La verità e la biro
Gianni Biondillo intervista Tiziano Scarpa
Tiziano Scarpa, La verità e la biro, Einaudi, 2023
La verità e la biro non sembra un romanzo. È un memoir, un diario, un saggio, un viaggio, una raccolta di aneddoti. O forse, proprio per questo, è un romanzo?
È un libro autobiografico. Non mi interessa etichettarlo, è più importante di cosa parla. Il tema è la sincerità. Ho raccontato varie situazioni in cui le persone mi hanno sbattuto in faccia una rivelazione. Nell’amore, nel lavoro, a scuola, fra amici. Ho preso spunto da una vacanza in Grecia con mia moglie, dove sono successe cose che mi hanno messo in discussione. E da lì ho rievocato tanti episodi spassosi o inquietanti della mia vita in cui la franchezza tra le persone ha rotto l’ipocrisia e la reticenza su cui si fonda la società.
Per tutto il libro ripeti di continuo che ci stai dicendo la verità. Perché? Non ci credi neppure tu?
Lo faccio per sottolineare che quegli episodi non sono inventati ma mi sono accaduti davvero. Sono talmente comici o inconsueti! Ho raccontato solo cose vere.
Lo scrittore è un narcisista, un performer, un esibizionista, un gladiatore. Cos’è?
Più che “lo scrittore”, mi interessano le persone. Tutti dicono che la società attuale ci incoraggia a essere narcisisti ed esibizionisti. Correggerei questo giudizio un po’ moralistico aggiungendo che quest’epoca ci fa diventare gladiatori: non ci limitiamo a recitare sulla scena, ma combattiamo nell’arena, ferendoci e facendoci male. Succede nei social, e non solo.
Perché il corpo e il sesso – al punto da esibirli di continuo – sono così importanti per raggiungere la verità?
Non è esibizione, perché la scrittura non mostra: è descrizione, non immagine. Quindi mantiene un suo pudore anche quando è sfacciata, rispetto a ciò che viene spiattellato sugli schermi. Comunque, non basta l’intimità per essere sinceri. Chi è la persona che stai abbracciando? Che cosa le passa per la testa mentre le dai un bacio? In certi casi mi è capitato di scoprirlo a scoppio ritardato, e l’effetto è stato sconcertante; anche se oggi, a raccontarlo dopo tanti anni, fa parecchio ridere.
L’esergo del libro pare paradossale. Giunti alla fine, molto meno. Posso chiederti come stai?
Meglio, grazie. Quell’avvertenza iniziale serve a far capire ai lettori che gli aneddoti sensuali non sono vanterie, ma reminiscenze malinconiche di chi ha avuto un danno fisico. È solo un accenno, perché l’argomento del libro è la sincerità fra le persone, non la mia salute.
(precedentemente pubblicato su Cooperazione nel 2023)
