di Antonio Moresco
Ritorno a Buenos Aires.
Incontro con Roberto Raschella, nel solito caffè all’interno della libreria. Laura lo intervista, per un libro che deve fare assieme a Giovanni. Arriva un’altra scrittrice, uno studioso di qualcosa, poi una che lavora nel cinema. Altri scrittori sono anche oggi seduti qua e là nel caffè della libreria. Tirano fuori come sempre il loro quadernetto, cominciano a scrivere. Dopo un po’ arriva qualcuno, uno che passa e li riconosce, un amico, cominciano a chiacchierare con lui, chiudono il quadernetto, lo riaprono il giorno dopo… Che tristezza tutti questi scrittori che passano il loro tempo nei caffè! Ma pare che lavorassero così anche a Parigi, nel dopoguerra, nei loro caffè diventati poi celebri, Sartre, molti altri…

Perugi artecontemporanea, via Giordano Bruno 24 b, Padova.
Partenza per Montevideo con Giovanni. Fermiamo un taxi. Ma l’uomo che lo guida è strano. Scuro, coi calzoni rotti, sembra stordito. È domenica mattina, qui al sabato stanno svegli tutta la notte, forse è solo per quello che sembra così sballato. Guida pianissimo il suo taxi scassato e dai sedili sfondati, nelle stradine piene di buche, con una lentezza incredibile, esasperante. Non si capisce bene che strade fa. Finalmente imbocca una strada più grande che ci sembra di riconoscere. Ma nella direzione opposta, ci pare. Giovanni glielo dice, alzando la voce: «Il porto è dall’altra parte!» L’uomo si gira appena, rotea un po’ gli occhi, emette una specie di verso, rimane per qualche istante indeciso, emette un sospiro, poi inverte la direzione di marcia. Dove ci stava portando? Non si riesce a capire se voleva attirarci chissà dove o se è solo cotto marcio.
Laura racconta, mentre facciamo colazione a casa sua, la mattina dopo, che a Santiago del Cile, ci sono delle figure che vengono chiamate «i rospi».
Laura e Nic partono per Buenos Aires, io e Giovanni per Còrdoba. All’arrivo, ci viene a prendere all’aeroporto Esteban Nicotra. È una persona dolce. Ci porta a casa sua. Dopo un po’ arriva Silvia, sua moglie, che era andata a comperare delle bottiglie di cerveza ed era passata alla posta. Parliamo un po’. Lei ci mostra con desolazione la busta appena ritirata, lacerata in modo plateale da parte a parte, senza neanche salvare le apparenze. Esteban ci racconta di un suo lontano viaggio in Italia, dove ha vissuto di espedienti e ha fatto anche il bancarellaio. Era partito con un volo dell’Aeroflot russa, la compagnia meno cara. L’aereo aveva fatto scalo in moltissimi posti, per tirare su passeggeri, fermandosi, anche a lungo, in Brasile, nordamerica, Europa, forse anche Africa… Prima di atterrare in Italia si era fermato a Mosca. Esteban aveva addosso un numero incredibile di strati di vestiti, perché il bagaglio non doveva superare un certo peso. Così vestito, era costretto a scendere dall’aereo anche in posti dove si moriva dal caldo, fradicio di sudore e tutto infagottato come per una spedizione polare.

“Idioti!”, gridavo allo schermo, mentre veniva inquadrata una ragazzina di tredici anni in lacrime, con un braccio ingessato appeso al collo. “A Roma dovevate andare, a Bruxelles, sul cratere dell’Etna, dal Papa, da Maradona, da qualsiasi altra parte, ma non lì! Avreste dovuto fare un enorme raduno, in quegli stessi giorni, ovunque fuorché a Genova!” La mia voce faceva a gara con l’urlio degli uccelli esaltati dal crepuscolo. Nel televisore un pensionato ancora incredulo mostrava la benda chiazzata di sangue intorno alla testa. “Dovevate lasciarli nel deserto della città blindata, a fare la loro sceneggiata! A far spiccare le loro opposte menzogne!”, inveivo. “Da una parte i coglioni in giacca e cravatta e i loro mastini in divisa, dall’altra i non meno coglioni teppisti con la faccia fasciata di nero! E voi a milioni, da tutt’altra parte, a fare un festoso casino alla faccia loro! Allora mi sarei unito a voi, testoline di minchia! Vi avrei portato un po’ di intelligenza e tanta fica fresca!”
Terzo esempio di attrito: giovani artisti occidentali. 

In un unico amarissimo sorso, dovrebbe essere bevuto
Spettabile Direzione Produzione e Abbonamenti e Attività per le Pubbliche Amministrazioni,

Détestez la mauvaise musique, ne la méprisez pas. Comme on la joue, la chante bien plus passionnément que la bonne, bien plus qu’elle, elle s’est à peu à peu remplie du rêve et des larmes des hommes. Qu’elle vous soit par là vénérable.