Vacanze hegeliane. Magritte, Lenin e Zetkin persi in un bicchiere d’acqua

 

Les vacances de Hegel (1958)

(olio su tela, 60×50, collezione privata*)

di Jamila Mascat

Pare che René Magritte amasse chiamare a raccolta i suoi amici per ricevere suggerimenti su come battezzare le sue opere. In realtà, stando a quanto riportato da sua moglie Georgette, “spesso accadeva che, il giorno dopo, non fosse più soddisfatto delle loro invenzioni [le proposte suggerite dagli amici] e scegliesse allora un nome che piacesse a lui”.

Nel 1958 Magritte dipinse il quadro qui sopra che, come già “La dialectique appliquée” (1944-45) e “L’Éloge de la dialectique” (1937), avrebbe ricevuto un titolo d’ispirazione hegeliana. Non è chiaro se, in questo caso, “Les vacances de Hegel”  fosse stato concepito da Magritte o suggerito dall’amico e poeta surrealista belga Paul Nougé.

In una lettera al critico Suzi Gablik, l’artista spiegava così la genesi dell’opera :

“Il mio ultimo quadro è nato con la domanda: come mostrare un bicchiere d’acqua in un dipinto in modo tale che non risulti indifferente? O capriccioso, arbitrario,  debole – ma, permetteteci l’espressione, con genio? (senza falsa modestia). Ho cominciato disegnando tanti bicchieri d’acqua, sempre con un segno lineare sul bicchiere. Questa linea, dopo il centesimo o il centocinquantesimo disegno, si è allargata e alla fine ha preso la forma di un ombrello. L’ombrello è stato poi inserito nel bicchiere e, per concludere, sotto il bicchiere. Che è l’esatta soluzione alla domanda iniziale: come dipingere un bicchiere d’acqua con genialità. Ho poi pensato che Hegel (un altro genio) sarebbe stato molto sensibile a questo oggetto che ha due funzioni opposte: allo stesso tempo non ammettere l’acqua (respingerla) e ammetterla (contenerla). [Hegel] Ne sarebbe stato deliziato, credo, o divertito (come in vacanza), e ho chiamato il quadro Le vacanze di Hegel“. (R. Magritte, Les mots et les images).

Ma l’idea che l’unità degli opposti espressa dal bicchiere avrebbe mandato Hegel in vacanza, non è l’unica speculazione possibile sui riferimenti dialettici contenuti nel dipinto. In fondo perché un bicchiere d’acqua? Come non pensare a Bucharin, e di rimando a Lenin?

In “Lenin e il movimento femminile” (1925) Clara Zetkin ricorda a distanza di qualche anno il suo incontro con il leader bolscevico a Mosca per discutere della questione.

“La nostra prima lunga conversazione su questo argomento ebbe luogo nell’autunno del 1920, nel suo grande studio al Cremlino. Lenin era seduto davanti al suo tavolo coperto di libri e di carte, che indicavano il suo genere di occupazione e il suo lavoro, ma senza ostentare ‘Il disordine dei geni'”.

Dopo aver tessuto le lodi delle “magnifiche operaie russe”, Lenin, curioso, chiese a Zetkin: “Ma ditemi, come va il lavoro comunista all’estero?”

E Zetkin riferì soprattutto della situazione in Germania, e di “Rosa [Luxemburg che] riteneva della più gran­de importanza conquistare alla lotta rivoluzionaria le masse femminili”.  Purtroppo, quanto alla situazione negli altri paesi in Europa, disponeva di “informazioni limitate, dati i collegamenti deboli ed irregolari che esistevano tra i partiti aderenti all’Internazionale comunista”.

Lenin si dimostrò un ascoltatore paziente, interessato anche ai dettagli apparentemente irrilevanti. “Non conosco nessuno che sappia ascoltare meglio di lui, osservò Zetkin, classificare cosi presto i fatti e coordinarli, come si poteva vedere dalle domande brevi, ma sempre molto precise che mi rivolgeva ogni tanto mentre parlavo, e dalla maniera di ritornare poi su qualche particolare della nostra conversazione”.

Desideroso di saperne di più Lenin continuò incalzando Zetkin: “Come insegnate alle compagne? Questo problema ha un’importanza decisiva per il lavoro da svolgere tra le masse. Esso esercita una grande influenza perché penetra proprio nel cuore delle masse, perché le attira a noi e le infiamma. Non posso ricordarmi in questo momento chi è che ha detto: non si fa nulla di grande senza passione [ma come può non ricordarselo? Hegel! “Dobbiamo dire in generale che nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passione”, G. W. F. Hegel,  Lezioni sulla filosofia della storia (1837), I, 62-63, La Nuova Italia, Firenze, 1981, pp. 73-74]. Ora, proseguì e concluse Lenin, noi e i lavo­ratori del mondo intero dobbiamo veramente compiere ancora grandi cose.”

Ma la domanda – Come insegnate alle compagne? – non era ingenua, e mirava ad una risposta precisa.

“Senza attendere la mia risposta, Lenin continuò:  “La lista dei vostri peccati, Clara, non è ancora termi­nata. Ho sentito che, nelle vostre riunioni serali dedi­cate alle letture e alle discussioni con le operaie, voi vi occupate soprattutto delle questioni del sesso e del ma­trimonio. Questo argomento sarebbe al centro delle vo­stre preoccupazioni, del vostro insegnamento politico e della vostra azione educativa! Non credevo alle mie orecchie.”

Zetkin contrastò l’idea di Lenin secondo la quale “questa abbondanza di teorie ses­suali, che non sono in gran parte che ipotesi arbitrarie, provenga da necessità tutte personali, cioè dal bisogno di giustificare agli occhi della morale borghese la pro­pria vita anormale o i propri istinti sessuali eccessivi e di farli tollerare”.

“Feci notare, rispose Zetkin, che le questioni sessuali e matrimoniali in regime di proprietà privata suscitavano problemi molteplici, che erano causa di contraddizioni e di sofferenze per le donne di tutte le classi e di tutti gli strati sociali. La guerra e le sue conseguenze, dicevo, hanno aggravato all’estremo per la donna le contraddizioni e le sofferenze che esistevano prima nei rapporti tra i sessi. I problemi, nascosti finora, sono adesso svelati agli occhi delle donne, e ciò nell’atmosfera della rivoluzione appena cominciata. Il mondo dei vecchi sentimenti, delle vecchie idee scricchiola da ogni parte. I legami sociali di una volta si in­deboliscono e si spezzano. Si vedono apparire i germi di nuove primizie ideologiche, che non hanno ancora preso forma, per le relazioni tra gli uomini. L’interesse che que­ste questioni suscitano esprime il bisogno di un nuovo orientamento. Qui appare anche la reazione che si pro­duce contro le deformazioni e le menzogne della società borghese. Il cambiamento delle forme matrimoniali e fa­miliari nel corso della storia, nella loro dipendenza del­l’economia, costituisce un buon mezzo per sradicare dallo spirito delle operaie la credenza nella perennità della so­cietà borghese. Fare la critica storica di questa società significa sviscerare senza pietà l’ordine borghese, mettere a nudo la sua essenza e le sue conseguenze e stigmatizzare tra l’altro la falsa morale sessuale. Tutte le strade condu­cono a Roma. Ogni analisi veramente marxista riguar­dante una parte importante della sovrastruttura ideolo­gica della società o un fenomeno sociale notevole deve condurre all’analisi dell’ordine borghese e della sua base, la proprietà privata; ciascuna di queste analisi deve condurre a questa conclusione: « Bisogna distruggere Car­tagine ».”

Lenin sorrise soddisfatto, per un verso, dell’arringa di Zetkin, ma continuò con tono sempre più inquisitorio:  “Molto bene. Voi avete l’aria di un avvocato che difende i suoi compagni e il suo partito. Certo, ciò che dite è giusto. Ma potrebbe servire soltanto a scusare l’er­rore commesso in Germania, non a giustificarlo. Un errore commesso resta un errore. Potete garantirmi seriamente che le questioni sessuali e matrimoniali non sono discus­se nelle vostre riunioni che dal punto di vista del materialismo storico vitale, ben compreso?”.

E poi, come in un crescendo, scettico e quasi condiscendente: “Ditemi, vi prego: è proprio questo il momento di tenere occupate le operaie mesi interi per parlare loro del modo con cui si fa all’amore […]?”.

Zetkin si difese da “l’accusa di restare ancora fedele alle sopravvivenze del­l’ideologia socialdemocratica e dello spirito piccolo borghese di vecchio stile”, reclamando tutta l’importanza vitale della faccenda.

Lenin irremovibile continuò a dipanare lungamente il suo pensiero.

E fini per perdersi in un bicchiere d’acqua:

« Nel suo nuovo atteggiamento nei riguardi delle questioni concernenti la vita sessuale, la gioventù si richiama naturalmente ai principi, alla teoria. Molti qua­lificano la loro posizione come “rivoluzionaria” e “comunista”. Essi credono sinceramente che sia così. A noi vecchi non ce la danno a intendere. Benché io non sia af­fatto un asceta malinconico, questa nuova vita sessuale della gioventù, e spesso anche degli adulti, mi appare molto spesso come del tutto borghese, come uno dei molteplici aspetti di un lupanare borghese. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la “libertà dell’amore”, cosi come noi comunisti la concepiamo. Voi conoscete senza dubbio la famosa teoria secondo la quale, nella società comunista, soddisfare i propri istinti sessuali e il proprio impulso amoroso è tanto semplice e tanto insignificante quanto bere un bicchier d’acqua. Questa teoria del “bicchier d’acqua” ha reso pazza la nostra gioventù, letteralmente pazza.

« Essa è stata fatale a molti giovani e a molte ra­gazze. I suoi sostenitori affermano che è una teoria marxista. Bel marxismo quello per cui tutti i fenomeni e tutte le modificazioni che intervengono nella sovrastrut­tura ideologica della società si deducono immediatamen­te, in linea diretta e senza alcuna riserva, unicamente dalla base economica! La cosa non è così semplice come ha l’aria di esserlo. Un certo Friedrich Engels, già da molto tempo, ha sottolineato in che consiste veramente il materialismo storico.

« Io considero la famosa teoria del “bicchier di acqua” come non marxista e antisociale per giunta. Nella vita sessuale si manifesta non solo ciò che noi deriviamo dalla natura ma anche il grado di cultura raggiunto, si tratti di cose elevate o inferiori.

« Engels, nella sua Origine della famiglia, mostra l’importanza propria dello sviluppo e dell’affinamento dell’impulso sessuale in rapporto all’individuo. I rap­porti tra i sessi non sono semplicemente l’espressione del giuoco della economia sociale e del bisogno fisico, dissociati in concetti mediante un’analisi psicologica.

« La tendenza a ricondurre direttamente alla base economica della società la modificazione di questi rap­porti, al di fuori della loro relazione con tutta l’ideologia, sarebbe non già marxismo, ma razionalismo. Certo, la seta deve essere tolta. Ma un uomo normale, in condizioni ugualmente normali, si butterà forse a terra nella strada per bere in una pozzanghera di acqua sporca? Oppure berrà in un bicchiere dagli orli segnati da decine di altre labbra? Ma il più importante è l’aspetto sociale. Infatti, bere dell’acqua è una faccenda personale. Ma, nell’amore, vi sono interessate due persone e può venire un terzo, un nuovo essere. È da questo fatto che sorge l’interesse so­ciale, il dovere verso la collettività. Come comunista, io non sento alcuna simpatia per la teoria del “bicchier d’ac­qua”, benché porti l’etichetta del “libero amore”. Per di più, oltre a non essere comunista, questa teoria non è neppure nuova. Voi vi ricordate certamente ch’essa è stata “predicata” nella letteratura romantica verso la metà del secolo passato come “emancipazione del cuore”, che la pratica borghese cambiò poi in “emancipazione del­la carne”. Allora si predicava con maggior talento d’oggi. Quanto alla pratica, non posso giudicarne.

«Io non voglio affatto, con la mia critica, predi­care l’ascetismo. Sono lontanissimo da ciò. Il comuni­smo deve apportare non l’ascetismo, ma la gioia di vivere e il benessere fisico, dovuti anche alla pienezza dell’amore. Secondo me l’eccesso che si osserva oggi nella vita sessuale non produce né la gioia né il benes­sere fisico ma, al contrario, li diminuisce. Ora, in tem­pi rivoluzionari, ciò è male, molto male.”

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*L’opera ha sempre fatto parte di collezioni private: prima acquisita dalla Iolas Gallery, New York nel 1959, passa di seguito a William Copley (Los Angeles), Paul Kantor Gallery (Los Angeles) e infine alla Galerie Isy Brachot (Bruxelles). Da qui nel 1979 viene acquisita da un altro collezionista privato che a sua volta l’ha rivenduta tramite Christie’s nel 2011 all’attuale proprietario al prezzo di 10,162,500 USD.

(c) Ringrazio Nikita Dhawan che,  a Dresda, durante una conferenza su Hegel e la riproduzione sociale, mi ha fatto conoscere questo dipinto.

 

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jamila mascat
jamila mascat
Jamila M.H. Mascat vive a Parigi e insegna presso il dipartimento di Cultural Studies dell'Università di Utrecht, in Olanda. Si occupa di filosofia politica e teoretica, marxismo contemporaneo, critica postcoloniale e teorie femministe. Nel 2011 ha pubblicato Hegel a Jena. La critica dell'astrazione. Ha co-curato Femministe a parole (2012); G.W.F. Hegel, Il bisogno di filosofia. 1801-1804 (2014); M. Tronti, Il demone della politica (2017); Hegel & Sons. Filosofie del riconoscimento (2019); The Object of Comedy. Philosophies and Performances (2020); A. Kuliscioff, The Monopoly of Man (2021).
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