Quella favola della pittura
di Leonardo Canella
- Stai guardando Canella incastrato dentro una sua opera e il tuo bulbo oculare ha piccole scosse. Vede addensamenti, grumi pettinati. Sappi che il rosa delicato sono i succhi gastrici che hanno lavorato bene, dopo cena. Allegri. I grumi pettinati dev’essere un pensiero storto. Materia, cellule al lavoro che si trasformano. È la favola della pittura, quella!
- Tu stai guardando ed io ti consiglio di guardare con la mente analfabeta. Analfabeta, assapora il vuoto tra i segni, occhiolingua che spazzola anfratti tra gli spazi interdentali. Il vuoto dà sapore e troppi denti fa male potrebbe essere un’idea di poetica (dentale, direi). Assaporerai meglio il rosa delicato e i grumi pettinati. Scoprirai addensamenti e piccole scosse di piacere. Nuove.
- Ti dico una cosa: io ho la mente analfabeta quando dipingo. Senza pensieri incastrati nelle parole. I fiori del ciliegio, il sole sul collo, una coccinella infragilita. I fiori del ciliegio…l’ho detto? La mia mente fa ripetizioni, sgrammaticature, salti. E vi si aggrappa, analfabeta. Sul foglio, sulla tela.
- Intanto ascolto gli urti dell’uovo nel pentolino sul tavolo della cucina. Quando dipingo. O assaporo una glassa medusacea acida lucente. Nella mente. Acquosa direi che ci nuoti dentro con gli odori della tua pelle e i sensi tirati… LA LUNA!!! e lo sfrigolio del freezer che fa tanto poesia. C’è sempre la luna incastrata nello spazio aggrumato fra i segni che vedi. Spalmata, senza pensieri. Analfabeta pure lei. Cercala!
- Pensieri-sensazioni che fluttuano nella mente. La scrittura li afferra nel picchiettio delle lettere, veloce. Striscia invece più lenta la pittura e fa la sua bava schiumosa sulla tela, sul foglio. Rimangono atomi addensati che ora macchiano il tuo occhio di pixel colorati. Sulla tela, sul foglio dove io non ci sono. Piccole scosse di piacere.
- Io sono già da un’altra parte. Butto la spazzatura, schiaccio una zanzara, mangio l’uovo sodo cotto nel pentolino (vedi sopra). O disteso freddo sento il biscio schifoso che si insinua tra il pezzo di pollo incastrato tra i denti. Nel buio. Te ne mancano quattro, dice. Di denti. Il ragno peloso titilla invece tra i bulbi oculari e i cespugli piliferi, una glassa medusacea spalamata su di me. Acida lucente…LA LUNA!! Un sogno. C’è la spesa da fare, mi sveglia la Polly.
- In rete trovi pezzi di me. Cose accadute parole incontri. Sappi che non sono io. E non saprei neppure dirti chi sia, quello. Leonardo Canella è nato a Bologna nel 1971 è tutto il mio curriculum. Di mio, ti consiglio di afferrare Canella incastrato dentro una sua opera. Basta. Lascia il tuo occhiolingua libero di assaporare, di non capire o di pensare di avere capito. Costruisci storie, tu ed io ci incontreremo nelle trame che avrai saputo tessere.
- Questa è la favola della pittura. Materia, cellule al lavoro che si trasformano. Con la mente analfabeta il sole sul collo e i fiori del ciliegio. E i grumi pettinati. Stai guardando Canella incastrato dentro una sua opera. Adesso sai che lui è alla Despar vicino casa a fare la spesa. E sai che il rosa delicato e i grumi pettinati sono i succhi gastrici che hanno lavorato bene. Ieri, dopo cena. E la luna sfrigola tra i segni. E’ la favola della pittura, quella!
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Immagine: opera di Leonardo Canella

Frammenti molto belli, (ri)scoperte. Grazie.
L’opera è quella dell’immagine di copertina, suppongo. Può dirmi l’autore qualcosa in più del quadro? Vedo un nucleo, una cellula. O forse l’occhiolingua. Ingrandendo non riesco però a capire con che materiali è stata fatta: sembra grana di pastelli ad olio (il giallo), ma non solo, o forse nemmeno.