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da Sud n°1
Ri-sentimenti a Napoli
di
Gianfranco Borrelli
Sempre hanno fatto sorridere (non più di tanto) quelli analisi sociologiche che hanno ricondotto Napoli e i napoletani nei percorsi della modernizzazione, dello sviluppo forzato; in realtà, si può con buone ragioni argomentare che il criterio più idoneo a spiegare lo scombino partenopeo è quello classico dell’anatomia della città (da Aristotele a Machiavelli), come a dire: la città è attraversata da conflitti permanenti, da antagonismi irriducibili, da divisioni che normalmente lacerano il corpo naturale della comunità (peraltro così intensamente popolata). Non si tratta in prevalenza di conflitti sociali: piuttosto contrapposizioni di carattere psico-fisico prodotte da razze sovrapposte, comportamenti e linguaggi diversi derivati da etnie molteplici, privilegi di antiche famiglie che si confrontano con nuclei miserabili (per cultura e per averi), prerogative di corpi/corporazioni manifeste o nascoste (massonerie, camorre, etc.), privilegi di professioni e mestieri bene preparati soprattutto nel raggiro dei concittadini: alla radice dei risentimenti sono innanzitutto queste dinamiche.





Immagine di José MUÑOZ




