Quando sento parlare i personaggi

Cristina Vezzaro intervista Antje Rávik Strubel

CV Antje Rávik Strubel, lo scorso anno è uscito in Italia per Voland il tuo Donna blu, vincitore nel 2021 del Deutscher Buchpreis, che ho avuto il piacere di tradurre. La protagonista del romanzo, però, non è la donna blu del titolo. Vuoi raccontarci di lei e di questa scelta?

ARV La mia protagonista è Adina, una giovane donna che parte per il mondo in cerca della paura (il riferimento è alla fiaba dei fratelli Grimm, ndr). E il mondo non si mostra esattamente dal proprio lato migliore. Per fortuna c’è però la donna blu, che impersona la bellezza, la speranza. È una figura nostalgica, ed è stata fondamentale per riuscire a scrivere il romanzo.

CV Dalle letture che ne sono state date sono emersi soprattutto il tema del me-too, la violenza “sessualizzata”, come la definisci tu, nei confronti delle donne; e la necessità di rilettura dei rapporti Est-Ovest (e del superamento di un’Europa a due velocità) attraverso la ricostruzione di una memoria che integri i crimini dello stalinismo contro l’umanità. Sono entrambi temi politici di grande attualità, ma non sono gli unici del romanzo.

ARV No, ci sono anche l’amore, la fiducia e l’interrogativo più antico del mondo: chi sono? E come sono diventata ciò che sono? Il romanzo affronta molti aspetti che prima o poi attraversano le nostre vite. Nella storia d’amore tra Adina e Leonides troviamo poi due personaggi che rappresentano l’Europa odierna. Leonides viene dall’Estonia. Adina dalla Repubblica Ceca. Dopo un’odissea, Adina atterra a Helsinki, dove i due si conoscono. Ho intuito piuttosto in fretta che sarebbe diventato un romanzo sull’Europa. O per essere più precisi: un romanzo che si sarebbe interrogato sul rapporto tra l’Europa dell’Est e l’Europa dell’Ovest. L’ho scritto prima della terribile guerra d’aggressione contro l’Ucraina, quando nessuno in Occidente si occupava più di tanto dei piccoli stati dell’Europa orientale o dei Paesi baltici né del delirio di grandezza di Putin. Lo squilibrio tra Est e Ovest invece a me è sempre interessato, perché io stessa vengo dall’Est. Sono cresciuta nella Repubblica democratica tedesca. Da bambina andavo spesso in quella che allora era la Cecoslovacchia, e questo mi unisce alla mia protagonista.

CV Sebbene tu abbia scritto questo romanzo nel corso di otto anni fino alla pubblicazione nel 2021, i temi trattati non potrebbero essere di attualità maggiore. Anche in Italia i femminicidi si susseguono. La violenza contro le donne sembra non conoscere epoche né confini.

ARV La violenza contro le donne non ha razza, non ha classe, non ha nazionalità né religione. Però ha un genere. Più o meno in questi termini l’ha definita Rebecca Solnit. Prendiamo un aspetto di cui mi sono occupata durante la scrittura: il mito della donna che mente. Uno degli ostacoli principali per arrivare alla condanna degli autori dei reati è dato dal fatto che alle donne non si crede. Fondamentalmente vengono accusate di mentire. È un elemento che è emerso in modo netto man mano che facevo le ricerche per il romanzo. Storicamente il potere, e con esso il potere di parola, è sempre stato maschile. Le donne non erano considerate alla pari degli uomini, così sono state condannate alla vita privata, al silenzio, non hanno avuto accesso alla vita pubblica, alle professioni, alla cultura. Per cui questo mito della donna che mente è secolare: chi non può parlare o esprimersi in pubblico è ritenuto inattendibile non appena prova a farlo. Sono modelli che tutt’oggi caratterizzano la nostra mentalità e anche la legislazione, modelli difficili da scardinare.

CV Storia e letteratura sembrano offrire chiavi di lettura più visionarie della realtà rispetto ai giornali stessi. Hai sempre intravisto nella scrittura questa possibilità?

ARV La letteratura offre la possibilità della lentezza. E quindi dell’approfondimento. Quando scrivo, è raro che mi occupi di attualità. Mi interessano piuttosto i grandi temi che riguardano l’umanità nel suo complesso. Come ad esempio quello dei confini che ci poniamo, che consideriamo invalicabili. Fino a 16 anni ho avuto davanti ai miei occhi un confine molto concreto: il Muro. Da lì nasce il mio interesse per il superamento dei confini. Nei miei primi romanzi seguo le tracce di due sistemi un tempo divisi da un confine: la Germania Est e la Germania Ovest. Poi hanno iniziato a interessarmi i confini invisibili. Perché, ad esempio, riusciamo a pensare solo in termini di due generi opposti. Perché determinati tipi di amore sono oggetto di tabù. A interessarmi poi sono anche i confini linguistici, ovvero l’arricchimento reciproco tra le lingue una volta superati gli ostacoli. Anche per questo ho iniziato a tradurre. Lucia Berlin. Virginia Woolf. Non da ultimo credo nell’idea piuttosto antiquata che i libri possano cambiare in meglio il mondo. Solo che i libri sono come sommergibili. Non sempre il loro effetto si fa vedere subito. Ci vuole tempo.

CV La tua posizione di scrittrice impegnata è ormai nota: che si parli di femminismo, di situazione nella ex Germania Est in vista delle prossime elezioni politiche o di violenza contro le donne, la tua opinione di intellettuale è richiesta. Come vivi il tuo ruolo di scrittrice impegnata a livello sociale e politico? Ti sembra particolarmente di rilievo considerata la situazione attuale?

ARV Dubito che io, in quanto scrittrice, abbia di meglio o di più da dire rispetto ad altri sulla pace nel mondo. Sono però felice che non esista più la figura dell’intellettuale Übervater, un’autorità maschile indiscussa che prende posizione su tutto e tutti, e che si possano invece sentire molte voci diverse. Una certa notorietà offre certo l’occasione – oltre che, mi pare, anche l’obbligo – di esprimere in pubblico il proprio parere. Personalmente intervengo solo se mi sembra di poter dare un contributo concreto. Come all’inizio della guerra d’aggressione della Russia, quando la Germania e l’Italia tardavano ad approvare le sanzioni: in quel momento ho scritto una lettera aperta a Olaf Scholz (uscita sulla FAZ, ndr). Dovevo sfogare il mio malumore, anche perché durante gli otto anni di stesura del romanzo mi era diventato chiaro il monito dei Paesi baltici, perfettamente consapevoli di come Putin stesse riaccendendo il culto di Stalin e pianificando una guerra contro l’Europa.

CV Ai tuoi lettori regali in questo libro un’esperienza di lettura “diversa”: al livello di consapevolezza politica e sociale si intreccia una trama che a sua volta si intreccia con la figura della donna blu, che dà il titolo al romanzo. La scelta di non narrare una storia dalla A alla Z offre ai lettori una possibile apertura alla complessità. Cosa ti guida nella scrittura?

ARV Mi considero certo un’autrice politica, ma la scrittura è un processo estetico. Ed è vero, i miei romanzi non sono mai narrati in modo lineare, è raro che abbiano un andamento cronologico. Mi ripugna profondamente l’idea di raccontare tutto, di spiegare ai lettori fin nei minimi dettagli cosa devono pensare. È una cosa che mi annoia da morire quando leggo, e quando scrivo voglio innanzitutto divertirmi, altrimenti non potrei occuparmi per anni sempre e solo di un argomento. Nel mio caso bisogna anche saper leggere tra le righe. Lavoro volentieri con gli accenni, le allusioni, motivi che si riprendono, riflessioni sulla narrazione, e mi piacciono anche le contraddizioni, mi piace farmi sorprendere, anche da me stessa. Nei miei romanzi si possono trovare gli influssi più vari, dall’elemento giocoso postmoderno della letteratura americana a quello esistenziale di una Ingeborg Bachmann o di Marlen Haushofer fino allo scetticismo di Joan Didion nei confronti della lingua.

CV I piani della realtà, della narrazione e della metanarrazione si intersecano, e ciascuno di loro è caratterizzato da uno stile diverso. Ad accomunarli è però quella “poetica della discrezione” di cui ha parlato la critica tedesca Miryam Schellbach in una delle primissime recensioni uscite in Germania. Come nascono nei tuoi romanzi la voce narrante e le voci dei personaggi?

ARV Lavoro molto con il suono della lingua. Solo quando sento parlare i personaggi inizio a capire chi sono e come sono. Anche la donna blu e lo stile dei passaggi in cui compare sono nati da un dialogo interiore. La voce narrante, decisiva in un testo letterario, nasce dall’interazione tra forma e sostanza, un processo che nemmeno a me è del tutto chiaro. È difficile da descrivere. So però di averla trovata quando il ritmo funziona e la voce mi convince.

CV Una particolarità di questo romanzo è che spicca in un panorama letterario come quello tedesco, caratterizzato negli ultimi anni dalla tendenza all’auto-fiction e alle letterature della post-migrazione. Qual è la situazione attuale?

ARV I testi di auto-fiction vanno per la maggior al momento, ma è una tendenza che non si troverà nei miei libri. Vivo già tutti i giorni con me stessa, perché mai dovrei anche scrivere di me, per quanto in versione romanzata? Mi pare in ogni caso che il ricorso all’Io come voce narrante nella letteratura contemporanea sia piuttosto ingenuo, perché solleva problemi di prospettiva. Continuano a esserci i ben collaudati nonché tradizionali romanzi familiari che abbracciano diverse generazioni. Ed è vero che da qualche tempo c’è più consapevolezza anche rispetto alle tematiche della migrazione e della post-migrazione, spesso mediate a loro volta dal genere del romanzo familiare. Con un leggero ritardo, perfino il nature writing ha conquistato la letteratura tedesca. Una novità è invece data da una consapevolezza queer, femminista, nella letteratura così come nel mondo letterario. Dieci, quindici anni fa, le case editrici, le pagine culturali dei giornali o le istituzioni letterarie erano guidate esclusivamente da uomini, mentre oggi si constata una maggiore diversità nella distribuzione del potere. Nel 2001 sono entrata in un mondo letterario patriarcale ancora fortemente caratterizzato dalla ristrettezza di vedute del dopoguerra della Germania Ovest. Fortunatamente negli ultimi anni la situazione si è vivacizzata. Mi ha fatto piacere, ad esempio, che in Italia e in Spagna Blaue Frau sia stato pubblicato da case editrici fondate da donne (Daniela di Sora, Voland; Silvia Bardélas e Beatriz González, De Conatus, ndr).

CV Oltre che in Italia e in Spagna, il libro è uscito in traduzione anche in Finlandia, in Croazia e in Sud America, e uscirà quest’anno anche in Francia. Lo hai presentato in Bolivia, Argentina e in Spagna nell’ambito di diversi festival, oltre che qui in Italia al Salone del Libro e a Festivaletteratura. Dall’incontro con il pubblico ti sei fatta un’idea della lettura che ne viene data nei vari paesi?

ARV Mi ha sorpreso constatare come in tutti i paesi ci siano stati spunti di discussione. Perfino in Bolivia. E non solo per la dilagante violenza contro le donne. Anche il tema della società a due velocità, purtroppo, è condivisibile un po’ ovunque. Be’, poi ci sono alcune lettrici che si sono innamorate di Leonides, altre che avrebbero voluto salvare Adina…

CV Stai lavorando a un nuovo romanzo?

ARV Sto scrivendo un romanzo dai toni più allegri su una giornalista che cade in rovina. È perfetto per un momento come questo, in cui populisti e autocrati assediano i media pubblici per la loro brama egomaniaca di potere. Sarà, in ogni caso, un romanzo più leggero, vivace. Ci voleva, dopo il lavoro difficile, estenuante di Donna blu. Mi succede spesso che dopo un libro voluminoso e complesso abbia bisogno di scrivere un romanzo più frizzante, brioso.

 

 

 

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giacomo sartori
giacomo sartori
Sono agronomo, specializzato in scienza del suolo, e vivo a Parigi. Ho lavorato in vari paesi nell’ambito della cooperazione internazionale, e mi occupo da molti anni di suoli e paesaggi alpini, a cavallo tra ricerca e cartografie/inventari. Ho pubblicato alcune raccolte di racconti, tra le quali Autismi (Miraggi, 2018) e Altri animali (Exorma, 2019), la raccolta di poesie Mater amena (Arcipelago Itaca, 2019), e i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011), Rogo (CartaCanta, 2015), Sono Dio (NN, 2016), Baco (Exorma, 2019) e Fisica delle separazioni (Exorma, 2022). Alcuni miei romanzi e testi brevi sono tradotti in francese, inglese, tedesco e olandese. Di recente è uscito Coltivare la natura (Kellermann, 2023), una raccolta di scritti sui rapporti tra agricoltura e ambiente, con prefazione di Carlo Petrini.
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