Voices of Italian Poets: intervista a Valentina Colonna e Mikka Petris

 

a cura di Claudia Zironi

 

MS M.905 I, fol. 186r

 

L’Italia della poesia vede in questo secolo il ritorno a forme di interpretazione vocale e corporea del testo, soprattutto tra i giovani frequentatori di palchi e poetry slam. Resiste al contempo una larga fascia di sostenitori alla lettera delle teorie di Gian Luigi Beccaria sulla necessaria monotonia dell’atto di lettura del verso. Sicuramente, l’interpretazione ad alta voce del testo poetico rappresenta il più vario, pericoloso e allettante veicolo per condurlo dall’autore all’ascoltatore – fruitore finale. Su questo tema, qualche anno fa, con Versante ripido avevamo proposto a un buon numero di autori un laboratorio interpretativo denominato “la traduzione dell’interpretazione” https://www.versanteripido.it/newsletters/la-traduzione-della-interpretazione-laboratorio-di-versante-ripido/ proprio finalizzato a un’empirica comprensione della potenzialità del verso quando questo lascia la carta per un ritorno alla tradizione orale (originaria culla della poesia). Esistono poi ricchi database di voci disponibili in rete dove si possono ascoltare testi letti dai loro stessi autori, in particolare segnalo quello molto ampio creato da Giovanna Iorio “Poetry Sound Library” https://poetrysoundlibrary.weebly.com/ che conta oltre 1.200 contributi da tutto il mondo.

Valentina Colonna e Mikka Petris hanno intrapreso un paio di anni fa uno studio innovativo sulla prosodica, sostenute dal Laboratorio di fonetica sperimentale Arturo Genre dell’Università di Torino, utilizzando strumentazioni e software sofisticati, per paragonare le voci di poeti e lettori professionisti e trarre da ciò delle conclusioni. Diamo loro il benvenuto su queste pagine.

 

CZ: – Comincerei questa intervista a Valentina e Mikka dalla fine: potete in modo comprensibile ai lettori, dunque limitando l’utilizzo di tecnicismi, spiegarci il risultato più significativo che questa ricerca ha sortito?

V. Colonna: – Intanto grazie per quest’invito, Claudia. Risponderò brevemente a questa domanda, accennando ai risultati emersi nello studio della mia tesi di dottorato. Creare una prima storia della lettura della poesia italiana, svolta con analisi fonetiche qualitative e quantitative, ha consentito di tracciare un percorso di mutamento nella lettura, di individuare dei punti comuni a livello intonativo e ritmico e dei tratti divergenti, all’interno di un sistema particolarmente interessante da studiare. Esiste un vero universo della lettura ad alta voce della poesia, che rivela molto di un periodo storico e dell’autore stesso: questo può risultare un supporto utile anche per lo studio della poesia stessa.

 

CZ: – C’è un divario tra le vostre attese iniziali e i risultati? Ci sono state svolte inattese durante il percorso

V. Colonna: – Il primo nucleo di studio da cui ha avuto avvio il progetto di VIP è stato quello ristretto a 12 interpretazioni del Congedo del viaggiatore cerimonioso di Giorgio Caproni: quel primo lavoro metteva in luce il potenziale di uno studio simile che, ancora inesplorato in ambito italiano, richiedeva lo sviluppo di una metodologia e una terminologia apposite per una quantità di dati più ampia. L’approccio usato per lo studio su VIP è stato quello della fonetica acustica e poi, in parte limitata, della fonetica percettiva: è stato possibile individuare alcuni elementi caratteristici della lettura poetica per un’osservazione mirata e comparativa. Immaginavo ci fosse un filo rosso dalle letture del Novecento a oggi e che fossero individuabili dei cambiamenti raggruppabili all’interno di questo sistema di lettura: solo lo studio concreto dettagliato ha però consentito di capire quali parametri fossero realmente rappresentativi non solo della lettura poetica ma del suo mutamento. Inoltre lo spunto di fonetica percettiva ha in parte confermato le attese iniziali e in parte messo in luce la necessità di approfondire ulteriormente la questione, appena cominciato con questa Prima storia.

 

CZ: – Avete riscontrato significative differenze nella resa fonetica determinate dalle diverse caratteristiche anatomiche – laringe, diaframma ampiezza della scatola toracica, ecc…- tra i sessi?

V. Colonna: – Premesso che le diverse caratteristiche anatomiche portano indubbiamente a variazioni tra sessi, la storia della lettura italiana del secondo Novecento presenta una ripartizione non equa tra voci maschili e femminili, purtroppo, a causa della non equa diffusione delle stesse a livello mediatico in quel periodo: questo non ha consentito di approfondire uno studio mirato sul genere ma di sviluppare uno studio in prospettiva diacronica globale. Da un’osservazione comparativa sono emerse però tendenze stilistiche (organizzative e intonative) sia comuni sia divergenti tra donne e uomini: interessante, dal punto di vista acustico, è stato notare che tra le poetesse del Novecento considerate (Maria Luisa Spaziani e Amelia Rosselli) si riscontrava una frequenza media bassa, molto simile a quella maschile e i loro stili divergevano nettamente da quelli maschili nel complesso. Se allarghiamo lo sguardo alle poete contemporanee, sicuramente lo scenario si fa molto eterogeneo e anche “classificato” all’interno di una proposta di filoni stilistici rappresentativi: un diverso uso della vocalità (dei registri in particolar modo), della velocità e delle pause può ritenersi forse uno dei tratti più distintivi.

 

CZ: – Ritenete che l’interpretazione possa essere considerata parte integrante dell’atto artistico dello scrivere poesia?

V. Colonna: – Sì, assolutamente l’interpretazione ne è parte integrante e di completamento: forse tramite l’interpretazione è possibile anche avvicinarci alla generazione della poesia stessa. Come in musica, l’interpretazione si fa elemento rivelatore della poesia stessa.

 

CZ: – I silenzi fanno parte del vostro ambito di studio?

V. Colonna: – Sì. I silenzi rappresentano sicuramente in poesia un aspetto molto importante anche per un’analisi fonetica. Si incontrano nelle pause ma anche nelle linee melodiche stesse, nell’articolazione consonantica, insieme al rumore, ad esempio. Lo studio delle pause nella lettura della poesia è stato un elemento delicato e molto importante anche per verificare la gestione del silenzio nell’interpretazione. Particolarmente interessante è stato vederne anche l’originale uso nell’articolazione di suoni consonantici, ad esempio nella lettura ungarettiana.

 

CZ: – L’esecuzione del testo durante l’interpretazione ha a che vedere con la musica? Il poeta, se volesse, potrebbe fornire insieme al testo uno spartito per uniformare le esecuzioni future e postume?

V. Colonna: – La poesia, rispetto alla musica, non offre indicazioni di agogica e suggerimenti interpretativi vari, in effetti. Però neanche tutta la musica offre informazioni di questo tipo: pensiamo al barocco, ad esempio, e in particolare al repertorio bachiano. Mancano le indicazioni su come interpretare la musica scritta a livello di dinamiche e agogica, seppure fosse in uso una prassi caratteristica. Il poeta, se volesse, potrebbe fornire delle informazioni per guidare il lettore in un’interpretazione più fedele a un’intenzione, ma sicuramente non potrebbe trasformare le parole in note musicali in termini di frequenza media, ad esempio. Potrebbe essere possibile invece dare informazioni legate all’“umore” del testo e offrire alcune indicazioni più esatte sulle scelte di interpretazione di loro eventuali porzioni. Alcuni esperimenti di avvicinamento della pagina allo spartito sono stati condotti, però forse caratteristica saliente della poesia è l’ambiguità, che rimane uno dei tratti che varrebbe la pena continuare a lasciare vivere anche nell’interpretazione, momento in cui la poesia prende vita, mai uguale a sé stessa. Forse proprio in questo risiede il punto di forza di tutte le opere d’arte: una definizione mai completa, che non consente di afferrare interamente l’oggetto artistico e gli impedisce di farsi macchina.

 

CZ: – Il carisma di alcuni poeti, che indubbiamente arricchisce di fascino i loro già ottimi testi, come nel caso di Mariangela Gualtieri, ad esempio, è da correlarsi all’intonazione e alle altre caratteristiche della loro voce? È una dote innata o che si può acquisire con lo studio? In analogia al canto, esistono i lettori “intonati” e quelli “stonati”?

V. Colonna: – L’uso della voce da parte di alcuni poeti dediti anche al teatro o alla pratica radiofonica è sicuramente condizionato dalla tecnica vocale: come in tutte le arti è fondamentale anche, oltre alla tecnica stessa, una parte di talento. Forse non a caso quelle voci si sono avvicinate anche al teatro, verrebbe naturale pensare. Diciamo che esistono timbri inconfondibili di cui rimaniamo da subito più affascinati: se a questo si aggiunge un uso consapevole della voce, questo può per certo aiutare, insieme all’ascolto, a valorizzare una lettura. Non credo esistano lettori intonati e lettori stonati ma piuttosto lettori più “musicali” di altri. Esistono poi delle “mode” legate anche a criteri estetici legati alla vocalità: per esempio anche nei lettori di poesia, in particolar modo tra le donne, molto usata è la creaky voice e possiamo individuare delle tendenze ispiratore.

 

CZ: – Con quale criterio selezionate i testi e le voci che diventano tema di studio?

M. Petris: – L’idea è raccogliere le principali voci della poesia italiana contemporanea. Per quanto riguarda la selezione dei testi: a ogni autore viene richiesto di scegliere ciò che leggerà da due liste. La prima è una selezione di vari testi del Novecento di diversi autori. La selezione che proponiamo è variabile, ma i testi corrispondono a una lettura originale performata da un particolare autore del Novecento presente in archivio. Siamo soliti proporre una rosa di dieci testi tra cui il lettore può scegliere quali interpretare. Queste registrazioni diventeranno poi l’oggetto di comparazione con le letture originali di cui disponiamo. Alcune tra queste, purtroppo, non sono disponibili on line per ragioni di copyright. Tuttavia, nella nostra ricerca ci è capitato di ritrovarne alcune di cui abbiamo potuto disporre liberamente e condividere sulla piattaforma. Questi “ritrovamenti” non solo ci permettono di ampliare l’archivio consultabile, ma ci danno anche la possibilità di inserire nuovi testi nella selezione che proponiamo. Abbiamo però alcuni testi, a cui siamo particolarmente affezionati, che solitamente rimangono fissi.

Per quanto concerne la seconda lista, chiediamo a ogni autore di scegliere alcuni testi personali dalla sua produzione. Le letture così ottenute vanno a rappresentare la voce personale del poeta all’interno dell’archivio. Domandiamo a ogni autore di scegliere i testi a cui si sente più affezionato, siano questi editi o inediti.

V. Colonna: – In particolare per gli studi fonetici sono spesso necessari ulteriori selezioni del materiale, pur sperando che questo possa essere esplorato successivamente per intero nel tempo: in particolare, per un primo studio sono state scelte le voci originali dei poeti del Novecento, una selezione ristretta di lettori contemporanei rappresentativi per le peculiarità di lettura ascrivibili a dei filoni delineati e una selezione di porzioni di letture molteplici, in modo tale da valorizzare i casi di maggiore divergenza o convergenza a livello organizzativo e intonativo.

 

CZ: – La ricerca è ancora in atto? Per quanto tempo prevedete di lavorare ancora al progetto? Cosa altro vi aspettate di trovare?

M. Petris: – Il lavoro da fare è ancora parecchio. Dal punto di vista accademico lo studio ha raggiunto un traguardo importante, ciò nonostante, per quanto riguarda la parte archivistica, il materiale da recuperare è ancora molto. Ci sono ancora molti autori che vorremmo contattare e inserire on line. Diversi dati “storici”, registrazioni originali di grandi autori, necessitano di essere recuperate e conservate. Inoltre, alcune sezioni del progetto meriterebbero di essere ampliate e arricchite. Il progetto può sicuramente espandersi ancora molto. A questo proposito abbiamo da poco accolto nel nostro gruppo di lavoro un collaboratore dell’Università di Bologna.

V. Colonna: – La ricerca è appena iniziata, possiamo dire. La mia tesi di dottorato rappresenta il primo impianto metodologico sviluppato per lo studio dell’archivio: la quantità di dati analizzata, per quanto si tratti di un lavoro qualitativo e quantitativo al contempo, è ancora limitata. Così come l’archivio è finalizzato a crescere e mantenersi vivo nel tempo, così la ricerca mira ad essere proseguita e ampliata con ulteriori declinazioni di studio e ampliando il gruppo di lavoro.

CZ: – Questa vostra ricerca avrà applicazioni pratiche per qualcuno in futuro?

M. Petris: – Una ricerca di questo tipo può chiaramente avere un futuro sia dentro che fuori dall’accademia. In primo luogo, il valore accademico dello studio è stato discusso in diverse sedi in questi tre anni. Per quanto concerne il valore archivistico, i dati di cui disponiamo hanno raggiunto una mole non indifferente e possono prestarsi a diverse applicazioni. Innanzitutto, questo archivio può essere una risorsa preziosa per chiunque voglia immergersi nel mondo della poesia italiana esplorando la dimensione acustica del verso libero. Il nostro auspicio però è che questo archivio non si limiti esclusivamente a un fine ricreativo, ma possa anche trovare un suo spazio sociale. La forza di questo progetto, come abbiamo più volte sostenuto, è rappresentata anche dalla sua dimensione digitale, che gli permette di inserirsi in diversi contesti. Tutte le registrazioni sono disponibili gratuitamente e sono liberamente scaricabili. Per questo ci piacerebbe che questo lavoro costituisse un appoggio alla didattica o diventasse un mezzo per permettere alla poesia di raggiungere tutti.

V. Colonna: – Questa ricerca può avere più applicazioni nel più e meno immediato futuro: lo studio della lettura della poesia è una disciplina di ricerca già presente in America e auspichiamo le venga riconosciuto uno spazio adeguato anche in Italia, con metodologie apposite. Si tratta di un elemento importante del “mistero poetico”, che fornisce informazioni utili sulla poesia e sul suo autore, che non possiamo permetterci di trascurare nel nostro tempo. Miriamo inoltre a rendere in un secondo momento la ricerca funzionale alla consultazione dell’archivio stesso, al fine di favorire concretamente una sensibilizzazione del pubblico all’ascolto della poesia, a partire dal nostro archivio.

A questo link potete trovare il lavoro di Valentina Colonna e Mikka Petris: VIP – Voices of Italian Poets https://www.lfsag.unito.it/ricerca/VIP_phonetics.html

Giorgiomaria Cornelio

Giorgiomaria Cornelio (14 Gennaio 1997) ha fondato insieme a Lucamatteo Rossi l’atlante Navegasión, inaugurato nel 2016 con “Ogni roveto un dio che arde”. Il film è stato presentato alla 52esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ed è stato incluso nella selezione dei Rencontres Internationales Paris/Berlin 2018. In corrispondenza con il loro secondo lavoro, “Nell’’insonnia di avere in sorte la luce”, hanno curato l’esibizione “Come tomba di un sasso, come culla di una stella”, ospitata in Italia alla galleria Philosofarte, al Pesaro Film Festival, al Marienbad Film Festival e al Trinity College di Dublino, dove entrambi studiano. Tra le altre collaborazioni si segnalano la performance “Playtime”e la mostra “Young at heart, old on the skin ”, entrambe realizzate da Franko B . Giorgio Cornelio è il co-curatore del progetto di ricerca cinematografica “La camera ardente”, ed è anche scrittore: i suoi interventi sono stati ospitati in riviste e blog come “Artnoise”, “Le parole e le cose”, “Il Manifesto”, “Anterem", “Il Tascabile”, "Doppiozero", “Nazione Indiana” (di cui è anche redattore). Nel 2019 ha vinto il Premio Opera Prima (Anterem) con l’opera La Promessa Focaia, ed è stato finalista al Premio Montano. Attualmente studia al Trinity College di Dublino. 

Tags:

  1 comment for “Voices of Italian Poets: intervista a Valentina Colonna e Mikka Petris

  1. Corrado Aiello
    3 Febbraio 2021 at 11:08

    Molto interessante questo studio! Per me una questione centrale. Nella mia opera prima ho cercato di mediare questo aspetto attraverso alcuni accorgimenti grafici e stilistici (utilizzo molto preciso di spaziature e punteggiatura, di versi spezzati o variamente collocati in pagina, del carattere barrato o, ancora, di un corsivo ‘polivalente’ etc.), lasciando però sempre quel margine di ambiguità prezioso che Voi dite, proprio per evitare il rischio della totale univocità interpretativa. Complimenti, e avanti così! Qualora voleste pensare a me e alla mia opera, sono a disposizione dell’arte e della scienza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *