È uscito il quinto numero di Vertigine, il periodico di scrittura e critica letteraria curato da Rossano Astremo
Estratto dell’Editoriale:
Vertigine è un cantiere creativo in continuo divenire, uno strumento non contundente che fa dell’indipendenza la sua ragion d’essere, un’arma nelle mani di grafomani in preda a isterici e dissociati raptus di scrittura. Il precedente numero, interamente dedicato alle forme nuove della narrativa italiana, ha ottenuto consensi da parte dei nostri affezionati lettori e dissensi da parte del pubblico più esigente, di quelli che tutto distruggono aprioristicamente, degli intellettuali con la pappagorgia ben in vista, di operatori del mondo editoriale che esaltano visceralmente ogni minimo prodotto marchiato con il loro logo, i quali, senza molti peli sulla lingua, hanno etichettato la nostra piccola rivista come prodotto merdoso da dare in pasto a mosche portatrici di malaria incurabile.

Sono uno scrittore di secondo grado. Intendo dire che la scrittura, per me, sta in secondo piano. “Mi occupo d’altro, io” scriveva Hemingway in Verdi colline d’Africa. “Le assicuro che faccio una gran bella vita” diceva all’interlocutore, e alla domanda scettica “Cacciando kudù?” rispondeva “Certo, cacciando kudù e facendo un sacco di altre cose”.
Me ne andai a Londra quasi di brutto, scappai di corsa, vent’anni fa, perché non ne potevo più di famiglia, di esigenze paterne, di protezioni e sgonfiamenti materni, di cretinerie sororali e della mia facoltà. Non ne potevo più anche di me stesso, a pensarci bene, perché dentro mi si aggiravano delle cose oscure che allora non potevo né vedere né definire, preferivo ignorare, ma le ombre viscerali pungevano e chiedevano voce, volevano essere partorite ed urlare alla luce del giorno.
“Se la guardi da qui può sembrare vagamente un sesso maschile. Vedi?”
E’ uscito il semestrale cartaceo di “Re:”, dal titolo
Di Andrea Inglese
4.
Bene, eccoci al termine della scimmiata. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sopportato, quelli che non mi hanno sopportato e quelli che hanno apprezzato le scimmie. Dedico alla Fuschini quest’ultima puntata, che la vede in presenza di una scimmia vera – non come l’Angelini – qui a sinistra. La scena catanese con cui le scimmie finiscono è idealmente indirizzata al mio amico Liotro. Saluti a tutti voi, amici de’ me’ coglioni. D.V.
(Qui di seguito le prime pagine del romanzo, tradotto da Werner Waas.)
Confutazione di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick
Jugoslavia: la condanna della memoria. Dell’inutilità e del danno della storia.