La seule chose à dire sur l’art est que c’est une chose. L’art est l’art-en-tant-qu’art et tout autre chose est tout autre chose. L’art-en-tant-qu’art n’est rien d’autre que de l’art. L’art n’est pas ce qui n’est pas l’art.
Le seul objet de cinquante années d’art abstrait est de présenter l’art-en-tant-qu’art et, comme nulle autre chose, de le faire dans la seule chose qu’elle est seulement, la séparant et la définissant de plus en plus, la rendant plus pure et plus vide, plus absolue et plus exclusive – non objective, non représentationnelle, non figurative, non imagiste, non expressionniste, non subjective. La seule et unique manière de dire ce que l’art abstrait ou l’art-en-tant-qu’art est, est de dire ce qu’il n’est pas.
Fronte Sud/ Sui maestri

Sul blog Lipperatura era stata ripresa la discussione che si è svolta qui da noi in bacheca. Loredana l’ha integrata con uno scritto interessante sui maestri. Segue un testo secondo me illuminante di un giovanissimo storico dell’arte che ho conosciuto a Parigi e che collabora a Sud.
effeffe
immagine di Frédéric PAJAK
SUI ‘MAESTRI’ NELLA STORIA DELL’ARTE
Riccardo Venturi
Faccia a Faccia con Salman Rushdie
di Angela Bruno e vins gallico
Piazza Lesseps è tutta un cantiere. Per attraversarla ci tocca camminare sotto un tunnel che sembra la metropolitana (graffiti compresi). All’ingresso della biblioteca Jaume Fuster c’è il cartellone con il titolo dell’incontro Barcelona Any del libre – el valor de la paraula. Ci mettiamo in fila per recuperare un auricolare. C’è disponibile soltanto la traduzione in catalano.
È giù che si va per Rushdie?
Ruschì? Ci risponde l’addetto alla distribuzione degli auricolari, Qui c’è solamente la presentazione di un libro.
Fronte Sud/ Fuoco Amico

Altan su :
http://www.focus-magazine.info
da Sud n°1
Ri-sentimenti a Napoli
di
Gianfranco Borrelli
Sempre hanno fatto sorridere (non più di tanto) quelli analisi sociologiche che hanno ricondotto Napoli e i napoletani nei percorsi della modernizzazione, dello sviluppo forzato; in realtà, si può con buone ragioni argomentare che il criterio più idoneo a spiegare lo scombino partenopeo è quello classico dell’anatomia della città (da Aristotele a Machiavelli), come a dire: la città è attraversata da conflitti permanenti, da antagonismi irriducibili, da divisioni che normalmente lacerano il corpo naturale della comunità (peraltro così intensamente popolata). Non si tratta in prevalenza di conflitti sociali: piuttosto contrapposizioni di carattere psico-fisico prodotte da razze sovrapposte, comportamenti e linguaggi diversi derivati da etnie molteplici, privilegi di antiche famiglie che si confrontano con nuclei miserabili (per cultura e per averi), prerogative di corpi/corporazioni manifeste o nascoste (massonerie, camorre, etc.), privilegi di professioni e mestieri bene preparati soprattutto nel raggiro dei concittadini: alla radice dei risentimenti sono innanzitutto queste dinamiche.
Sulla tortura – un miracolo, un universo
di Gianluigi Ricuperati

Quando si parla di tortura, le questioni fondamentali hanno l’aspetto di domande pragmatiche. Che fare dei torturatori quando si passa da una dittatura a una democrazia? Come assicurare alla giustizia chi ha violato in modo così radicale e organizzato i diritti dell’uomo? Come venire a patti – anche filosoficamente – con il fatto che la Tortura sia stata parte integrante dei processi di gestione di un governo? Come venire a patti con il fatto che ci sia stata Tortura, che ci siano stati Torturatori, che ci siano stati Torturati? Qualche anno fa è uscito negli Stati Uniti uno straordinario libro intitolato A Miracle, a Universe – forse la migliore riflessione sul tema condotta negli ultimi tempi, ma anche qualcosa di più di una riflessione.
Monna Chisciotte
di Davide Morganti

Napoli è una città non adatta alla guerra.
No, Napoli è una città buona per l’agguato, stretta com’è aizza i cecchini, invita all’aggressione, sollecita al corpo a corpo, esalta il tranello, non lascia respiro; è fatta di perforazioni e budelli, strettoie e angiporti; rende insopportabile il calore dell’altro.
Sui roghi
di Andrea Raos
A qualche giorno dalla fine dei disordini (ora, cioè, che si è tornati alla piatta normalità delle circa cento macchine bruciate ogni mese nelle periferie parigine), è ormai chiaro che la trappola orchestrata da Nicolas Sarkozy e dai suoi ha funzionato in pieno. Ci sono cascati tutti: per primi i giovani devastatori, la carne da cannone; ma anche, più di loro, i cosiddetti partiti di opposizione, i movimenti antagonisti, gli scrittori, gli intellettuali; e soprattutto gli obiettivi primi della manovra, ossia i concorrenti interni (nei partiti di destra) di Sarkozy, ed il loro elettorato.
Storia segreta del cinema asiatico
Fondazione Prada
Via Fogazzaro, 36 – Milano
28 novembre – 1 dicembre 2005
La Fondazione Prada propone a Milano dal 28 novembre al 1 dicembre nello
spazio di Via Fogazzaro 36 una selezione della rassegna Storia Segreta del
Cinema Asiatico, già presentata alla 62. Mostra Internazionale
d’Arte Cinematografica (Venezia, 31 agosto – 10 settembre 2005).
Abbicì poetico (in prosa)
di Valerio Magrelli
Esce in questi giorni, presso Luca Sossella editore, “Che cos’è la poesia?” di Valerio Magrelli (libro+cd della durata di un’ora, con musiche di Carlo Boccadoro). Un “contromanuale di poesia”, come lo definisce lo stesso autore, sotto forma di abecedario: ventuno voci, dalla A di “autore” alla Z di “zeppa”, più una premessa e un congedo, registrato dal vivo all’Auditorium Parco della musica di Roma il 13 maggio 2005. Ringrazio Luca Sossella per il permesso di riproduzione di due brevi voci di “Che cos’è la poesia?”
P.S.
Fuoco Amico /Wu- Ming per Sud n°1
Immagine di José MUÑOZ
LEGARSELA AL DITO
di Wu Ming 1
Rancori coltivati con dedizione. Esiste un “pollice verde” dei rancori: c’è chi è in grado di farli crescere e chi no, chi crea per loro un perfetto microclima e ha la costanza di annaffiarli tutti i giorni prima di uscire di casa, e chi invece li lascia sul terrazzo, noncurante, li lascia a consumare la stagione finché le foglie non cadono, volano nei giardini sotto casa, tornano concime per il ciclo della vita.
Alle frontiere dell’apartheid
Cittadini negati. La rivolta nelle banlieue è il risultato del razzismo istituzionale che caratterizza non solo la Francia, ma tutta l’Europa. Nel vecchio continente oltre alla militarizzazione dei confini esterni, si stanno costruendo delle frontiere interne che seguono la linea del colore ma anche quella sociale. Un’intervista con il filosofo Etienne Balibar (Il manifesto – 22 novembre 2005)
Cronache pavesiane
A scena aperta
di Effeffe
Non meraviglia affatto che nello stato delle cose, ma dovremmo dire le piazze, i torinesi abbiano trovato proprio qui il loro posto naturale. Quando per risolvere il problema dei pensionati che a Torino sono una parte non trascurabile della città, si decise, con un’idea a dir poco geniale , di sostituire le lamiere di recinzione con strutture a grata. Pare che gli anziani complicassero, a causa della loro innata curiosità il lavoro dei cantieristi, sporgendosi da ogni fessura disponibile tra le lamiere. Chissà se però l’ideatore della soluzione si sarebbe immaginato che da quando nelle grandi piazze di Torino e prima su tutte piazza San Carlo, sterrata, sprofondata, divelta, insomma in pieni lavori, proprio tra i cantieri sarebbe emigrato lo spettacolo naturale della città.
L’ASSALTO ALL’ALTO CASTELLO (2 di 2)
generiche noterelle sparse, scritte di getto, in una fredda notte d’autunno
di Gianni Biondillo
3.
Di che popolo vado parlando se, il popolo, è notoriamente scomparso, sostituito com’è dall’uomo massa? Come posso confondere la cultura popolare con la cultura di massa, che è, per definizione, non cultura?
Ma, appunto, non è anche questo l’ennesimo luogo comune?
L’ASSALTO ALL’ALTO CASTELLO (1 di 2)
generiche noterelle sparse, scritte di getto, in una fredda notte d’autunno
di Gianni Biondillo

1.
C’è un luogo comune che impera nel triste dibattito letterario italiano, da un po’ di tempo a questa parte e cioè che oggi ci sia un dominio della letteratura gialla sul resto della letteratura nazionale. Una sorta di colonizzazione, come se i giallisti abbiano assaltato l’alto castello, preso il potere e non abbiano fatto prigionieri. Detta in un altro modo, sono gli unici scrittori che vendono, che fanno i soldi, con i loro libri in Italia. Questo dogma inconfutabile porta con sé alcuni corollari: il primo è che questa pianta malevole ha soffocato i germogli di una letteratura che non sia di genere, strozzando di conseguenza la vera letteratura. Il secondo, conseguente al primo, è che se vuoi essere pubblicato, se sei un giovane esordiente devi, assolutissimamente, scrivere un giallo. Altrimenti l’onta del silenzio, della non pubblicazione.
Non è vero, ovviamente. È una vulgata falsa e tendenziosa.
Ritratto di Saverio Sivizia
di Franco Arminio
(Venticinque anni fa, il 23 novembre 1980, due scosse di terremoto del settimo grado della scala Richter – l’equivalente del massimo livello in quella Mercalli – rasero al suolo una vasta zona dell’Appennino meridionale, tra l’Irpinia e la Basilicata, causando tremila morti e decine di migliaia di feriti: famiglie cancellate, 300mila senzatetto, 700 comuni colpiti, in molti dei quali non una pietra rimase in piedi. I governi che si sono succeduti negli anni hanno stanziato per gli aiuti una cifra pari a 58.200 miliardi di lire. Dal 1980 a oggi, 384 persone sono state arrestate e condannate per reati legati alla ricostruzione del dopo terremoto. Questo racconto di Franco Arminio – che ritrae un famoso amministratore locale, poi diventato senatore e ministro della Repubblica italiana – fu inserito da Gianni Celati nell’antologia Narratori delle riserve.
P.S.)
Divenire minoritari
(Lasciare Deleuze ai filosofi sarebbe uno spreco troppo grave. Per questo a dieci anni dalla sua scomparsa – egli si è dato la morte il 4 novembre 1995 – vogliamo dedicargli un incontro, che sia anche una festa: l’occasione di un intreccio tra diverse forme di creazione, del pensiero, ma anche della parola e della musica.)
di Gilles Deleuze
“La frontiera, ossia la linea di variazione, non passa tra padroni e schiavi, né tra ricchi e poveri. Perché, degli uni e degli altri, si tesse tutto un regime di relazioni e di opposizioni che fanno del padrone uno schiavo ricco, dello schiavo un padrone povero, in seno allo stesso sistema maggioritario.
Discriminazione istituzionalizzata

di Magali Amougou
“L’aumento delle discriminazioni pone un grave problema nei confronti del nostro obbiettivo d’integrazione che si basa sull’eguaglianza dei diritti in tutti i settori”. Questa è una delle principali preoccupazioni che emerge dal rapporto del “Haut Conseil à l’Intégration”, una commissione consultiva sui problemi dell’integrazione attiva dal 2003 in ambito parlamentare. Questo rapporto riconosce la pratica sempre più frequente dell’esclusione e della messa in quarantena degli stranieri o delle persone di origine straniera.
Poesie Civili /Jack Hirschman per Sud

immagine di Kristof Szalek
Caro amico—dopo una lettura che ho fatto ad Aversa, ( libreria Quarto Stato) un compagno, Paolo Graziano, mi ha dato un copia di SUD ed io ho detto che avrei mandato una mia poesia —ecco—- sempre— Jack Hirschman
p.s. la traduzione è di Raffaella Marzano
LA CASA DEL TRAMONTO
“ridiventa straccio e il più povero ti sventoli”
Pier Paolo Pasolini, “Bandiera rossa”
Poggio la mia bocca sulla tua miseria, New Orleans,
inondata e inzuppata di morte.
Qui giace: enormi mucchi di bugie sulla guerra, questa prigione
cimitero galleggiante grida di rabbia
al respiro finale. Qui, all’ultimo delta,
Desiderio disteso sul fianco, è derubato, e girato
sottosopra dal suo stesso governo, e soffocato.
L’estate è finita e la vita è morta,
e ‘round midnight tutte le speranze sono saccheggiate.
Nessuno verrà fuori pulito da Katrina
a New Orleans in questa
Casa del Tramonto che sta affondando.
Un tempo era il lavoro
di Andrea Bajani

Un tempo c’era la fabbrica, e dove un tempo c’era la fabbrica oggi c’è una società di call center. Un tempo c’era la società chiusa fordista, l’organizzazione scientifica del lavoro di Taylor, e là dove un tempo c’era la società chiusa oggi c’è una società aperta e umorale, uno spazio di congiunture, di oscillazioni, di vite interstiziali. Un tempo c’era l’imponenza fisica della fabbrica, l’invadenza in cemento armato di uno spazio inamovibile. E dove un tempo c’era l’imponenza fisica della fabbrica ora ci sono insegne che cambiano sulle facciate dei palazzi, organizzazioni effimere che durano il tempo di due sponsorizzazioni confermate e poi si dissolvono nel nulla.



