
di Massimiliano Virgilio
Si sostiene da più parti che il principale errore di Silvio Berlusconi nella “vicenda escort” sia rappresentato dalla contraddizione tra i suoi comportamenti privati e i valori pubblici da egli usati per convincere l’elettorato, specie quello moderato di matrice cattolica, per sostenerlo nelle spedizioni governative dei suoi ultimi quindici anni.
Più volte, sottoforma di concreti provvedimenti volti a favorire la famiglia tradizionale, o attraverso il sostegno a manifestazioni come il Family Day (ricorderete l’imponente manifestazione che annoverava tra i suoi promotori l’onorevole Cosimo Mele, ex parlamentare dell’Udc, poi indagato per cessione di stupefacenti a una prostituta che si trovava nella sua camera d’albergo), il premier si è fatto portavoce di quei valori che secondo il giornalista di Repubblica Giuseppe D’Avanzo stridono con “il disordine della sua vita privata”.
Di questo si è discusso e si discuterà. A tutt’oggi la questione, seppur dibattuta da pochi giornali, è disponibile di approfondimento per chiunque abbia occhi per leggere (e per vedere).

Come ho già segnalato 














