Per una critica dell’industria editoriale
di Valerio Cuccaroni
La serie di testimonianze di lavoratori e lavoratrici del mondo dell’editoria italiana, pubblicate dal 19 al 30 agosto scorsi da «il manifesto» con il titolo “Protagonisti dell’editoria” e riproposta per gentile concessione del quotidiano su www.generazionetq.org, potrebbe contribuire ad avviare, assieme ad altre analisi e azioni in atto e in programma, una nuova fase della produzione letteraria italiana? In che modo?
Propongo, a caldo, alcuni piccoli spunti di riflessione, consapevole che ben altre sono e saranno le menti capaci di sviluppare il dibattito.
Qualche passo indietro: la dimensione artigianale del lavoro editoriale
Nel XX secolo l’elaborazione di complesse e articolate poetiche ha aperto la strada all’elaborazione di più complesse e articolate opere, capaci di confrontarsi con un mondo non più chiuso, ma aperto, non più determinato, ma indeterminato, caotico. Eppure le poetiche degli autori e delle autrici del XX secolo si inserivano in una dimensione ancora sostanzialmente artigianale della produzione letteraria.







