di Antonio Moresco
Prima cosa da dire: questa raccolta di poesie è stata scritta quasi trent’anni fa.
Già questo dato è sorprendente. A volte, di fronte a libri di narrativa e di poesia, qualcuno si domanda se avranno ancora qualcosa da dire da qui a dieci, venti, trent’anni, se supereranno la prova del tempo. Bene, questa raccolta viene alla luce dopo averla già superata. Ci arriva anzi – se possibile – ancora più forte, più necessaria e bruciante di quando è stata scritta.
La voce carnale, inelegante, sincopata, spiazzante che la attraversa mi pare abbia pochi confronti nella poesia italiana di questi anni. Non solo perché in questo caso il poeta è anche testimone diretto di un’esperienza estrema ma anche per la miscela assolutamente personale di sobrietà ed estremismo, condivisione, demenzialità, sarcasmo, scatti danteschi e teppistici attraverso cui vengono messi in scena la sconfinata sofferenza degli animali e i gesti allucinati di una specie fissata nell’atto di massacrarne altre e di fare piazza pulita del mondo e perciò destinata – nel vortice di una consequenzialità ebete e senza ritorno – a fare anch’essa la stessa fine.
Che cosa c’è di più tragicamente attuale e necessario oggi?

[Questa mia inchiesta non è stata accettata da nessun giornale con cui collaboro né da altra testata giornalistica italiana. L’unico giornale che ha ricostruito lo scenario del rapimento Pari–Torretta attraverso informative e documentazioni ufficiali raccolte da Rita Pennarola è stato il mensile
Dopo il 25 luglio 1943 molte cose erano cambiate. Deposto Mussolini, il governo italiano è affidato al maresciallo Badoglio che da subito cerca di rassicurare gli alleati nazisti, annunciando a gran voce che niente, in politica estera, sarebbe cambiato. A Berlino però queste parole vengono lette come una grossolana manovra diversiva e alla guida del generale Valentin Feuerstein, le truppe tedesche attraversano il confine. Il 9 settembre alle due di mattina occupano la città di Bolzano. Il Gauleiter, commissario supremo del Tirolo, Franz Hofer, a Innsbruck, ha intanto già chiesto l’unificazione del Tirolo e l’italianizzazione forzata di oltre vent’anni sembra essere definitivamente sconfitta. Dopo l’armistizio dell’8 settembre Hitler, infatti, crea la Zona Operativa Prealpi, Alpenvorland, formata da tre province, Bolzano, Trento e Belluno. Nel municipio di Bozen-Bolzano viene nuovamente insediato un Bürgermeister, sindaco tedesco, la stessa cosa avviene in tutti gli altri comuni. Riappare dovunque la vecchia toponomastica. Riaprono le scuole di un tempo e così anche i giornali e le trasmissioni radio tornano a essere in lingua tedesca. Solo alcuni anni prima la velocità di questo improvviso cambiamento sarebbe stata impensabile. Nessuno avrebbe creduto nel 1939, quando i sudtirolesi erano stati costretti a optare per il Reich, che la loro scelta sarebbe stata azzerata da una accelerazione della Storia. A Lagundo, tornato a essere Algund, il podestà era fuggito e al suo posto si era reinsediato il vecchio Bürgermeister.
Il pezzo che posto qui è nato come commento a “








Uno sguardo azzurro, sorpreso da una foto tessera. Gli anni – diciannove – che non compaiono sul volto. Ma stanno tutti dentro, e sono molti di più.