di Dario Voltolini

di Dario Voltolini

Ier sun andàit a vëdde ‘sta cosa che Scarpa l’è bütasse a fé ciamandla “Groppi d’amore nella scuraglia” ndrinta al teater i. Cume Nassiun ‘ndian-a mi duvrìa pa dì ‘n tübu d’niente. Suma disse për lungh e për largh d’nen parlesse adòss, sbrudulandse cume ‘d piciu banfùn, mach për fé pa cume tüti ìij autri. Bon! Mi, m’na fregu altamènt! A mi ‘st’affé sì d’ Scarpa a l’è piasüme talment tant che lu disu e lu ripetu m’na fregu e lu disu ‘mbellessì: Scarpa a l’è ‘n geniu.
di Dario Voltolini
di Tiziano Scarpa
Noi parliamo una lingua sessuata. In italiano, anche gli oggetti inanimati hanno un’appendice genitale: il transatlantico è maschio, la ciminiera è femmina; il cielo è uomo, la nuvola è donna.
di Giorgio Vasta
Pubblico a seguire la trascrizione di una lettera di implorazione di una donna sordomuta, tre volte recidiva per furto, vissuta presumibilmente nella Torino del secondo Ottocento. Questa lettera, insieme ad altri materiali analoghi, è contenuta nel volume Palimsesti del carcere. Storie, messaggi, iscrizioni, graffiti dei detenuti delle carceri alla fine dell’Ottocento, di Cesare Lombroso (Ponte alle Grazie, 1996). Si tratta di una lettera secondo me straordinaria, una sequenza di parole nella quale la sintassi non è altro che una eco sempre più sfumata, un miraggio, un presentimento, un incubo, un abbaglio, un fil di ferro annodato in grumi e poi riallungato in filamenti di lingua. Principalmente, è un testo che usa le parole come se fossero utensili. Il sottinteso è: il cucchiaio serve a mangiare la minestra, il martello e i chiodi a fare dei buchi nel muro, e le parole a parlare, semplicemente a parlare, a dire, a implorare di andare via, al limite di andare in “altra carcere”, che è pur sempre un andare.
Cercherò nel tempo di pubblicare altre zone di linguaggio analoghe, zone che mi sembrano esserci definitivamente precluse.
Vibrisse è tornato. Il glorioso Bollettino di letture e scritture, curato da Giulio Mozzi e diffuso per posta elettronica fino a un anno fa (era arrivato a 109 numeri settimanali, con circa 2500 abbonati), esce ora in rete in forma di blog collettivo. Vi collaborano stabilmente Giovanni Choukhadarian, Fabio Fracas, Annamaria Manna, Mauro Mongarli e lo stesso Giulio Mozzi. Lo potete trovare qui.
di Evelina Santangelo
Non so quanti hanno visto, o hanno portato i loro figli al cinema a vedere Polar Express. Io l’ho fatto, e, devo dire, all’inizio, con molto entusiasmo.
“Un film sul mondo incantato dell’infanzia che oppone resistenza alla prosaica verità del mondo adulto, incapace di sognare, e ormai persino d’immaginare un mondo diverso, un’umanità diversa”. È stata con questa idea (sbagliata) che mi sono recata al cinema. E forse per questo la delusione è stata più acerba.
di Manuela Ardingo
m’avvolgo intorno una grandezza a metro
spira su spira abbòzzolo lo spazio
s’umilia il tempo scivolando dietro
s’irradia il raggio srotolando sazio
20 DICEMBRE 2004. Ore 21
Teatro i, via Gaudenzio Ferrari 11 – 20123 Milano
Primo appuntamento di Nazione Indiana a Teatro i
GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA
di Tiziano Scarpa
Lettura scenica dell’autore
di Dario Voltolini
di Roberto Saviano

– Ma che mestiere è questo? Non è un mestiere! È una follia, un crimine, un delirio.
Mio cugino mi fissava come per invogliarmi a dare qualche risposta. Sensata. O quantomeno sperava volessi smentire quello che gli avevo detto qualche minuto prima. Io continuavo a tenere serrate le labbra.
di Gianni Biondillo
“Abbiamo provato a guardare il mondo delle Fiabe un po’ come fanno i bimbi, col naso all’insù e l’aria attonita.”
Stanno accadendo cose molto belle a Peccioli (PI). Belle belle. Da favola. Gente che viene da Dakar, o da Hollywood, e si ritrova nel cuore dell’Etruria, fra fate, lupi cattivi, teatro di strada, saltimbanchi, artisti, mangiafuoco.
La favola è già iniziata e va avanti fino al 6 gennaio. Ed è solo l’inizio, a quanto pare. Cioè sembra proprio che la cosa andrà avanti, per anni.
Facciamo così. Andate a vedere qui, si fa prima: www.fiabesque.it.
di Dario Voltolini
35 anni da Piazza Fontana. Mercoledì 15 dicembre, al Leoncavallo di Milano, il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ha organizzato una serata ‘per non dimenticare e per desiderare il futuro’. Prima, alle 20,30, la presentazione del libro Pinelli, una finestra sulla strage di Camilla Cederna. A seguire, performance di Dario Fo, Franca Rame e la Compagnia degli Stracci. Alle 23, concerto de Les Anarchistes.
Di questi ultimi, si presenta qui l’anteprima di uno stralcio dal libretto (scritto da Marco Rovelli, prodotto da StampAlternativa) che accompagnerà il prossimo cd – il quale sarà centrato attorno al tema dei luoghi di reclusione e di esclusione nella modernità biopolitica (e in questo rientrano le collaborazioni con Moni Ovadia, Giovanna Marini, la Compagnia teatrale della Fortezza diretta da Armando Punzo).
Di Andrea Inglese
Finalmente, di nuovo, anch’io, ho un mestiere. Sono pagato per fare qualcosa. Dopo anni di Sussidio di Disponibilità. Anni passati in uffici dell’amministrazione pubblica, a compilare moduli, a telefonare ad ore precise a signorine precise. Anni a sottoscrivere la mia piena, incondizionata, disponibilità a gettarmi sul più astruso e sordido dei lavori, anche se limitato ad una sola settimana, ad un mezzo pomeriggio, ad un paio d’ore notturne. Ho vissuto come la guardia medica, come il pompiere, come la sentinella di guerra, dormendo con un occhio aperto, pronto ad entrare in azione, a provare sul campo la mia disponibilità. Ma non c’è mai stata occasione, non c’è mai stato lavoro, neppure di lavacessi e per qualche ora soltanto, da espletare. Nulla.
di Fernando Arrabal
(traduzione di Lidia Verde)
Cervantes mostra la gabbia della violenza in cui rinchiudono con gusto il giusto. Così figura nella pittura a olio El Gran Teatro del Mundo. Al cospetto dell’intolleranza il talento e l’ingegno dell’autore del Quijote sono stati all’altezza della sua opera e simbolicamente del suo cuore. Che incoraggiamento per i giusti di oggi! Che lezione per i cloni senzacuore del tiro al cuore!

Apriteci la casa dell’essere! E che cazzo!
Una figlia artista. Che idea. Come se l’arte fosse un mestiere. Siamo seri. Vuole fare la cantante! Ma ve la ricordate la favola della formica e della cicala? E da vecchi a chiedere pensioni che lo stato, i contribuenti, cioè noi pagheremo. Il buon senso italico – quanti film, romanzi, segreti di famiglia ruotano intorno a questo tema. Ma la ruota gira si sa ed oggi è piuttosto vero il contrario.
SUD n°3: “Forza! Lavoro”
venerdì 17 dicembre ore 17
institut français de naples
Via F. Crispi, 86 Napoli
Tel.081 669665
ingresso libero
a San Quirico Valdagno (Vicenza)
è nato menadito
luogo per attività creative non ortodosse
(arte d’informazione, musiche senza distintivo,
antropologie corporee, laboratori didattici indipendenti)
menadito inizierà le sue attività
sabato 18 dicembre alle ore 18
con la videoinstallazione di gabriele grotto
dal titolo “sagre presepiche”
di Helena Janeczek
Forse sto contravvenendo agli statuti della tribù (non ci si loda e imbroda gli uni con gli altri), ma il pezzo di Roberto Saviano in memoria della madre di Peppino Impastato mi ha commosso. Commosso letteralmente, mossa dentro: con i suoi refusi, la sua foto di una vecchia secca occhialuta di nome Felicia, con la sua retorica frettolosa da prosa a servizio della testimonianza, cioè di approssimazione alla verità.