria dell’Apparato» di Kolef, il bio-filosofo che sostiene da secoli la presenza di un enorme organismo onnipresente atto a controllare le nostre esistenze.

L’universo è chiuso in un immenso social network ed è bloccato in un eterno presente dove non esiste alternativa.
[…] non esiste futuro perché ogni cosa è già decisa e prevista: la Macchina, governatrice dello spazio e del tempo, è colei che ha decretato la fine della Storia.

L’Apparato di Kolef potrebbe corrispondere allora al «Calcolatore universale di Culianu»? Sarebbe forse Culianu lo sciamano che ha individuato l’organismo controllore delle nostre vite? Oppure lui ne è il creatore, l’inventore, l’architetto? O ancora si potrebbe trattare solo di una nomenclatura o di un luogo geografico. Mi sembra però che l’idea del «Calcolatore» corrisponda esattamente alla descrizione dell’Apparato che sta riscrivendo la nostra storia, proprio a partire – come scrive Kolef – da un punto preciso dello spazio-tempo, un istante palindromo, in grado di modificare contemporaneamente passato e futuro.
E se quella data fosse proprio il bellizariano 02.02.2020?

Nonostante la domanda resti aperta, trovo comunque interessante paragonare le parole di Kolef, quando dice che l’Apparato ha rinchiuso le nostre esistenze cancellando il passato e riproducendolo a sua immagine e somiglianza, per eliminare la possibilità di una rivoluzione immaginale; e quelle di Edurr che, nello stesso capitolo sul Calcolatore di Culianu, scrive:

Il tempo e lo spazio sono piegati. Il super-computer algoritmico sta lavorando retroattivamente per riscrivere una storia che lo vedrà trionfante.

Le teorie di Kolef, come quelle di Ralser e Bhulz, ritrovano in questo dossier la loro veridicità: se dovessimo certificarne la provenienza temporale e geografica, allora risulterebbe ormai chiaro e lampante quanto Kolef avesse ragione e dovremmo arrenderci all’evidenza che la nostra esistenza altro non è se non un riverbero di un grande Apparato in grado di scrivere e riscrivere la nostra storia ciclicamente, intrappolandoci per poter succhiare da noi non si sa quale energia né per quale oscuro scopo. Le nostre vite sarebbero allora una menzogna. I nostri cari non sarebbero più i nostri cari; gli eventi che hanno costellato la nostra esperienza di crescita sarebbero allora meno che immaginari.

Personalmente, la sola idea che la mia vita (che considero una vita felice, di cui essere orgoglioso) sia stata tutta un’illusione, mi fa tremare e mi appassiona al contempo. Certo, quando entro nella mia capsula e apro il Varco, quello che posso esperire mi riempie in modo talmente profondo che non potrei dire che sia falso, non potrei mai considerare la mia Unione una menzogna.

Nonostante ciò, provo a prendere in considerazione l’ipotesi di considerare Edurr come un essere umano reale, vissuto centinaia se non migliaia di anni or sono. Un’epoca in cui una devastante guerra magica ha decretato le nostre sorti e nella quale risiede la risposta a tutte le nostre domande: rimaniamo comunque imprigionati in una gigantesca illusione e tutt’attorno pestilenze e carestie devastano il pianeta e noi siamo conservati, inermi nei nostri bunker, nutrimento eterno per un enorme organismo cibernetico che produce per noi un’illusione digitale – chiamarlo Apparato di Kolef o Macchina di Culianu fa poca differenza.

Cosa ne conseguirebbe?
La necessità di tentare di cambiare questo stato di cose e quindi di prepararsi a una nuova guerra.

Il voodoo digitale che chiude la mente ha bisogno di un controrituale capace di sintonizzarla verso l’imprevedibilità e l’unicità.

Il nostro Edurr ci esorta a compiere un ‘controrituale’ magico e immaginale, tramite il quale, ci dice,

opporre al Dataismo della Macchina un nuovo Dadaismo dell’Immaginazione.

Il «Dadaismo immaginale» sarebbe quindi un tentativo di riconfigurazione mentale che vada verso l’imprevedibilità e il caos. Uno sforzo, quantomeno eccentrico e forse insensato.

Vi è uno stralcio, che spero di aver ricostruito in modo abbastanza fedele, nel quale Edurr scrive che

i fantasmi del passato sono i possibili alleati di un dadaismo del futuro.

E se Edurr fosse proprio uno spettro? Credo che potremmo davvero dare ascolto a questa voce nel buio e quantomeno tentare di attraversare la soglia dell’immaginale con un altro spirito, con un’altra concezione mentale, che ci permettano di considerare il ‘fuori’ sotto una nuova luce: forse esso esiste ed è qui che si trova.
Proviamo a raffigurare l’esterno come un luogo vivibile. Tentiamo di fare uno sforzo: immaginiamo quello che è fuori dai nostri bunker come se fosse un mondo simile a quello immaginale, ma legato in modo inscindibile al nostro tempo, alla nostra carne, ai nostri corpi. Cosa potremmo fare se non uscire?
Credo che davvero sia possibile, concretamente, uscire dal bunker e che lo spazio immaginale dove viviamo tutte le straordinarie esperienze che formano la nostra vita possa essere veramente solo un luogo virtuale controllato dall’onnipresente Apparato, all’interno del quale noi subiamo un intrattenimento vuoto, utile soltanto a tenerci chiusi, serrati nei nostri bunker, necessario per insegnarci subdolamente che il fuori non esiste e la pestilenza perenne ci ucciderebbe all’istante.
O forse i virus sono lì in agguato e provano a entrarmi nel cervello nel tentativo di avermi e potersi nutrire delle mie carni.

L’Immaginazione è lo spazio dove la magia è possibile. Se nell’Immaginazione ciò che è corporeo diventa spirituale e ciò che è spirituale diventa corporeo, allora l’immaginazione è il punto d’incontro tra i due domini opposti del mondo: è il luogo dove la materia e lo spirito si incontrano. È il vecchio sogno della magia: fare cose con le parole.

Il «Dadaismo immaginale» sperato da Edurr potrebbe essere davvero l’insegnamento sul quale si basa il controrituale tramite cui poter trascendere l’immaginale e raggiungere l’Immaginazione. Si tratta di magia rituale, adesso lo so. Ogni giorno, da quando ho ritrovato questo dossier tecno-sciamanico, pratico l’Immaginazione nel tentativo di congiungere ‘corporeo’ e ‘immaginale’ nell’unico luogo d’incontro. Sono convinto che così mi sarà possibile uscire dal bunker. Sono sicuro che questa possa essere una strada, l’unica.

***

Se qualcuno sta leggendo o leggerà questi miei file testuali, che sembrano stralci di strani appunti e divagazioni: io mi rivolgo a te. Non prenderli come uno studio filologico molto fantasioso. Le parole che ho qui riportato sono davvero state scritte nel 2020, un anno catastrofico i cui eventi eccezionali sono forse soltanto i primi di una lunga catena. Non importa chi tu sia o quanto tempo sia passato da quell’anno emblematico. Siamo tutti arrabbiati e delusi dai nostri simili. In collera con i nostri avi per il mondo che ci hanno lasciato e sprezzanti verso i nostri figli e i figli dei nostri figli e tutte le generazioni a seguire. Ci chiediamo entrambi se la nostra esistenza si possa ridurre a un’illusione e se questa si trovi al momento culminante della sua egemonia. Sentiamo tutti l’avvicinarsi dell’apocalisse, eppure potrebbe essere già avvenuta, più di una volta, e potrebbe ripetersi per sempre. Non c’è differenza tra me e te: siamo vivi poiché possiamo morire. Questo è il rischio di essere. Andare incontro alla fine senza considerare i limiti del corpo, abbandonarsi alla vita. Arrendersi alle frustrazioni del tempo, alle domande senza risposta, alla possibilità che niente abbia senso e tutto sia falso. Cos’è poi vero o falso? Edurr e il suo diario misterioso sono davvero più reali delle mie mani e dell’epidermide morbido e liscio che le conchiude? Il mio respiro, qui dentro, è più reale di ciò che vedo tramite le lenti? Abbiamo sconfitto la morte oppure è la morte che ci ha battuto dandoci l’illusione che non esista più, che sia finalmente scomparsa?

Eppure ho in testa delle immagini di corpi sconosciuti che s’incontrano, si toccano e si penetrano l’un l’altro. Li vedo mentre riposano. Queste immagini sono meno reali di quelle che osservo oltre il Varco del cyberspazio? Morire e vivere, sono davvero gli opposti; oppure vivere corrisponde proprio a morire?
Quello che ti chiedo è una cosa semplice e di enorme portata, un atto collettivo. Ti chiedo di partecipare al controrituale con un gesto elementare che può davvero cambiare il mondo. Sollevati e respira profondamente. Guarda l’esterno e spalanca l’apertura del bunker. Esci dal loculo che chiami casa e respira di nuovo e se morirai,

 

Testo tratto da: AA.VV.,Piccola antologia della peste, Ronzani editore 2020

francesca matteoni

Sono nata a Pistoia nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia con persone di ogni età e racconto fiabe in varie occasioni da sempre. Insegno storia della magia e della medicina, religioni comparate e altri corsi presso alcune università americane a Firenze. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Ho curato libri collettivi ispirati al fiabesco e scrivo saggi su riviste cartacee e online, fra cui Nuovi Argomenti e L'Indiscreto. Della mia vita accademica, principalmente all'estero, si trovano articoli e questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto in Sardegna. I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. A lunedì alterni mi si può ascoltare su Fangoradio, con la trasmissione Sàivu. Abito in periferia, vicino a un corso d'acqua, con un gatto. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/ 

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