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Overbooking: Maurice Maeterlinck

Poeta dal piccolo fiore in bocca

di

Marco Vitale

“Tra tante invenzioni, astuzie, differenti precauzioni, citiamo ancora, a titolo di esempio, la prudenza della Hyoseris radiata, piccola pianta a fiori gialli, abbastanza simile al Dente di leone, che si trova spesso sui vecchi muri della Costa Azzurra. Per assicurare nello stesso tempo sia la disseminazione che la stabilità della specie, essa presenta due tipi di semi: gli uni si staccano facilmente e sono dotati di ali per consegnarsi al vento, mentre gli altri, che ne sono sprovvisti, restano prigionieri nell’infiorescenza e non vengono liberati se non quando essa si decompone.” Niente sembra sfuggire al penetrante sguardo di Maurice Maeterlinck mentre si posa su questa quintessenza del regno vegetale che è la vita dei fiori.

Uscito per la prima volta nel 1907 L’intelligence des fleurs (ora in italiano nella bella edizione a cura di Giuseppe Grattacaso, Elliot, 2022) costituisce una significativa tappa che il poeta belga, tra i maggiori della grande stagione simbolista, dedica all’investigazione del mondo naturale. La vita dei fiori, come quella delle api, delle termiti, delle formiche passa davanti alle sue lenti per ricomporsi su una pagina preziosa, ricca di screziature, semitoni, figure retoriche – “Si può credere di cogliere i profumi stessi della luce del sole quando il giorno è più caldo, quando suona mezzogiorno…” ‒ cristalli lessicali che giungono spesso dall’erudizione botanica, ma ad altro, siccome a simbolismo si conviene, rinviano.

Che cos’è allora questo libro singolare? Questo minutissimo osservare “l’umile Salvia” che si riproduce, e così le Ginestre, le povere infiorescenze di macchia o di palude ‒ nella sua densa premessa al testo Grattacaso stabilisce una significativa correlazione con Pascoli, e più avanti con i licheni di Sbarbaro ‒, che cos’è questa luce che permette di cogliere quanto avviene in un tempo segreto, rivelando impensabili stratagemmi e ingegnerie antichissime? Sì, perché “il genio del fiore” ‒ e questo anche a voler “oltrepassare il crinale misterioso e probabilmente immaginario che separa il mondo vegetale da quello animale” ‒ ci precede sul nostro piccolo pianeta con le sue strategie di riproduzione e di difesa, talora elaboratissime e non sempre votate al successo, con il suo anelito alla felicità che deve fare i conti con quanto ne è fisicamente remora, in altri termini con il proprio destino (e questo dovrebbe dire qualcosa anche al distratto sentire di noi progenie sapiens sapiens). Così, quanto non ha il bene di cambiare luogo perché radicato al suolo, pena la sua stessa sopravvivenza, cercherà il più possibile di tendere verso l’alto e trovare nell’aria le proprie probabilità di vita: “Alcuni fiori, gli anemofili, si affidano alla cura del vento. Ma la Salvia, ed è il caso che si ripete più frequentemente, è entomofila, cioè ama gli insetti e si affida solo alla loro collaborazione.”

Siamo dunque difronte a un libro di squisita divulgazione scientifica? Di filosofia della natura? In parte sì, ma siamo soprattutto in presenza di un’opera di poesia, tanto più affascinate in quanto nella sua preziosa tessitura linguistica circola la stessa aria della musica “dopo la battaglia”, della pittura en plein air con le sue meravigliose variazioni cromatiche e di luce, e le pagine sulla vita delle ninfee sono per questo oltremodo suggestive. Sì, c’è la musica che in quegli anni si distacca dall’infatuazione wagnérienne per trovare una dimensione più intima e raccolta, una musica “pittorica”, è stato anche detto, che si nutre della grande poesia della modernità francese ed è appena il caso di ricordare come uno dei suoi capolavori – il Pelléas et Mélisande di Debussy – origini da un dramma di Maeterlinck, seppure il rapporto tra poeta e musicista fu in questo caso tutt’altro che semplice. Si tratta dunque, e appare forse come il pregio maggiore del libro, di una complessità che arricchisce di fascino e satura una pagina a un tempo nitidamente “scientifica” ed evocativa, nutrita di immagini e pensiero, musica essa stessa e non si può concludere questa nota senza dar conto della tenuta con cui Giuseppe Grattacaso – un poeta – ha saputo volgerla nella nostra lingua, con un lavoro sul ritmo attentissimo e senza smagliature.

 

Extrait

traduzione di Giuseppe Grattacaso

“Il mondo vegetale che a noi sembra così pacifico, così rassegnato, dove tutto appare accettazione, silenzio, obbedienza, raccoglimento, è al contrario il luogo dove la rivolta contro il destino è la più veemente e la più ostinata. L’organo essenziale, l’organo che dà nutrimento alla pianta, la radice, la lega indissolubilmente al suolo. Se per noi è difficile scoprire, tra le grandi leggi che ci opprimono, quella che più pesantemente preme sulle nostre spalle, la pianta invece non ha alcun dubbio: è la legge che la condanna all’immobilità dalla nascita fino alla morte. Per questo fin dall’inizio sa meglio di noi, che disperdiamo i nostri sforzi, contro chi ribellarsi, e l’energia della sua idea fissa che sale dalle tenebre delle sue radici per organizzarsi e sbocciare nella luce del fiore è uno spettacolo incomparabile. La pianta si protende tutta intera mossa da un unico disegno: sottrarsi attraverso l’alto alla fatalità del basso, eludere, trasgredire la pesante e oscura legge, liberarsi, rompere la stretta sfera, inventare o invocare le ali, evadere il più lontano possibile, vincere lo spazio in cui il destino la rinchiude, avvicinarsi a un altro regno, penetrare in un mondo mobile e animato…Che ci riesca è sorprendente, così come se noi riuscissimo a vivere fuori dal tempo che un altro destino ci assegna, o ad accedere a un universo liberato dalle più pesanti leggi della materia. Vedremo che il fiore offre all’uomo un prodigioso esempio di insubordinazione, di coraggio, di perseveranza e di ingegnosità. Se, per affrontare le molte fatalità che ci schiacciano, come ad esempio il dolore, la vecchiaia e la morte, avessimo adoperato la metà dell’energia dispiegata da quel piccolo fiore del notro giardino, ci è permesso di credere che la nostra sorte sarebbe molto diversa da quella che è”.

(Maurice Maeterlinck, L’intelligenza dei fiori, Elliot edizioni, Roma, 2022, a cura di Giuseppe Grattacaso pp.24-25)

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francesco forlani
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
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