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Tra ironia e disincanto: Mio zio Napoleone svela vizi e virtù degli iraniani

 

di Giuseppe Acconcia

In Mio zio Napoleone (Francesco Brioschi Editore, 2020, 20 euro, p. 585, traduzione e postfazione di Anna Vanzan), l’autore, Iraj Pezeshkzad svela pregi e difetti degli iraniani. Questo romanzo umoristico familiare con ironia e disincanto racconta le gesta di un vecchio zio che vanta un passato da patriota sullo sfondo della seconda guerra mondiale in Iran. Il tragicomico ufficiale in pensione dei cosacchi, traditore dei valori della Costituzione, conquistata nel 1906, il Caro zio, fan sfegatato di Napoleone (visto in chiave anti-inglese), è circondato da figure esilaranti: l’attendente Mash Qasem con il quale costruisce un rapporto che ricorda quello tra Don Chisciotte e Sancho Panza; il dongiovanni Asadolah Mirza che vede la California come un eldorado, gridando spesso “E venne l’ora di San Francisco!” e tenta di smascherare il trasformismo del Caro zio mentre è feroce la sua critica dell’influenza inglese nel paese (“l’Inghilterra odia tutti coloro i quali amano la loro terra”); dal gelosissimo macellaio Shir Ali fino al vanaglorioso Puri, considerato il promesso sposo della giovane Leili che ha invece rubato il cuore del cugino tredicenne. Mio zio Napoleone, pubblicato per la prima volta nel 1973 e poi adattato in serie televisiva, è il romanzo di punta di Pezeshkzad, autore iraniano parte della diaspora in Francia dopo la rivoluzione del 1979. La traduttrice, Anna Vanzan, scomparsa prematuramente lo scorso dicembre 2020, è stata una delle più importanti iraniste e islamologhe italiane, ha pubblicato testi fondamentali per lo studio del femminismo iraniano come Donne d’Iran tra storia, politica e cultura (Aseq IPO, 2019), L’Islam visuale. Immagini e potere dagli Omayyadi ai nostri giorni (Edizioni Lavoro 2018), Diario Persiano. Viaggio sentimentale in Iran (Il Mulino, 2017), Le donne di Allah, viaggio nei femminismi islamici (Mondadori, 2010), insieme a traduzioni memorabili come quella de “La civetta cieca” (Carbonio 2020) del grande autore persiano Sadeq Hedayat, nel 2017 ha ricevuto il premio MIBACT alla carriera per il suo lavoro di traduzione dal persiano. Proprio con gli occhi del giovane innamorato il cui cuore è stretto in una “morsa di ghiaccio” per l’amata Leili, parte il racconto del suo amore platonico e delle vicende che coinvolgono il Caro zio Napoleone, tra racconti di guerra, come le battaglie di Mamasani e di Kazerun, millantati e confermati solo dal fedele Mash Qasem, delle vendette e dell’inimicizia tra il Colonnello e lo zio, delle flatulenze della giovane Qamar ai doppi sensi tipici dei racconti erotici in Iran, fino a sceneggiate memorabili di finti ferimenti, evirazioni impossibili, assassini apparentemente senza spiegazione. Non mancano neppure dei racconti tutti persiani di flagellanti, odori di piatti prelibati fino alle candele accese per devozione a una saqqakhanek e agli annunci di alcol presente in medicinali che avrebbero costretto alla chiusura le farmacie, svelando tra meschinità e beffe, le ossessioni e le manie di un intero paese. Mio zio Napoleone rientra in una lunga tradizione di letteratura umoristica, quasi di scrittura farsesca per il teatro, dove il diffuso sentimento anti-inglese per il ruolo che Londra ha avuto nella prima guerra mondiale costringendo Reza Shah ad abdicare e nel colpo di stato che ha rovesciato Mossadeq nel 1953, viene associato con sagacia all’affascinazione per l’educazione Occidentale e il cosmopolitismo parte dei tratti essenziali di un intero popolo.

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giuseppe acconcia
giuseppe acconcia
Giuseppe Acconcia è giornalista professionista e docente di Storia delle Relazioni internazionali all'Università di Milano Statale e di Geopolitica del Medio Oriente all'Università di Padova. Dottore di ricerca in Scienze Politiche all'Università di Londra, è stato Visiting Scholar all'Università della California (UCLA – Centro Studi per il Vicino Oriente), docente all'Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano (Aseri). Si occupa di movimenti sociali e giovanili, Studi iraniani e curdi, Stato e trasformazione in Medio Oriente. Si è laureato alla School of Oriental and African Studies di Londra, è stato corrispondente dal Medio Oriente per testate italiane, inglesi ed egiziane (Il Manifesto, La Stampa, Huffington Post, The Independent, Al-Ahram), vincitore del premio Giornalisti del Mediterraneo (2013), autore del documentario radiofonico per Radio 3 Rai “Il Cairo dalle strade della rivoluzione”. Intervistato dai principali media mainstream internazionali (New York Times, al-Jazeera, Rai), è autore de Migrazioni nel Mediterraneo (FrancoAngeli, 2019), The Great Iran (Padova University Press, 2018), Liberi tutti (Oedipus, 2015), Egitto. Democrazia militare (Exorma, 2014) e La primavera egiziana (Infinito, 2012). Ha pubblicato tra gli altri per International Sociology, Global Environmental Politics, MERIP, Zapruder, Il Mulino, Chicago University Press, Le Monde diplomatique, Social Movement Studies, Carnegie Endowment for International Peace, Policy Press, Edward Elgar, Limes e Palgrave.
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