L’operaio e la morte
di Vladimir Sabourín
traduzione di Alessandra Bertuccelli
Encomio dei beati della pacifica transizione
Poema documentario
[un estratto]
Amanti-della-pacifica-transizione ebbene voi amaste
La pacifica transizione verso il capitalismo con previdenza
Giusto una quindicina d’anni dopo la sanguinosa
Continuazione del monarco-fascismo nel potere
Popolare della borghesia rossa
(Con la venuta di Simeone II si capì perché
Non senza la coscienza sporca
Parlavate di monarco-fascismo)
Cercando questo Paradiso terrestre al vertice
Del Purgatorio capitalista
Voi abbandonaste il padre e la madre
I fratelli e le sorelle le compagne e i compagni
E registraste la prima società oltreconfine
Nel 1961 a Vaduz in Liechtenstein
Essa fu creata dalla Prima direzione della DS (1)
La nave madre di tutte le ditte oltreconfine
Madre della pacifica transizione verso il capitalismo
Negli anni 60 ai movimenti di sinistra raccontavate
Del pieno soddisfacimento della popolazione
Compravate latte condensato dall’Olanda
E sapone dalla Francia per l’Algeria vendevate
Senza il permesso per l’esportazione diretta kompot di frutta
Per la Germania Ovest e giacche di pecora per la Gran Bretagna
Per voi la sinistra era un’eresia della grande città
Che presto sconfiggeste venuti dalla campagna
Con le pezze da piedi dell’Armata Rossa
Autorizzaste le ditte straniere
A intraprendere liberamente iniziative
Economiche private
E disciplinate da meccanismi di mercato violando
I canoni dell’economia pianificata
Socialista fino a che Brežnev
Non vi dette il benservito e per ancora un po’
Vi infilaste coppola e ciocie
Borghesia rossa in veste d’agnello
Con la bava alla bocca dallo sforzo
Il Coppola (2) si rammenta il Tribunale popolare (3)
E sacrifica l’ufficiale della DS che aveva fondato la prima
Società oltreconfine nel Principato di Bulgaria oramai
Un traditore Chi può cadere così in basso da dare navi
Di proprietà nazionale a uno straniero
Se non un vigliacco e un traditore Chi altro
Può essere fucilato se non
Un tale vigliacco e traditore ha la bava alla bocca
Il Coppola alla seduta da infarto del Politbjuro
Messo a pecora davanti all’URSS Brežnev
Non è uno straniero il culo del Coppola è
Il suo Governatorato subdanubiano
Il suo usuale paese natale e il suo venire
Al tempo dell’epurazione nelle ditte oltreconfine
Sospettati di deviazione di destra e via
Jugoslava al socialismo dai compagni sovietici
Dopo la Primavera di Praga voi stabilite
Che il ghibli un vento del deserto fa seccare
Il vostro volterriano giardino coltivato
In Libia dopo investimenti da 300.000 dollari
Ciò viene constatato dagli zelanti giovani volontari
Del capitalismo rosso
Nel deserto libico
Il vostro è un capitalismo da trafficanti
Avete cominciato con il contrabbando di orologi
Dalla Svizzera per la Turchia quando tin tin sonando
con sì dolce nota che ‘l ben disposto spirto d’orror turge
La DS riporta che nella rete il contrabbando è opera
Di membri del BKP (4) ex partigiani attivi
Combattenti contro il fascismo e il capitalismo
Nel 1967 con un ordine personale
Top secret del Consiglio dei ministri definite
Il contrabbando commercio di transito
Studiate il futuro radioso delle compagnie offshore
In particolare delle ditte oltreconfine del tipo Anstalt o
Cassette postali ad esempio Inar Anstalt Für
Aussen Und Transithandel anche Korestal Anstalt Für Aussen
Und Transithandel e Gudex Anstalt
Il passato radioso delle future compagnie offshore
[…]
N.d.T.:
(1) Dăržavna sigurnost, ossia sicurezza statale. Così erano chiamati i servizi segreti in Bulgaria tra il 1925 e il 1990.
(2) Diffuso appellativo riservato a Todor Živkov, che detenne il ruolo di segretario del partito comunista bulgaro e di presidente della Repubblica Popolare di Bulgaria dal 1944 al 1989.
(3) Il Tribunale popolare, in bulgaro Naroden săd, fu un tribunale straordinario, composto dai “migliori cittadini” non necessariamente dotati di conoscenze giuridiche, chiamato a giudicare l’operato di chi aveva governato ed esercitato cariche pubbliche dal 1 gennaio 1941 fino al 9 settembre 1944, anno in cui i comunisti salirono al potere. Il Tribunale popolare operò dal dicembre del 1944 fino all’aprile del 1945 e organizzò 135 processi di massa in tutto il paese. Furono arrestate 28.630 persone: ne furono ufficialmente imputate 11.122. In quattro mesi furono emesse 9.155 condanne senza possibilità di appello, di cui 2730 capitali, 1305 a vita, le restanti variavano da 1 a 20 anni di carcere.
(4) Abbreviazione di Bălgarska komunističeska partija: Partito comunista bulgaro.
*
OPERAI IV
(Il cimitero marino)
Un luogo che ben collega le lastre tombali in cemento
La muratura a secco con le pietre smussate la pompa petrolifera
Accosto al recinto nella durezza del cimitero operaio
Che guarda la foschia d’acciaio del campo petrolifero marino
Sopra è il meriggio sotto le mani che vogliono tacere
*
ANTIGONAE. LE GERMANIE, 2003
Molte sono le cose mostruose Ma più
Mostruoso dell’operaio
Non c’è niente di cui non sia capace
Perché di notte lui
Il mare su cui gelido soffia
Il vento del sud solca
In alate mugghianti dimore
E l’imbattibile infaticabile
Santa-sublime terra per gli abitanti del cielo
Rende esausta egli con l’ostinato aratro
Anno dopo anno
Spinge e preme con la stirpe equina
E il leggiadro mondo degli uccelli
Acciuffa e incalza
E i branchi erranti di animali selvatici
E del Pontus Euxinus la salatа-viva figliata
Con reti bellamente intrecciate
L’abile operaio
Cattura con artifici anche la bestia
Che sosta e vaga in reconditi meandri
E il cavallo dal ruvido crine
Aggioga e l’errabondo toro
Montano non ammansito.
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Postfazione documentaria
di Alessandra Bertuccelli
“Voglio essere coi primi,
coi veri,
coi comunisti.”
Dichiarazione,
da Versi (1965)
Konstantin Pavlov
Il presente è molto meno intelligibile del passato data la sua insita vicinanza all’oggetto d’osservazione. Se ci allontanassimo, facessimo quindi passare del tempo, potremmo più facilmente trovare un punto di vista che ci faccia cogliere l’immagine tutta con meno sforzo. Ma il solo fatto di trovarci qui, alla fine del libro, non permette ulteriori attese. Poi, se a essere osservato è un Paese praticamente assente dalle cronache, poco considerato, anzi, diciamo la verità, snobbato a qualsiasi livello, come è appunto la Bulgaria, al problema prospettico se ne aggiunge uno ulteriore: l’ignoranza di base, del tutto giustificata, dell’osservatore – dal lettore di un quotidiano allo spettatore di un telegiornale, dallo studente di slavistica, al piccolo o grosso editore. Questo spiega una volta di più quanto il ruolo della traduzione e del traduttore o traduttrice sia fondamentale. Perché il suo lavoro non si limita mai all’elaborazione del testo in traduzione, ma è prima di tutto un lavoro di presentazione, contestualizzazione, preparazione alla ricezione. Questo vale in generale quando si traduce da lingue poco parlate, ma è ancor più vero se si traduce poesia perché, a parte rari casi, è quasi solo e sempre il traduttore o la traduttrice a proporre nuovi autori da pubblicare. È un compito bello, delicato, enorme.
Ho cominciato a prenderne atto solo sette-otto anni fa, quando iniziai a lavorare alla traduzione dell’opera di Konstantin Pavlov (1933-2008): il maggiore poeta bulgaro della seconda metà del XX secolo, impareggiabile innovatore, ultimo modernista e primo postmodernista bulgaro, perseguitato e osteggiato per vent’anni per aver rifiutato di collaborare con il regime, mai pubblicato in Italia fino all’uscita, nel 2022, dell’antologia da me curata per Valigie Rosse, intitolata Cavalli indomati. A questo senso di responsabilità che provavo si venne ad aggiungere l’urgente bisogno di rispondere, con i miei mezzi, a qualcosa che trovavo ingiusto, assurdo (un fatto già descritto in una nota al testo): Bompiani, nel 2021, faceva uscire un’antologia di poesie di Ljubomir Levčev, il poeta di stato durante il socialismo, colui al quale Vladimir Sabourín ha dedicato Discorso di benvenuto al festeggiato e ai delegati della celebrazione dell’80° anniversario di L.L. nella sala 6 del palazzo nazionale di cultura. Perché pubblicare in Italia proprio lui (naturalmente con i debiti accorgimenti e silenzi), perché accordargli anche questo onore? Eppure di grandi poeti, viventi e non, la Bulgaria ne ha. Perché Levčev?
Tempo dopo è di nuovo accaduto qualcosa di simile. Un giorno, navigando in rete, mi sono capitate sotto mano alcune poesie di Vladimir Sabourín, poeta che stranamente non conoscevo. Ben presto mi sono resa conto che questa mia inattesa “scoperta” era anche causa ed effetto di un’“offesa”: quella derivante dal silenzio e dall’oblio. Dal momento in cui l’ho capito ho dato inizio a un impegno costante che ha portato, prima, a piccole pubblicazioni, e poi è confluito e si è ampliato in questo libro. Il che, l’apparizione di questa antologia, potrebbe essere già abbastanza per far sentire a posto la mia coscienza di traduttrice di poesia dal bulgaro. Il che – effettivamente – è moltissimo, ma non abbastanza, perché Sabourín e l’opera sua vivono una condizione particolarissima, che è doveroso far conoscere.
Oltre al congenito multilinguismo e multiculturalismo felicemente descritti da Kiril Vasilev nell’introduzione, Sabourín vive in un isolamento, acquisito, nel panorama culturale bulgaro. Non ha avuto successo come poeta – se con tale termine intendiamo esser pubblicati da case editrici di prestigio, la presenza mediatica, la vittoria di premi nazionali e internazionali, l’ottenimento di fondi pubblici, e cose simili. Sabourín autofinanzia e pubblica in proprio quasi tutte le sue opere. È assente dalla scena letteraria, non ha mai ricevuto un finanziamento statale. Non ci si può non chiedere perché un poeta del suo valore non abbia invece un posto tra i primi. E mentre scrivo penso ai primi dei beffardi versi in epigrafe, tratti dal libro che costò a Konstantin Pavlov la libertà di pubblicare poesia e il diritto di lavorare; è grottesco, ma penso anche a Dviženie pervyh (‘movimento dei primi’): è il nome di un’organizzazione di recente creazione nell’attuale regime autoritario russo finalizzata all’inquadramento morale e patriottico della gioventù.*
Non vorrei che queste mie parole fossero prese per un tentativo di paragonare la sorte di Pavlov a quella di Sabourín, perché non lo è; tuttavia, conoscendo opera e vita di entrambi trovo che qualcosa li accomuni profondamente, ossia la capacità di vedere in modo cristallino, e poi, la loro totale intransigenza. Se il nemico di Pavlov era proprio quello stato totalitario codardo e corrotto, immortalato e magistralmente messo a nudo da Sabourín nel poema documentario Encomio dei beati della pacifica transizione, quello di quest’ultimo è invece molto sfuggente, perché si presenta con un volto e un sorriso mite, la voce pacata, l’atteggiamento modesto, gli ideali giusti da sbandierare all’uopo.
Cambiano i regimi, ma le strategie degli arrampicatori più o meno restano le stesse, tra le più efficaci delle quali mi sento di segnalare le sempreverdi opportunismo e complicità. […]
***
Estratti da L’operaio e la morte di Vladimir Sabourín, traduzione dal bulgaro a cura di Alessandra Bertuccelli (Interno Poesia 2026)
