L’artista e la poetessa

di Romano A. Fiocchi

Helma Maessen. Attraverso le sue poesie, Collezione Libri d’Arte Casa Museo, 2025.

Helma Maessen – copertina

Questa è una storia vera che merita di essere raccontata. Siamo nella seconda metà degli anni Sessanta. Due giovani, un ragazzo e una ragazza, si incontrano per la prima volta in Inghilterra, poi si ritrovano in Olanda. Lui si chiama Filippo Avalle, è nato da padre italiano e da madre svizzera nei pressi di Ginevra, nel 1947. Alle spalle ha un percorso di studi artistici sino all’Accademia Albertina di Torino. Lei si chiama Helma Maessen, nata nel 1946, è una poetessa ma non sa ancora di esserlo. È di nazionalità olandese. Insieme, in sella a una moto, visitano musei in Germania, Francia, Paesi Bassi. Si sposano e si stabiliscono a Torino. Avalle organizza mostre personali e collettive, passa dalle opere polimateriche all’impiego del metacrilato, meglio noto come plexiglass.

Con la piccola figlia Saskia vanno ad abitare a Milano, dove Avalle entra in contatto con l’ambiente culturale della città, firma un manifesto artistico con il filosofo Giovanni Bottiroli, espone nella galleria di Philippe Daverio e Paolo Baldacci. La sua opera Incendio al Beaubourg va in trasferta per un anno e mezzo al Lehmbruck Museum di Duisburg. Negli anni Ottanta, dopo un soggiorno in Canada, la famiglia si trasferisce nella casa-studio di Brienno, sul lago di Como. Qui nascerà il figlio Jacopo Zeno. Intanto Avalle approfondisce la sua ricerca sul metacrilato, inventa gli ‘olotratti’, realizza su committenza quello di Ezra Pound per l’editore Vanni Scheiwiller. Parallelamente coltiva l’architettura, l’illuminotecnica e il design, collaborando con aziende, gallerie e musei. Per quasi vent’anni affianca anche l’attività di docente presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Helma si dedica invece all’insegnamento delle lingue e alla traduzione, collabora a cataloghi e a presentazioni di mostre, è consulente e musa del marito. Nonostante si sia da sempre occupata di parole, solo in età avanzata incomincia a scrivere versi. Sono poesie di ‘scrittura speculare’, ora in neerlandese con traduzione italiana, ora viceversa. Una lingua è sempre specchio dell’altra. Helma le ama entrambe: la prima perché lingua del Paese nativo, mai dimenticato, l’altra perché lingua del Paese scelto per amore. Nei primi anni Duemila incomincia a pubblicare varie raccolte poetiche: Scrittura speculare/Spiegelschrift (2004), Riprese di interni ed esterni/Binnen en buitenopnamen (Galleria Il Salotto, 2005), Rifrazioni di luce/Brekend licht (Mobydick, 2009), Punti di fuga/Verdwijnpunten (LietoColle, 2016). Ha problemi agli occhi, la malattia degenera fino alla cecità. Avalle passa allora a incidere più profondamente le lastre di metacrilato per renderle leggibili ai polpastrelli di Helma, come una sorta di arte Braille. Poi avviene l’irreparabile: nel 2024 Helma Maessen si spegne.

Filippo Avalle alla Libreria Cardano (2026) – foto scattata da me

Tuttavia la storia non si ferma qui. Filippo Avalle pubblica un libro interamente dedicato a lei: Helma Maessen. Attraverso le sue poesie. È un libro bellissimo. Copertina cartonata a colori, 118 pagine di carta vergata, esce in 350 esemplari edito dalla Collezione Libri d’Arte Casa Museo, Brienno. In prima di copertina è riprodotto un particolare dell’opera Helma del labirinto mio, in quarta l’interpretazione grafica della lirica Non era il caso. All’interno ci sono ventisei poesie ‘speculari’ italiano-neerlandese tratte dalle ultime due raccolte di Helma Maessen. Si alternano ovviamente a una quarantina di riproduzioni di opere di Avalle, tra dipinti, disegni, schizzi, particolari di grandi opere, tavole di manoscritti, tutti su materiali vari tra cui l’immancabile metacrilato. Ma la cosa più suggestiva sono i contributi di trentatré amici di famiglia di varia nazionalità, per lo più artisti, intellettuali, insegnanti. Sono ricordi di lei, delle sue poesie, dipinti, ritratti, fotografie. Avalle ha dato spazio a chiunque volesse dedicarle qualcosa. Ne esce un macroritratto della poetessa italo-olandese fatto di frammenti di esistenza, dove tutto è retto dalla simbiosi umana e artistica tra lei e il compagno di una vita. Lo testimonia un appunto emblematico della stessa Helma: «Filippo-io, controcanto, sì; dialogo con stimoli; poesie nate da opere, opere nate da poesie».

Come ho conosciuto questa storia. È stato il caso fortuito di trovarmi alla presentazione del libro Helma Maessen organizzata presso la Libreria Cardano di Pavia, nell’aprile scorso. Le storie belle esistono ancora e sono sotto i nostri occhi più di quanto possiamo credere. La casa-studio di Brienno è intanto diventata una Casa Museo visitabile su appuntamento. Anche questa è una bella storia che continua.

Helma Maessen e Filippo Avalle (1973) – foto estratta dal libro Helma Maessen

Due liriche ‘speculari’ di Helma Maessen:

Il bosco sacro

Verrà il momento in cui la casa risuonerà vuota

quando le scavatrici avanzeranno

un martello perforerà la roccia, e gli alberi

piangeranno, a terra

camere nude osservano impotenti

il mondo materiale scatenarsi là dove

nel bosco regnava un silenzio solenne

ammutolita la natura, non dice una parola

così come noi

quando lasceremo

quel che non si può trasferire

.

Het gewijde bos

Straks zal het huis leeg zijn, hol klinken

als graafmachines oprukken

een drilboor in de rots dringt

bomen uithuilen op de grond

naakte kamers zien machteloos toe

hoe werelds woelen tekeer gaat

in het bos waar een gewijde stilte hing

verstomd zwijgt de natuur in alle talen

evenals wij

als we achterlaten

wat niet verplaatsbaar is

.

Una mano d’artista

Nella mia immaginazione

saltai nella sua mano

dove lui mi osservò attento

prima di venir incisa senza provare dolore

su lastre trasparenti

felice ero di essere immersa

in bagni di meravigliosi colori

che divennero i miei.

e lui mi costruì

in spazi con luminose prospettive

per giorni futuri

lì vissi tante vite

guarda…

non ho che parole per raccontare

ascolta…

.

Een kunstenaarshand

In mijn verbeelding

sprong ik in zijn hand

waar hij me aandachtig observeerde voordat ik

zonder pijn te voelen

in transparante platen werd geëtst

vreugdevol liet ik me onderdompelen in verfba-

den met prachtige kleuren

die de mijne werden, hij bouwde me op

in ruimtes met lichtperspectieven voor dagen die gingen komen

vele levens leefde ik er

kijk…

slechts woorden heb ik om te vertellen

luister…

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gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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