di Giuseppe Caliceti
Cara Carla Benedetti,
ti ringrazio per la lettera: per il tono in cui l’hai scritta e per quello che hai scritto. Ti dico quello che mi illudo di aver capito e cosa ne penso. In modo grossolano. Chiedendoti scusa anticipatamente perché la voglia di scrivere subito mi ha dato fretta e ho risposto proprio frettolosamente, scrivendo le prime cose che mi venivano in mente: d’altra parte il bello di scrivere in rete invece che su un libro è anche questo modo di scrivere qui, no?
1. Tu dici rivolgendoti a me: “Se dici che viviamo in un’epoca in cui la letteratura e la cultura sono marginali, hai già dato una descrizione non conflittuale della situazione in cui ci troviamo e la riconosci come necessaria, non modificabile. Invece dire “restaurazione” ti fa apparire improvvisamente l’esistenza di forze antagoniste”. Rispondo: sulla prima affermazione, ripeto che per me non è come tu dici; sulla seconda: secondo me esistevano forze antagoniste anche senza una descrizione dell’epoca come “Restaurazione”. A me la descrizione dell’epoca come “Restaurazione” mi pare invece abbastanza ingenua. In questo mondo per combattere occorre che io dichiari guerra? Chi lo ha detto? Io non sono un eroe. Però io so che combatterò e farò del mio meglio. E questo è tutto. Almeno al momento.



Ecco: parte una canzone degli Aerosmith (magari quella usata in Armageddon), oppure, che ne so, Tiziano Ferro, una qualsiasi hit del momento, o roba un po’ più sofisticata, insomma qualunque stronzata ritenuta capace di far salire la temperatura emotiva del pubblico.
Cari amici,