di Carla Benedetti
(Le metto qui perché i commenti sono diventati inaccessibili!)
A Caliceti
Per parlare occorre avere almeno la certezza del vocabolario.
Cerco la parola “marginale” sul vocabolario. Ecco la definizione:
“del margine; che è collocato all’orlo, al margine: fig. di poco conto, non essenziale, secondario”.
Ecco invece la definizione di Caliceti:
“Per me “marginalità” (in questo tessuto sociale odierno, diciamo goffamente così… non è affatto accettare, da parte di uno scrittore, dimensioni terminali, rinunciatarie… Anzi!”
A Sandro
Sì, Sandro, credo anch’io che “crederci” sia la cosa più importante! Come dici tu: “Parte del mio lavoro di scrittore sta proprio nel cercare di aprire squarci e nell’inoculare germi che spero svelino, agiscano…” E poi si può anche tacere. Ma il problema è che quelli che non ci credono invece non tacciono affatto. Parlano. Non fanno altro che ripetere che siamo tutti fottuti, e com’è bello essere fottuti insieme, e poi trovarci a fare dei bei dibattiti sul nostro essere fottuti! Invece non siamo tutti fottuti! E questo dà loro molto fastidio. Sì, dà fastidio che ci sia ancora qualcuno che ci crede.
A Gianni,
che mi chiede se ho letto tutti i vomitorium, se mi sono accorta che ha “fatto un percorso che alla fine disconosce il punto di partenza. Tutto qui!”
Sì, Gianni, ho letto tutti i vomitorium, sono andata fino in fondo al percorso. Sì, ho notato che hai fatto un percorso che alla fine disconosce il punto di partenza. Tutto qui! E per fare questo percorso hai dovuto scrivere che “Nazione Indiana è un luogo di potere”. E’ questo il tuo sogno? E’ per questo che scrivi su Nazione Indiana?

di Gianni Biondillo e Loredana Lipperini
Ballads di John Coltrane è un disco “tradizionale”. Uno dei miei dischi di jazz preferiti. Niente a che fare con le straordinarie innovazioni di cui Trane fu portatore, però.
Saverio si allaccia il casco sotto il mento, verifica ancora una volta la solidità dell’imbragatura che lo assicura al deltaplano, poi impugna la barra di controllo. Da dove mi trovo vedo solo la macchia rossa del casco, ma posso indovinare i gesti di mio fratello, immaginare la sua espressione. L’aria è immobile e nella valle c’è un silenzio irreale. Saverio prende la rincorsa sulla piattaforma e dopo pochi metri si lancia nel vuoto.
Caro Antonio,
Pochi giorni fa ho inserito in NI un brano tratto dall’ultimo volume di Vito Mancuso –
GIANNI BIONDILLO
Ferdinando Tartaglia l’eretico, l’agitatore, il chierico studioso, l’eremita sessuofobo, il ripudiato, il riconciliato, l’anarchico, il politico rinnovatore, il poeta sublime, l’inetto freddoloso, il satiro fastidioso, il militante romantico. Tartaglia è impensabile poterlo rubricare. Potrebbe legittimamente essere fregiato d’ogni titolo e sfregiato d’ogni insulto.
«Tu hai promesso loro il pane celeste ma, te lo ripeto ancora una volta, potrà mai esso stare alla pari con il pane terreno agli occhi della debole razza umana, eternamente viziosa ed eternamente ignobile? (…) Essi sono viziosi e ribelli, ma alla fine anche loro diverranno ubbidienti. Essi si meraviglieranno di noi e ci guarderanno come dèi per il fatto che noi, assumendo la loro guida, abbiamo accettato di portare il fardello della loro libertà e di governarli – ecco fino a che punto sarà diventato orribile per loro essere liberi! Ma noi diremo loro di essere i tuoi servi e di governare nel Tuo nome.
Nazione Indiana sta organizzando per il mese di maggio, alla Fiera del libro di Torino, un incontro sull’editoria e, più in generale, su quanto sta succedendo in questi anni nel campo della cultura e delle sue proiezioni. Questo intervento vuole essere un contributo iniziale alla discussione.
(Su Nazione Indiana tendiamo a non riportare articoli già disponibili in rete. Per una volta, trasgredisco questo stile di comportamento incollando l’articolo del filosofo sloveno uscito sul
GIANNI BIONDILLO
Sebbene sussista ancora nel grande pubblico qualche pregiudizio, incentrato più che altro sul presunto minor valore artistico delle opere a soggetto sacro rispetto alla ritrattistica, la verità è che non è più il tempo di scoprire Lorenzo Lotto, come scriveva Flavio Caroli in un brillante saggio (