Πόθος e altre poesie

di Maddalena Claudia Del Re

 

Πόθος

Predispongo,
da luoghi lontani,
invisibili ad altri,
la mente,
l’animo,
le mani al fare.

Staccando dall’esile fusto del Πόθος
la foglia ingiallita,
do ordine al mondo.

***

Funerali accanto

Figli, morti, funerali accanto.
Fosse comuni. No benedizioni.
No riti funebri scanditi
da ritmi consolanti forgiati nei millenni.

Mariti, mogli, funerali accanto.
Padri, madri, funerali accanto.
Fosse comuni.

Tutto si invola.
Tutto si contorce.
Le mani, dita ossute, occhi, strabismi.

Amici, amiche, funerali accanto.
Il gatto del vicino. Funerale accanto.

Campane, muezzin, il sacro Gange.
Sassi sul marmo. Fiori sul marmo.
La croce, mezzaluna, stella di Davide.

Ingenuo Ganesh con i colori sgargianti delle spezie profumate.
Macabro Cristo col tuo corpo nudo martoriato e offeso e sanguinante,
esposto,
accessibile,
anestetizzato nelle infinite ripetizioni.

Potente Madonna di misericordia.
Potente Madonna di salute.
Potente Madonna della serpe. Schiacci il male col piede di tuo figlio.

Distanti stelle. Non insegnate più la via.

Mare. Ricoprimi. Spuma nel naso e acqua nei polmoni.

Sole. Riscaldami. Bruciami. Inceneriscimi. In un parcheggio d’asfalto bollente dove non trovo più la mia auto.

Vento. Vertigine di foglie secche e cartacce.
Stracci,
gomiti consumati nell’attesa della tua venuta.
Vento. Violento, sollevami
1000 piedi da terra
e poi rallenta,
calmati,
chetati,
tranquillizzati,
fermati, fermami,
lasciami precipitare,
guardami precipitare,
sfracellare
ossa umane
sul marciapiede dissestato di questa Roma disgregata, disordinata, degradata, maltrattata, abbandonata, sozza e irrecuperabile.

Non vi trovo più.
Non mi trovo più.

***

Funerali accanto – seguito

Le ossa impattate sull’asfalto del parcheggio
il brecciolino lacera lo zigomo già frantumato
sangue e saliva dal labbro spaccato
copertoni di auto e tubi di scappamento
i miei occhi si schiudono appena.
Rumori di tacchi scolpiti nell’aria.
Aspetto qualcosa.
La morte o un camice bianco

La pelle respira avida
il bello della terra.
Ancora mi nutro.
Ancora mi nutri.

Castel del Monte,
le sue geometrie.
Il falcone si posa sul braccio,
protetto dal cuoio oleato, inciso, traforato,
del rosso imperatore.
Rivolge lo sguardo alla piana
il rosso imperatore.
Io poso lo sguardo alla piana
compresa e sopraffatta.

San Giorgio Maggiore
sorgi dalle acque
innalzata con gesto magico
di serenissime simmetrie.

Mi emoziono
e forse mi ritrovo.

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davide orecchio
davide orecchio
Scrittore e giornalista. Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: d.orecchio.nazioneindiana(at)gmail.com. Il materiale deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I tempi di lettura sono lunghi. Pubblico i testi che mi piacciono avvisando in anticipo l'autore, ma in caso di mancata pubblicazione non posso rispondere, mi dispiace.
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