di Filippo Milani, via Cineresie
Da sempre la figura di Marco Polo è stata oggetto di innumerevoli interpretazioni, non solo da parte di geografi, storici e antropologi, che hanno cercato di verificare le notizie fornite dal mercante veneziano durante i suoi viaggi alle soglie del ’300, ma anche da parte di critici letterari e scrittori, che hanno indagato la complessità del Milione, testo stravagante, ambiguo e multiforme.
Tra tutte le riletture della figura di Polo all’interno del panorama letterario italiano risulta particolarmente intrigante quella proposta da Giorgio Manganelli, uno scrittore e giornalista che ha fatto parte del Gruppo 63; Manganelli infatti ha interpretato le divergenze e i punti inconciliabili dell’esperienza di Polo come l’effetto dello sdoppiamento, umano e letterario, subito dal mercante. A partire da questo spunto egli ha proposto nel 1965 un nuovo tipo di letteratura di viaggio, la geocritica:











