L’Anno del Fuoco Segreto: Barbablù_1

La descrizione del progetto L’Anno del Fuoco Segreto, si può leggere QUI

di Francesco D’Isa

– Questa storia non ha senso.
– Lo so.
– Ma quando è iniziata?
– Appena ho aperto il suo computer.
– Cioè?
– Ora ti spiego, non guardarmi così.
– Scusa, è che sono preoccupata. Ti guardo così perché sono preoccupata. È una roba strana, secondo me devi andare da qualcuno.
– Ci sono stata, che credi, poi ti dico. Voglio raccontarti tutto, dammi tempo. Lo so che mi serve aiuto.
– Ok ti ascolto, scusa.
– Insomma, tempo fa sono entrata nel suo studio all’improvviso. Non lo faccio mai, però boh, è capitato. Appena mi ha visto ha chiuso il computer di scatto e si è rigirato come non ha mai fatto, mi ha chiesto che cosa volevo, che stava lavorando… io sono uscita subito.
– Magari guardava un porno.
– L’ho pensato anch’io, infatti non ho dato importanza alla cosa. Tanto più che poco dopo è uscito e si è scusato.
– Porno sicuro.
– Il fatto è che dopo mi ha detto una cosa strana.
– Cosa?
– Mi ha detto che potevo fare tutto, che non aveva segreti per me, che teneva il telefono senza password eccetera eccetera, ma che non dovevo mai e poi mai aprire il suo computer senza di lui. Ho chiesto perché è mi ha detto che era una questione di fiducia.
– Una specie di prova?
– È quel che ho chiesto, ma è stato evasivo.
– Boh. Comunque anche a me darebbe noia, il computer è una roba privata.
– Sì, certo. È che mi ha fatto strano che me l’abbia detto. Perché sottolineare l’ovvio? Così sembra che nascondi qualcosa.
– Vero. E quindi?
– E quindi niente, il giorno dopo quando è uscito ho aperto il computer.
– Ovvio. E..?
– E nulla, c’era la password. Ne ho provate due o tre, poi ho rinunciato.
– Ma cosa c’entra questo con…?
– Ora ci arrivo. Un giorno, tipo un mese dopo, mi è tornata in mente una vecchia favola, non so nemmeno perché, hai presente la storia di Barbablù?
– Il tipo che ammazza le mogli?
– Esatto. Barbablù ha una stanza segreta e dice di non aprirla, anche se dà la chiave alla moglie. Lei ovviamente la apre e trova tutte le ex mogli assassinate, eccetera.
– Sì sì ricordo, ma…?
– Insomma, ho aperto il computer e ho provato come password “barbablù”
– Tu sei scema.
– Non ha funzionato.
– Ma dai.
– Poi però ho messo Barbablù_1, con maiuscola, carattere speciale e numero, ed ha funzionato.
– Merda.
– Esatto, merda. E sai cosa c’era dentro il computer?
– Cosa?
– Nulla. Nulla di nulla. Le sue robe di lavoro, punto.
– Vabbé…
– Che scherzo di merda, ho pensato.
– Già.
– Però non ho detto nulla. Alla fine ero io nel torto, il computer è suo e anche a me darebbe fastidio se frugasse nel mio. Non che nasconda nulla, per carità, è più, boh…
– …una questione di privacy.
– Esatto. Fatto sta che da allora è cominciata. La prima volta non ci ho fatto molto caso, è durato solo un istante, ho pensato di essere stanca o cose così. Poi però è risuccesso e ho cominciato a preoccuparmi.
– Ma uguale?
– Non proprio, ma simile. La durata sì.
– E poi?
– Poi è accaduto ancora, e ancora, e ancora. Tipo una volta ogni dieci giorni, ma senza regolarità, poteva accadere anche due giorni di fila e poi nulla per due settimane.
– Per quanto tempo?
– Sempre per poco ma sempre di più, direi da uno a cinque secondi.
– Cinque secondi sono tanti.
– È quel che ho pensato.
– Ma glielo hai detto?
– Mai.
– E non sei andata da un medico?
– Subito, mi sono fatta consigliare uno psichiatra da Laura e ci sono andata.
– E che ha ti detto?
– Ha detto che le cause potevano essere molte e mi ha fatto fare molti controlli, dai quali non è riuscito a capire nulla. Alla fine mi ha detto che poteva essere lo stress – la risposta che dai quando non si capisce nulla. Mi ha dato un po’ di Trilafon.
– E..?
– Ho seguito la cura ma niente, i glitch continuavano. Non solo, stavo persino peggio. Così niente, ho chiuso con lo psichiatra.
– Non so che dire, hai provato anche altri medici?
– Ho fatto anche una visita neurologica approfondita, una tac, mille analisi del sangue, ma al momento è tutto regolare. Niente anomalie, niente tumori, niente di niente.
– Meno male.
– Sì, ma anche no. Fa quasi più paura. Il problema è che peggiora.
– Cosa ti succede di preciso?
– All’inizio vedevo il suo viso tremolare, come se ci fosse un disturbo di ricezione televisiva, hai presente? Una specie di fruscio, poi si metteva di nuovo in fase.
– Cristo.
– Ed è peggiorata. Non solo nella durata, ma anche nella qualità. Il suo viso, che prima si limitava a vibrare e tornare al suo posto, ha cominciato a cambiare anche nelle forme e nei colori. Una roba un po’ fosforescente, verdina e blu. Nulla di chiaramente riconoscibile ma nemmeno di completamente alieno. Non saprei descriverlo. Hai presente quelle immagini create dalle reti neurali dei computer in cui sembra ci siano degli oggetti e invece non c’è nulla?
– Ovviamente no, non faccio il tuo lavoro.
– Vabbè, è tipo una deformazione, ma nel farlo lascia i confini vaghi, indefiniti. Non è un viso che diventa mostruoso, ma come se apparisse attraverso un filtro… non so, hai presente i papi di Francis Bacon? Una roba così, una specie di filtro orrorifico sulla realtà.
– Non ci sto capendo nulla.
– Tu sei miope no?
– Lo sai.
– Ecco, immagina una cosa tipo l’ammasso sfocato che percepisci quando sei senza occhiali e non riesci a capire che cosa stai vedendo, se fosse perfettamente a fuoco.
– Davvero: boh. Ma sempre il viso?
– No, ora accade con quasi tutto il corpo.
– Merda.
– Già. Inoltre non è più solo una cosa visiva: mi capita di sentire anche la sua voce come se provenisse da una vecchia radio…
– Questa storia è  allucinante.
– Letteralmente. Dura sempre poco, anche se è un poco relativo. Tre secondi sono abbastanza per morire di paura ed essere certi di vedere quel che si vede, ma non per capirci qualcosa. Le prime volte mi spaventavo, gridavo, lui non capiva e inventavo delle scuse. Si è insospettito e preoccupato, anche per questo era d’accordo con lo psichiatra. Ormai ci ho fatto l’abitudine e non mi spavento nemmeno più di tanto, tranne…
– Ma non gli hai detto nulla? Forse dovresti.
– Ci ho pensato. Se non ci fosse stata quella storia di Barbablù ci avrei parlato subito. Ma così, non so, qualcosa mi ferma. Ho paura.
– Ci credo che hai paura.
– Il fatto è che ora…
– Dai non fare così…
– È che non so più che fare.
– Lo so, ti capisco. Ma vedrai che ne veniamo a capo.
– È una roba tremenda, capisci? T r e m e n d a. Ieri io…
– Aspetta ti prendo un fazzoletto.
– Non importa faccio con questo.
– Vuoi un po’ d’acqua?
– Lascia fare, mi riprendo, scusa.
– Scusa di che? Sei stata anche fin troppo forte – e stupida – dovevi parlarmene prima.
– Insomma ieri mi ha baciato e mentre lo faceva è successo. Anche col tatto. Anche col tatto, capisci?
– Ma cosa?
– Ma che ne so, era tipo come toccare un fantasma.
– Mai toccato uno.
– Appunto.
– Non so che dirti, davvero.
– Sono disperata, anche per questo ti ho chiesto aiuto.
– Come nella favola.
– Cosa?
– La moglie di Barbablù viene aiutata dalla sorella.
– Ah già. Ma che faccio adesso, asptto i cavalieri?
– Purtroppo non abbiamo fratelli, dobbiamo cavarcela senza uomini.
– Meglio. Ma non so come.
– Ti succede solo con lui?_
– Sì.
– Lascialo allora. Lo ami?
– Io? Sì certo… insomma, questa storia mi ha messo alla prova ma…
– Così non puoi andare avanti. Se non trovi una soluzione forse dovresti lasciarlo.
– Non credi che il problema sia mio? Che potrebbe ripresentarsi?
– Se non lo sanno i medici figurati io. PeRò no, non è un problema tuo, è vostro. Se ti succede solo con lui è vostro, anche se lo percepisci solo tu.
– In un certo senso è vero.
– Parlaci, diglielo. Vedi come reagisce. Raccontagli tutto e in base alla reazione scopri il da farsi. Che ne sai, forse scompare tutto appena ci parli, così com’è successo all’inizio.
– Forse hai ragione.
– Non vedo alternative, dovete parlarne.
– È che non so come potrebbe reagire.
– Dio santo, si preoccuperà, è ovvio, ma se ti ama cercherà di aiutarti, che deve fare?
– Capirà, per quel che si può capire.
– Non so come potrebbe prenderla.
– State insieme da quanto, dodici anni? Un po’ lo conosci, no?
– In realtà non si conosce una persona neanche dopo cent’anni. Non sai quanto di quel che vedi è una tua proiezione. Le persone non sono un regalo da indovinare prima di scartarlo, non c’è un’essenza definita da scoprire una volta per tutte. Sono più un processo… a dirla tutta questo vale per qualunque cosa_.
– Ora passi da Barbablù al Sofista.
– Dico davvero: non c’è un Alessandro che conosco o non conosco, c’è solo Alessandro più Rosa, o alessandro attraverso Rosa.
– Ok, e ora che questo Alessandro+Rosa è diventato un mostro, come la mettiamo?
– Non è diventato un mostro. C’è come un’interrferenza, qualcosa che si frappone nel passaggio tra Alessandro e Rosa e rende la lettura impossibile.
– Non è che ti sei presa qualcosa di strano ultimamente’
– Niente più in là di una birra. Dai per scontato che quel che vedo sia un’allucinazione: perché è una roba strana, perché lo vedo solo io, perché in qualche modo dura poco… ma non sai con certezza quale delle mie percezioni è corretta, nesusno lo sa.. Se ci pensi tutto è cominciato proprio quando ho messo in dubbio la mia conoscenza, con quella storia della stanza segreta.
– Stanza segreta?
– Sì, il computer, penSavo ancora a Barbablù.
– Basta con questa storia, Alessandro non ha ucciso nessuna ex moglie. Nemmeno ce l’ha una ex. Sei la sua pppdf e unica moglie.
– Sì ma cjf aslkd
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Immagine di Francesco D’Isa

Francesco D’Isa (Firenze, 1980), di formazione filosofo e artista visivo, ha esposto internazionalmente in gallerie e centri d’arte contemporanea. Dopo l’esordio con la graphic novel I. (Nottetempo, 2011), ha pubblicato saggi e romanzi per Hoepli, effequ, Tunué e Newton Compton. Il suo ultimo saggio è in Trilogia della Catastrofe (effequ, 2020) mentre il suo ultimo romanzo è La Stanza di Therese (Tunué, 2017). Direttore editoriale dell’Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste.

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francesca matteoni
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Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/