ornella tajani

357 articoli scritti
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.

Oggi Manzoni ha ancora qualcosa da insegnare?

di Giulia Delogu
La molla che muove Manzoni non è l’amore per l’ortografia e la grammatica, ma per la verità. Ciò che gli premeva era soprattutto dare vita ad una lingua che potesse comunicare il vero

“Lo spostamento verso il rosso” di Aleksandr Skidan #3

a cura di Elisa Baglioni
Conduce la visita una signora in là con gli anni che indossa pantaloni chiari e una camicetta turchese. Parla con un filo di voce, come in chiesa. Nella camera da letto, a occhi bassi, dopo una pausa ci informa che “sono state scritte molte stupidaggini” sul rapporto tra Blok e sua moglie Ljubov’ Mendeleeva

“Lo spostamento verso il rosso” di Aleksandr Skidan #2

di Elisa Baglioni
Il linguaggio muta, diventa più inafferrabile e secco; si risvegliano note imperiose di incontenibilità, forze che attraggono e respingono, rimuovono verso una sorta di vuoto.

“Lo spostamento verso il rosso” di Aleksandr Skidan #1

di Elisa Baglioni
Aleksandr Skidan è un intellettuale di spicco della Russia contemporanea. Nato a Leningrado nel 1965 si è affacciato al mondo letterario negli anni spasmodici del crollo dell’URSS e dell’avvio alla fase neoliberista

Leopold In Furs: Masoch & Joyce

di Andrea Carloni
Il masochista non possiede tratto più distintivo del proprio feticismo, ossia la riproposizione reiterata di un’immagine erotica sospesa e incancellabile (che sia una pelliccia, una scarpa o un piede...) che sia espressione di quel discorso in noi latente su ciò che, di contro, tutto cancella e niente sospende: la morte.

All’ombra della Bomba: l’Atomica nella cultura pop

di Daniele Ruini
Il timore dello scoppio di un conflitto nucleare faceva allora parte dell’immaginario collettivo e l’ombra della Bomba accompagnava la crescita del consumismo americano e il boom economico dell’Europa occidentale

Mots-clés__Panchina

di Paola Ivaldi
"Con il cielo coperto, l'erba ormai alta / (la panchina azzoppata, / e cartacce e lattine). Ero sola"

Scrittura e “quote rosa”: una mise en abîme

di Francesca Scala
Mentre, davanti alla conversazione tra Edoardo Albinati e Francesco Piccolo sul mestiere della scrittura, qualche mente illuminata si domandava “Possibile che non abbiano trovato una donna da inserire nel panel?”, in sala Thierry Salmon, un pubblico costituito esclusivamente da donne assisteva a un dialogo che avrebbe dovuto vertere sul cinema riscritto dalle donne

“Viva voce” — un racconto

di Rocco Coronato
Andrew Rappaport, titolare di un’agiata ditta inglese di marmellate d’arancia a Siviglia, sorrise all’avvocato che gli stava traducendo il necrologio del fratello minore, “Shaky” Peter. Poco prima, Andrew aveva ricevuto impeccabile le condoglianze dei pochi venuti in chiesa (ai funerali dei solitari ci vanno giusto altri solitari)