Impegno chiarito

di Antonio Sparzani

va bene, mi rendo conto che il mio programma enunciato l’altro giorno, presenta ancora dei punti oscuri, dei nodi non risolti, qualche fustillo fuori posto e anche dei chiossetti non bene esplicitati. Per cui mi decido a entrare nel merito della bulicanza e a dichiarare ormai esplicitamente dove stanno le mie preferenze, che del resto, come tutti ormai sapete, si concentrano sulla magica e mitica Serdàna, la cui gloria mi decido dunque finalmente a celebrare, certo indegnamente, ma con martelliano vigore (come del resto già feci in passato):


Gloria della Serdàna

Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta

persino all’ara olista del marzo fustigante
già cestiva un fustillo di pietra fumigante

e infatti, dalle fosche caligini del prallo
avanzava insidioso un piro col busallo:

dalle fitte madrepore, dagli atri muscosetti
dai borghi delicati, dai merli e dai chiossetti

da zone inesplorate, da impervi bulicami
avanzavano innumeri di astarti fitti sciami

il loro volo oscuro la loro infelicanza
era segno sicuro di strazza e di vaganza:

col rostro perso e bigio e le schettùre ardenti
erano una minaccia di anghiero per le genti,

non curavan di nibbi non curavan di astori
volavano laurando e sprizzando colori,

emettevano ambagi, emettevano squizzi
al loro sopraggiungere cadean persino i lizzi,

i vezzi, i tubertenti, le andivie delicate
le ségole e i nortini, perfin le stirie alate;

ma… con noi c’era lei, la splendida Serdàna
che senza alcuna tema, forte e del tutto prana,

non appena s’avvide del volo degli astarti
emise un cheruticchio, modulato in tre parti,

dapprima dolce e schiro, senza alcuna grivanza
che pareva una mélode di affira e mesta danza,

poi sempre più bescato, meltuso e biricame
che cominciava a féllere, a scardare lo sciame

e infine senza meno, con grande trippotanza
abbricava gli astarti; e tornava l’allanza,

profumata di mirto, abbrivia di pescheti
sentore di cortecce, di muschi e di arilleti.

Da allora la Serdàna, sàlluca e rindolzita
signora di noi tutti sempre sia riverita.

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antonio sparzani
antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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