Venerdì 9 novembre alle 19:30
alla libreria Bibli
via dei Fienaroli, 28 Roma (tel. 06 58 14 534)
lettura trilingue (italiano, francese, giapponese)
di
Christophe Marchand-Kiss
Laura Pugno
Andrea Raos
Ryôko Sekiguchi
Michele Zaffarano
Venerdì 9 novembre alle 19:30
alla libreria Bibli
via dei Fienaroli, 28 Roma (tel. 06 58 14 534)
lettura trilingue (italiano, francese, giapponese)
di
Christophe Marchand-Kiss
Laura Pugno
Andrea Raos
Ryôko Sekiguchi
Michele Zaffarano
[In un carteggio privato Luca Ricci mi ha fatto una proposta che m’è piaciuta subito: “Quattro nuovi autori che ci spiegano dal di dentro cosa stanno facendo, quale letteratura tentano di produrre. Un pezzo ciascuno. Niente domande, niente sollecitazioni esterne”. Anche solo non aver parlato di “giovani scrittori” (cosa che in effetti sono) ma di “nuovi autori” m’è sembrata la giusta premessa metodologica. Ho chiesto a Luca di darsi da fare. Oggi pubblico il primo dei quattro contributi. G.B.]
di Marco Missiroli
Una fontana, nel caldo impietoso di luglio, credo abbia spiegato quel che faccio scrivendo. Non è facile spiegar lo scrivere, ecco perché questa fontana mi darà una mano abbastanza seria. Probabilmente se non ci fosse stata avrei detto che la mia narrativa è prima di tutto raccontastorie e che nelle mie storie c’è qualcosa sotto, che pulsa (spero) e che deve far pensare. Altrimenti la storia è storia e basta, non fa male e non scrosta anche se scritta bene. Poi avrei detto che quello che scrivo vuol provare ad essere universale e rapportabile all’immaginazione di tutti, ecco perché spesso nei miei romanzi non do luoghi o date precise.
di Valter Binaghi
Confesso che non avevo capito fino in fondo Scurati, là dove nel suo saggio La letteratura dell’inesperienza (Bompiani 2006) scriveva: “Non ha più senso rimarcare il territorio finzionale del romanzo quando nella vita quotidiana (leggasi nella società dello spettacolo n.d.r.) l’immaginario non è più perimetrato dal reale”, e poi, però, aggiungeva: “il romanzo storico mi appare ancora un sentiero da percorrere”, per quello che riteneva ancora l’obiettivo fondamentale, cioè “la critica alla società” che non si può esercitare se non come “critica dell’immaginario”.
di Christian Raimo
Da dove, quando, è cominciata la paura?, mi chiedevo, quel senso di mancata possibilità di speranza, di futuro sfocato, di rinuncia alla naturalezza, la sensazione di un cammino bloccato, di immobilismo che alle volte forse si perverte fino a diventare il famoso senso di insicurezza, da dove si è generata, mi dicevo, questa forma di ansia nucleare, che pure è una patologia diffusa, sociale, generazionale, quest’impressione di difetto emotivo che pare sia uno dei pochissimi elementi fondamentali che mi accomunano alle persone della mia generazione?
Mi è ricapitato sotto mano il secondo romanzo di Bret Easton Ellis, Le regole dell’attrazione, e ho letto l’epigrafe di Tim O’ Brien. “Gli eventi non scorrevano. I fatti erano separati e casuali anche mentre accadevano, episodici, spezzati, senza passaggi scorrevoli, senza il senso di avvenimenti che nascessero da avvenimenti precedenti”.
di Francesco Forlani con innesti di Franz Krauspenhaar
Pare che tu sia un dio di amore e di misericordia
e da assassino chiami le fosse comuni degli umani campi santi
voglio cantare l’odio che solo a te rivolgo
e che la fine tua sia confine a questa mia preghiera
Crepitavo di fogli nel fuoco
di lettera scritta al tuo nome
che invano dice il vuoto dell’uomo
a sabbia più insapore
di pianto più secca
7-11 novembre @ Perugia
sponsored by UmbriaLibri
Il primo e il più grande meeting delle riviste di narrativa del mondo.
Tavole rotonde, rock ‘n’ roll, ospiti d’oltreoceano, presentazioni volanti, afterparties.
Lo status quo della narrativa alla sua genesi.
Presentato da
Eleanore Rigby – Il più importante pamphlet letterario del mondo
FaM – Frenulo a Mano – Rivista di letteratura fica
di Giuseppe Catozzella
prosa #28
la tara è il nostro resto al desco che ci affama
spoglie lasciate a lutto al pranzo della festa.
c’è delicatezza nel dissiparsi delle ossa,
nello sciogliere la posa in cui le pongono,
lo sfaldarne la figura:
l’opposto dell’ossario, quello
è come la materia.
quanta pietà nel soffio che le spazza,
che fa un suono come ‘più’: sparizione,
e anche atto del soffiare.
Traduzione di Roberto Paoli*
Un uomo passa con un pane in spalla.
Posso scrivere dopo sul mio doppio?
Un altro si siede, si gratta, estrae un pidocchio dall’ascella, lo [ammazza.
Con che coraggio parlare di psicanalisi?
Un altro mi è entrato nel petto con un palo in mano.
Parlare poi di Socrate col medico?
Roma, sabato 10 novembre, ore 20:00
presso il centro culturale La camera verde (via G.Miani 20)
presentazione delle due nuove plaquettes della
collana FELIX
Total living, di Alessandro Broggi
e
Prati/Pelouses, di Andrea Inglese
Saranno presenti gli autori (che smentiranno ogni diceria sulla RPI – Ricerca Poetica Italiana).
di Petr Král
La camicia
a Milan Sohulz
Una camicia pulita è la nostra seconda – e miglior – pelle, i suoi fremiti e ondeggiamenti allargano i pori dell’epidermide che ci è data una volta per tutte, e che la camicia celebra e coccola quasi amorosamente. Anche il giorno che ci accoglie sembra accarezzarci allorché con la brezza si insinua sotto la flanella; una camicia che ha fatto il suo tempo quasi ci ispira un addio tanto commosso quanto quello a un’amante. La camicia, in altre parole, ci è molto più vicina del cappotto, nelle cui tasche troppo spesso ci si perde in anticipo come nel vasto mondo. I pantaloni verso i quali tutte le mattine la strada da fare è tanto lunga quanto quella verso la stazione – non sono affatto più incoraggianti.
di Marco Calamari
Dato che si chiacchiera tanto ma ci smanettano in pochi ecco una guida al miglior uso di Tor, piccoli accorgimenti per partire in scioltezza e chiudere le palpebre dei mille occhi che guardano ciò che non devono
Nella Rete di oggi, dove la privacy è quotidianamente massacrata, Tor è senz’altro l’applicazione per l’anonimato che può alleviare il problema nella misura maggiore e per il maggior numero di utenti.
Per questo motivo dedicherò alcune puntate di Cassandra Crossing all’illustrazione di accorgimenti pratici per il miglior uso di Tor; “lezioni di guida” con istruttore a fianco.
traduzione di Chiara De Luca e Gray Sutherland, con la collaborazione di Judy Swann (2007)
If more models accept a phenomenon
they are not independent, so, let’s think
going to the core. But the phenomenon?
Well, let’s think about the phenomenon then,
regardless of the core.
Thinking about the phenomenon we have
does the core have anything to do with it?
We could do without using it,
without even realizing it.
Given the core, how simple is the study
of a phenomenon?
Of my phenomenon??
For the phenomenon I invent a local core.
Given the core I derive its phenomena;
given a core, I adapt my phenomenon.
I think about the phenomenon and my phenomenon:
are they the same? Reasonably the same?
I think about the phenomenon via the core.
I think of the core. I think, I think, I think
starting from the phenomenon.
I think of the core. I think of the core.
I think of the core starting from the phenomenon
Or do I invent a core to support my phenomenon?
A core, phenomena;
a phenomenon, my local core;
more phenomena, more local cores.
From the local cores the only core, if there is one.
From the core phenomena,
my phenomenon. And the phenomenon?
A phenomenon is my phenomenon
but is the phenomenon a phenomenon?
From my local core the only core:
I have invented a local core
trying to discover the only core.
Trying to discover the only core
I have invented a local core
that supports my phenomenon.
Rightly adopting a real phenomenon
I have made a discovery. Studying is useful.
Knowing phenomena is useful for inventing things
discovering indirectly.
Comunicato stampa di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio
Lo scorso 26 ottobre, lo scrittore Francesco Saverio Alessio ha ricevuto presso la sua abitazione di San Giovanni in Fiore (Cs) un biglietto con scritto, in ritagli di giornale, «attento alle tue mosse, taci». Alessio lo ha notato in cassetta postale intorno alle 17, subito ipotizzando un collegamento con alcune sue dichiarazioni successive all’uscita del libro “La società sparente” (Neftasia editore, Pesaro, 2007), su ‘ndrangheta e politica. Il volume, scritto con il giornalista Emiliano Morrone, analizza alcune cause dell’espansione della criminalità organizzata calabrese, raccontando storie e protagonisti, fino alla strage di Duisburg e alle inchieste del pm De Magistris, di quanto in Calabria sta avvenendo dopo l’uccisione di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale.
di Francesca Matteoni
al paese di Torri
Purify the colors, purify my mind
Purify the colors, purify my mind
And spread the ashes of the colors
over this heart of mine!
ARCADE FIRE, Neighbourhood #1 (tunnels)
La Battersea Power Station è il mio confine sud, incastonato nell’orizzonte londinese tra la ruota panoramica e la City. La centrale elettrica in disuso è un castello abbandonato della modernità. Spesso invento storie fantastiche sul suo conto: in una è la fabbrica da cui escono liquidi, e poi a sbuffi di vapore, i sogni e gli incubi di Londra; in un’altra è il rifugio dell’unicorno, non più incatenato sullo stemma reale. Le rovine industriali sono il selvatico delle grandi città, i nuovi spazi impervi, spiritati: il cigolio della ferraglia, del becco mostruoso delle gru, l’acciottolarsi dei detriti sul vento.
Ormai sono abituato: quando scrivi qualcosa chiedendo una risposta, la risposta non arriva, non arriva mai. C’è una legge che domina il mondo, una sola: si chiama indifferenza. La parola di ognuno nasce e muore da sola, senza intrecciarsi con nessun altra. Io sento fortissimo il dolore per questa situazione, per questo tradimento che si estende a tutto e tutti, perfino al nostro dolore, alla nostra morte. Siamo soli, ogni uomo è sempre stato solo e non ha mai veramente condiviso qualcosa con qualcuno, ma forse ci sono stati momenti in cui esistevano delle cerimonie in cui questa solitudine era come occultata, attutita. Oggi la nostra solitudine galleggia, emerge impietosa ai nostri occhi, è una solitudine che non si addormenta mai.
Sabato 3, alle 21,30, presentazione dell’antologia di racconti “I Persecutori” (Transeuropa edizioni) alla Scighera di Milano, via Candiani 131, zona Bovisa: oltre a Marco Rovelli e Giulio Milani, curatori dell’antologia, saranno presenti Franz Krauspenhaar, Francesco Forlani e Sergio Garufi. Poi, canti. Notizie più dettagliate, qui
Questo post si autodistruggerà sabato notte. Il post di Helena (che del resto ha a che fare con la logica vittimario-sacrificale messa in scena nell’antologia) merita tutta la nostra riflessione e attenzione.
di Helena Janeczek
Di Emilia, persino i figli dicono che è “un po’ tocca”. Ossia: che è pazza. Emilia è quella che ha fermato un autobus per denunciare il carnefice di Giovanna Reggiani. L’ha fermato piazzandosi in mezzo alla strada. Secondo gli investigatori, diceva solo “Mailat, Mailat”. Non parla italiano.Vive- viveva- nello stesso accampamento di Nicolae Mailat, lo schifo di baracche i mezzo alla sterpaglia di Tor di Quinto che sta per essere raso al suolo.
di Christian Raimo
Quando sento parlare di periferia periferia, di rivalutare la periferia, quasi subito sento puzza di bruciato, mi fa lo stesso effetto di chi insiste senza motivo a tessere le lodi di qualcosa di cui in realtà non finisce per far altro che marcare l’inferiorità. Mi viene in mente questa considerazione banale, la stessa che con meno sciatteria fa anche Rem Koolhaas nel suo Junkspace – rivalutare la “periferia” vuol dire continuare a legittimare la posizione dominante del “centro” – quando chiedo ai ragazzini che incontro per strada qui, a Boccea, che cos’è il loro quartiere, qual è la loro piazza, dove è il loro luogo dove sono cresciuti.

di Michele Monina
È tutta una questione di punti di vista. Sì, quando si racconta una storia, a fare la differenza è il punto di vista del narratore, molto più della storia stessa o della voce narrante. La differenza sta nel punto di vista. Il punto di vista di questo racconto, di questa cronaca dei fatti miei degli ultimi mesi, è a bordo di una piscina. Ma non si tratta di una piscina qualsiasi. No, la piscina in questione è una piscina che ha bagnato, in passato, gli insigni corpi di Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia. La piscina in questione, a bordo della quale si trova il punto di vista di queste pagine, è la piscina di casa in campagna di Enzo Siciliano, in una frazione vicina a Todi dal sacrale nome di Acqualoreto.
poemetto in ottave di endecasillabi e una sestina lirica
[ 1997 – 1998 ]
di Francesca Tini Brunozzi
I
Io sono nata con questi due fori
su nella testa all’ingresso del cuore
e poi anche con questi altri due fori
giù nella pancia all’uscita del cuore.
Io non so cosa è dentro e cosa è fuori
da me se entra e poi se ne esce l’amore
ma io so che poi resta questa traccia
muta del terzo buco sulla faccia.