Buena Vista Social Club: Alessandro Trocino


Roggero è l’eroe di Salvini e di Vannacci, ma anche di milioni di italiani, a quanto pare. I nomi di Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino non li ricorda nessuno, invece. Tranne i familiari, che erano in prima fila al processo. Carla, sorella di Spinelli, dice: «Andrea era un orsacchiotto, un pantofolaio che alle nove si addormentava davanti alla tv, una persona benvoluta da tutti che lavorava nei cantieri in nero. Non ci aspettavamo una cosa così. Non siamo famiglie borghesi, siamo famiglie che lavorano e portano il cibo in tavola e il giorno dopo uguale». Mazzarino aveva 58 anni, una moglie e due figli piccoli. Per il manifesto funebre, i familiari hanno scelto una foto dove sorride, con un bicchiere di vino in mano.
Di sicuro, non erano stinchi di santo. Spinelli sarà stato «un orsacchiotto», ma è accusato di avere già partecipato a un’aggressione in un cantiere edile. E quel giorno, i rapinatori hanno impugnato un coltello e una pistola, per quanto finta. Anche di Roggero ci sono storie poco commendevoli, anche se naturalmente non paragonabili. In piena notte si presenta a casa del fidanzato della figlia e lo prende a pugni, puntando una pistola addosso a lui e ai genitori. «E non finisce qui, bastardo», minaccia. È il 2005 e Roggero patteggia una pena di due mesi per quell’aggressione. Forse anche in quel caso pensava fosse legittima difesa. «Da padre», come direbbe Salvini.
Nessuno è perfetto, anche se genitore, anche se nonno, anche se gran lavoratore, anche se con gilet rassicurante. Uno poi può essere «un orsacchiotto» e organizzare una rapina, essere un buon padre di famiglia, «un uomo tranquillo» e trasformarsi in un giustiziere, stile «Un borghese piccolo piccolo», alla Monicelli e Sordi.
Meritava di essere rapinato, e per molte volte, Roggero? No, è uno scandalo, un disastro, un fallimento dello Stato se un onesto lavoratore deve vivere in queste condizioni. Servirebbe, appunto, lo Stato, a difenderlo, a impedire che accada ancora, a prevenire, indagare, arrestare e anche a costruire una società con meno squilibri, che limiti al massimo certe deviazioni criminali.
Meritavano di essere uccisi i due uomini (che non erano solo «rapinatori»)? C’è un video di quel giorno, il 28 aprile del 2021. I tre entrano nella gioielleria di Grinzane Cavour e minacciano con un coltello e una pistola giocattolo Roggero, la moglie e la figlia. Poi escono ed entrano in macchina, pronti per fuggire. Ma Roggero si precipita fuori con un revolver e li colpisce tutti, uno dopo l’altro. Scarica addosso a ognuno un proiettile calibro 38. A uno gli spara una seconda volta, a freddo. Mazzarino muore subito. Modica viene colpito alla gamba, il terzo prova a scappare ma inciampa. Roggero lo insegue e lo prende a calci in testa.
Anche Spinelli muore. Roggero torna in negozio e telefona ai carabinieri. Sono innocente, giurerà poi, avevo paura che quei tre tornassero indietro a finire il lavoro. Il pm non è d’accordo: non è legittima difesa, ma «illegittima vendetta». I giudici neanche.
Dopo la condanna, quella che sembra una battaglia di una destra un po’ da far west è diventata la battaglia di tutto il centrodestra di governo, Forza Italia e Noi moderati compresi. Ha cominciato Salvini, chiedendo la grazia, suggerita da Cruciani. Ora tutti i parlamentari di centrodestra raccolgono le firme per chiedere che gli venga concessa la grazia. Anche il governatore Alberto Cirio, Forza Italia, ha espresso solidarietà, con una sorta di antropomorfizzazione della Regione, a sua insaputa: «Il Piemonte non lo lascia da solo». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio – il capoufficio, diciamo così, di quei magistrati che lo hanno condannato -, ha avviato l’istruttoria per chiedere la grazia. Guido Crosetto, ministro della Difesa, e non ancora dell’autodifesa, è affranto: «Ciò che è accaduto a Mario Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare. Va esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa». Si sottolinea che Roggero ha addirittura 72 anni e finirà in carcere. Uno scandalo, uno schifo, come è possibile? Tutto vero, uno scandalo e uno schifo, ma Roggero andrà a fare compagnia agli altri 1.300 ultrasettantenni, molti malati cronici, che sono dietro le sbarre da anni. A Opera lo scorso anno c’era un detenuto di 90 anni, cieco. I medici hanno scritto che ha un grave «declino cognitivo» e servirebbero cure. Le uniche gliele dava il compagno di cella, un giovanotto rispetto a lui, solo ultra settantenne, che gli versava la minestra, rifaceva il letto e lo sorreggeva quando la stampella lo abbandonava. Un anno dopo, chissà.
Tornando a Roggero, ci sarebbe la legge, da rispettare. Ma non è più questione né di garantismo né di giustizialismo. È saltato tutto. Il governo ha persino fatto approvare nel ddl sicurezza, varato il giorno prima della condanna, una norma che vieta il risarcimento da parte di chi viene condannato per un atto di reazione a un’aggressione (non si applica a Roggero, perché non può essere retroattiva). Salvini vuole ampliare «il perimetro e il concetto» della legittima difesa, già scardinata in passato. Come si può fare? Si potrebbe scrivere così, per non consentire troppi margini ai magistrati troppo teneri: «Chi subisce un furto o una rapina può reagire sparando sul posto all’aggressore. È consentita l’esecuzione se l’uomo o la donna è in fuga, anche sparando alla schiena». Con questa stesura dovrebbe integrare tutti i requisiti richiesti per consentire la massima sicurezza ai rapinati.
Persino i 5 Stelle, che certo non hanno nel loro Dna il garantismo né sono particolarmente sensibili ai diritti civili, si sono ribellati. I componenti M5s nelle commissioni Giustizia hanno scritto una nota per dire no alla legge del taglione, no all’occhio per occhio. Se non sanno cosa scrivere nel famoso programma del campo largo, potrebbe essere un buon inizio. La sensazione è che la maggioranza stia cogliendo una bella opportunità per distogliere l’attenzione da quei problemi volgari di «vigliaccheria» e «tradimento» in Parlamento e che abbia colto l’occasione al balzo per concentrarsi sull’unico tema, insieme all’immigrazione, che gli porta voti: la sicurezza.
E il Pd che dice? Nelle agenzie, negli ultimi tre giorni, non risulta nulla, se non un anonimo consigliere regionale piemontese. Il tema è impopolare, certo. Tutti i commentatori glielo dicono da sempre alla sinistra: attenti che se sottovalutate la sicurezza perdete. E loro, invece di spiegare per l’ennesima volta che sicurezza è prevenzione e solo in parte repressione, che peraltro compete allo Stato e non al singolo cittadino, fanno finta di nulla, che non si sa mai. Né con la legge del taglione né contro.
E la grazia? Forse è la prima volta che un’intera maggioranza politica, un governo compatto, interviene ufficialmente – il giorno dopo una condanna – per chiedere al capo dello Stato di graziare un colpevole di omicidio. Il Presidente potrebbe aver avvertito una certa pressione sulla giacchetta. Peraltro, c’è una procedura precisa per la grazia. Che deve essere chiesta dal condannato, dai familiari o dall’avvocato. Servono poi «segni di pentimento». Il magistrato di sorveglianza deve verificare la sussistenza dei requisiti, comunicarli al Guardasigilli che può avviare la pratica. A oggi al Quirinale non risulta che sia stata presentata nessuna pratica. Nel pomeriggio, poi, è successo quel che si capiva sarebbe successo. Sergio Mattarella ha convocato il ministro e gli ha spiegato (al ministro!) che la grazia non spetta a lui ma al Quirinale. Nel linguaggio felpato, ma non troppo si traduce con: «Il presidente della Repubblica ha puntualizzato i limiti delle attribuzioni del Ministro, in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica». La forzatura istituzionale, per ora, è stata bloccata.
Nel frattempo, Roggero non ha ancora deciso se consegnarsi e andare in carcere, come aveva invece annunciato. I siti scrivono che potrebbe prima pubblicare un nuovo video di addio, dopo quello di ieri. Di certo non dirà una parola su quei due che ha ucciso: non l’ha mai detta. Non ha chiesto scusa – perché si sente innocente -, ma non ha neanche detto una parola di umana pietà, per due vite andate perse, comunque sia andata. Il cantante Paolo Belli è devastato e si sta disperando per avere investito e ucciso involontariamente un uomo, mentre andava in bicicletta. Roggero ne ha uccisi due a pistolettate, di proposito, ma non prova pubblicamente rimorso né misericordia. Davvero, a cosa serve il carcere, in un caso come questo, visto che il condannato pensa di avere ragione e gliela danno il ministro della Giustizia, e anche la premier. Di quale rieducazione parliamo? Di quale carcere? Di quale sistema penale? Di quale giustizia?
Questa rubrica è normalmente dedicata alle “cose belle” trovate sui Social, a dimostrazione del fatto che fare rete è oggi, più che mai, una risorsa. Oltre alle cose anche le persone attraversano talvolta le misteriose maglie delle reti, e sconfinano come pensieri liberi.
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Questo articolo, letto sulla pagina facebook dell’autore, è stato pubblicato originariamente nella newsletter del Corriere della Sera Il Punto – La Rassegna
