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Amici per paura

  di Gianni Biondillo

Ferruccio Parazzoli, Amici per paura, SEM, 2017, 219 pagine

Francesco è un bambino di otto anni. Per lui la guerra è una cosa di soldatini di carta da ritagliare sul tavolo della cucina, un’avventura fiabesca, un gioco di eroi immaginari, dove, in fondo, nessuno muore mai. Poi il 19 luglio del 1943 la guerra, con tutta la sua brutalità, arriva anche a Roma. I bombardamenti devastano interi quartieri della capitale. Alla famiglia di Francesco non resta che sfollare nelle Marche. Una nuova avventura per Francesco, che di pagina in pagina crescerà e muterà le sue idee nei confronti degli “eroici” fascisti e dei temibili “alleati”. Nelle Marche conoscerà storie magiche, nuove amicizie, preti comunisti, appigliato alla incrollabile certezza infantile che in guerra i bambini non muoiono mai. È roba da grandi.

Ferruccio Parazzoli scrive con la grazia del miglior novecento italiano senza averne la pedanteria. Una scrittura già classica eppure perfettamente contemporanea. Non conosco la biografia dell’autore, ma le poche note nella bandella mi fanno pensare che Amici per paura più che un romanzo storico sia piuttosto un memoire autobiografico: non una ricostruzione filologica, ma un flusso di ricordi, spesso minori, a lato della Grande Storia, ma proprio per questi più veri, più vividi.

Fra il fronte alleato che non sfonda a Cassino, il padre del protagonista che raggiunge la famiglia nottetempo travestito da prete, zii con la camicia nera e vicini di casa partigiani, fra sospetti reciproci e nuove compagnie di ventura, fra fughe e ritorni in città, Amici per paura sembra quasi non abbia un filo narrativo forte, ma sia composto da episodi all’apparenza slegati, lampi di luce sul passato, dove un bambino, nel giro di due anni (e duecento pagine) conoscerà la durezza e la violenza della fame e della guerra, riuscendo comunque a non perdere mai la propria innocenza.

(precedentemente pubblicato su Cooperazione, numero 18, del 2 maggio 2017)

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gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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