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Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#3)

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di Enrico Ratto

iguana-web.jpgIl sud e la costa ovest non sono da meno. Per quanto riguarda la criminalità organizzata straniera, il Procuratore Bernard Legras indica come la presenza della mafia italiana e russa sull’isola sia limitata a causa dell’ “impermeabilità della società corsa, costituita da strutture criminali locali che formano dei bastioni impenetrabili”, e che in particolare questa si concentra solo intorno all’Isola di Cavallo, paradiso turistico situato all’estremo sud della regione.

Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#2)

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di Enrico Ratto

furto.jpgI clan e le influenze sul territorio.

Bastia, Alta Corsica, pianure dell’Est. Esiste una spiegazione storica per il fatto che le grandi bande criminali sono nate e cresciute lungo la costa est dell’isola, nelle pianure tra Bastia, Ghisonaccia e Aleria, per poi espandersi e controllare il sud , Porto Vecchio e Bonifacio.

Un discorso generico

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di Gianni Biondillo

coltellaccio.jpgSono stato stimolato da Nick Names (nei commenti al pezzo di Raul) a dare una opinione sulla questione del Genere (noir, giallo).
Volevo mettere queste mie note appunto nei commenti, ma, scrivendo ho notato che la dimensione che stava prendendo questo scritto erano sempre più degne degli interventi di Luminamenti, l’unico, per me, che può permettersi di essere chilometrico senza cadere nell’antipatia. Chiedo perciò a Dario di darmi un’altra visibilità. Tutta dovuta alla leggibilità, intendiamoci.
Le cose che ho scritto qui sono pensieri sparsi, non organici e neppure riletti. Ma sinceri.
G.

Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#1)

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di Enrico Ratto

corsica.jpgQuando la mattina del 30 ottobre 2003, alla vigilia della sua seconda visita in Corsica dal fallimento del referendum sull’autonomia, il Ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy annuncia alla stampa di voler “neutralizzare la deriva mafiosa del nazionalismo corso”, in molti sull’isola si sono chiesti se si trattasse della bordata di un politico o, piuttosto, di un tecnicismo. I 273 attentati compiuti in Corsica tra la primavera del 2003 e l’inverno del 2004 sembrano accreditare l’ipotesi di un nazionalismo logorato da vent’anni di scissioni interne, i cui protagonisti, oggi più che mai, sono i clan legati alle attività finanziarie dell’isola piuttosto che allo storico movimento politico e culturale. Nicolas Sarkozy pronuncia queste parole nel novembre del 2003, un giro di vite annunciato di fronte allo spettro del fallimento della politica francese nella gestione della regione, ma le radici di questa pericolosa connessione tra politica, finanza e controllo capillare del territorio risalgono almeno a dieci anni prima.

Il gelato più buono del mondo.

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Secondo me si trova qui:

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A San Fili, in Calabria. Ecco la mappa.

Intervista sul noir

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a Raul Montanari

noir.jpgGen.le Raul Montanari
mi scusi se la disturbo, ma volevo invitarla a rispondere alla nostra
inchiesta sul Noir italiano, a cui abbiamo chiesto di partecipare anche a
Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Giorgio Faletti, Giancarlo De Cataldo ed
i più importanti autori del noir italiano.

Volevo pertanto inviarle queste 5 domande della nostra inchiesta, con la
cortesia e la preghiera che Lei possa risponderci entro il 10 Maggio.

La redazionre di Origine.

Dialogo sull’entropia (#7). L’Aristogas.

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di Antonio Sparzani e Dario Voltolini

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Dunque questo gas che è proprio così tanto gas, così immodificabilmente gas, è l’eroe di questo racconto, ora. Mi piace, Elio. Come si comporta Elio?

Un ricordo di Alfredo Salsano

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di Sergio Nelli

E’ morto Alfredo Salsano, direttore editoriale della Bollati Boringhieri. Lo apprendo stamani, domenica, sfogliando l’Unità a pagina 22 e leggendo l’articolo di Bruno Bongiovanni Alfredo Salsano, maestro di studi politecnici. Appena ho visto il suo nome nel titolo ho capito e mi è venuto un nodo alla gola.
Una settimana fa, gli avevo lasciato un messaggio in segreteria in cui dicevo più o meno: “Mi hanno messo un copricapo di piume e sono entrato a tutti gli effetti in Nazione Indiana. Ti ho cercato due o tre volte ma al telefonino c’è sempre questa segreteria. Come stai? Tieni duro.”
Gli avevo lasciato questo messaggio perché mi aveva spronato a inserirmi in questo gruppo (sul quale però non aveva pronunciato parola), e, mi sembrava, anche, a liberarmi del tutto da quella ineffettualità che da troppo tempo porto come una soma senza alcun frutto.
Sapevo che stava male, ma non che la sua situazione fosse così grave. Che avesse così poco da vivere.

Ceci n’est pas un crime

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Di Andrea Inglese

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CECI N’EST PAS UN CRIME CECI N’EST PAS UN CRIME CECI N’EST PAS UN CRIME

Quaderni aperti

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di Alessandro Broggi

IPOTESI

I.

I caroselli girano, e noi continuiamo a vedere immagini che non conosciamo ma che cominciamo a riconoscere, a forza di ripetizioni. Se un sentiero battuto passa attraverso una pozza di fango, procedi attraverso il fango: camminare intorno ai bordi aumenterebbe le dimensioni della pozza. Scelgo una donna. La prima volta che la noto, non ha nulla da aggiungere. Il tempo passa.

Mai più maestri

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Di effeffe alias « il Maé » Francesco Forlani

(Segnalo l’uscita del n° 2 della rivista SUD, anomalo e fecondissimo laboratorio di scritture e d’immagini, collocato in un variabile campo di forze passanti per Lisbona Milano Napoli Parigi Praga… Eccovi un piccolo estratto. Il brano è anche innesco al tema del numero: maestri, maestranze, diseducazioni, e altro. Accludo l’indice. A. I.)

Ho smesso di cercare un maestro quando è morto mio padre. Ricordo la data esatta; e voglio dire il giorno, e se la memoria non m’inganna – la morte di certo no – potrei ricostruire l’ora e il minuto. Il luogo? Lo so. Perché è negazione di patria, è l’ex patria, mentre la lingua è quella non più materna, bensì dell’ospite, affrancata. Ho smesso di cercare maestri e mi accontento di osservare quelli degli altri, e mi piace ascoltare i racconti degli uni, i maestri, e degli altri, i discepoli, come attori di un film in cui si recita a soggetto, e che pero’ dietro le quinte ti rivelano il come e il perché.

La scena della risposta #3

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sbobinato da Tiziano Scarpa

toto.jpgIL MIO AMICO CRITICO: Non possiamo parlarci sullo stesso piano, dentro le nostre opere. Tu parli attraverso la tua opera, io attraverso la mia (visto che hai la bontà di considerare “opera” anche quel che scrivo io). Possiamo parlarci fuori delle nostre opere.

IO: E io questo ti chiedo!

La narrazione delle mie relazioni tecniche

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di Mauro Gorrino

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Quando non scrivo di cose varie, faccio il consulente informatico e scrivo. Scrivo relazioni tecniche, in italiano o in inglese, secche, schematiche, precise e prive di ambiguità, popolate da un dizionario di circa 300 parole, raramente di più. E anche se variano gli argomenti trattati, anche se sono diversi gli obiettivi, mi pare che le mie relazioni tecniche siano costruite attorno a un numero ristretto di schemi narrativi.

Può sembrare strano, ma anche le relazioni tecniche raccontano delle storie. Si tratta di storie dalla trama molto semplice e, anche quando toccano problemi tecnici molto complessi, sono costruite in modo ripetitivo attorno agli schemi più antichi e rassicuranti della narrazione.

Dialogo sull’entropia (#6). L’Aristogas.

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di Antonio Sparzani e Dario Voltolini

Helium.gifCaro Antonio, rieccomi a tediarti con le mie richieste. Intanto ti dico che ho preparato un tè verde dello Yunnan che si presenta in una simpatica scatola cilindrica di cartone verde. Il contenuto è avvolto in una carta molto croccante, ed è una specie di nido fatto di foglie pressate. Molto piacevole. L’ho comprato in un negozio di fronte alla sinagoga, in piazzetta Primo Levi, qui a Torino.

Veniamo alle nostre molecole di gas. Magari puoi scegliere dal sistema periodico un elemento per gli esempi, così citiamo Levi una seconda volta!

Dicevi della temperatura, della velocità, della media e della direzione.

Ricominciamo? Vai!

Dario

La scena della risposta #2

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sbobinato da Tiziano Scarpa

totcr.jpgIL MIO AMICO CRITICO: Sei un po’ vago… Dimmi chiaramente quale sarebbe l’alternativa al mio modo di fare critica.

IO: Quella della seconda scena che ti ho descritto prima. La scena della risposta. Tu, come critico, agli scrittori non devi dare una valutazione estetica, ma una risposta. Non devi dire se certe opere corrispondono o no a un’operazione estetica accettabile, ma devi dare una risposta! Gli scrittori, con i loro libri, parlano! Non sono lì per farsi dire “bravo” o “incapace”! Non siamo a scuola. Nei nostri libri diciamo delle cose. Tocchiamo grumi, nodi, nervi! Vogliamo delle risposte. Non elogi o giudizi di valore.

Dialogo sull’entropia (#5). Una tazza di tè verde.

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di Antonio Sparzani e Dario Voltolini

tea_tranq.jpgSiamo così giunti al termine in questione: entropia.

Grazie alle fiaccole possiamo avere un’idea più visiva e meno astratta della questione. Non posso fare altro che domandarti, a questo punto e per mera funzione retorica: che cosa è l’entropia?

Prendere corpo, di Gherasim Luca

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da La fine del mondo (1969)

tradotta da Andrea Raos

Io ti floro
tu mi fauni

Io ti scorzo
io ti porto
e ti finestro
tu mi ossi
tu mi oceani
tu mi audaci
tu mi meteoriti

La scena della risposta #1

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sbobinato da Tiziano Scarpa

citic.JPGIO: Ce l’ho con te.

IL MIO AMICO CRITICO: Sai che novità.

IO: Ma mica perché parli male di me.

IL MIO AMICO CRITICO: Certo. Ce l’hai con me perché di te non parlo!

Il regalo della frase. A proposito di parentesi (e di virgolette)

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di Giorgio Vasta

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Una brevissima riflessione per ricollegarmi alla disputa in corso sul blog di Giulio Mozzi a proposito della libertà – e dell’opportunità – di far ricorso alle parentesi nella scrittura.

Riporto poi, a seguire, tre frammenti – da J. D. Salinger, da Antonio Porta e da Renato Rascel – che nella loro evidente eterogeneità possono venire letti come orgogliosa rivendicazione del diritto alla libertà di parentesi, ovvero alla libertà di frammentazione e rallentamento del discorso, nonché di moltiplicazione delle dimensioni temporali interne al discorso stesso.

I Diavoli e Madame Bovary

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di Andrea Muzzarelli

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Via, via volò l’aeroplano, finché non fu che una scintilla, un’aspirazione, una concentrazione, un simbolo (così sembrava a Bentley, che con vigore spianava il suo pezzetto di prato a Greenwich) dell’animo umano; della sua determinazione, pensò Bentley, girando attorno al cedro del Libano, a uscire dal corpo, ad andare oltre la propria casa, grazie al pensiero, ad Einstein, alla speculazione, la matematica, la teoria di Mendel – l’aeroplano volava via.

Virginia Woolf, Mrs Dalloway (1925)

Nel 1956 lo scrittore e drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt scrisse un racconto intitolato La panne. Il protagonista risponde al nome di Alfredo Traps: quarantacinquenne rappresentante di tessuti, egli conduce una vita che, tutto sommato, sembra soddisfarlo. Ha una moglie che tradisce – con discrezione e ben pochi sensi di colpa – durante i lunghi viaggi di lavoro, quattro figli, ed é appena riuscito a ottenere un’importante promozione che potrebbe dare una svolta alla sua carriera lavorativa. Di ritorno da un viaggio d’affari, un banale guasto al motore della sua auto lo costringe a pernottare in un piccolo paese.

Il giorno più bello

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di Tiziano Scarpa

lucgaucc.jpgIl Perugia si è salvato. Nel prossimo campionato resterà in serie A.
In tribuna, a fine partita, un giornalista si complimenta con il presidente della squadra:
“Il giorno più bello della sua vita!”, dice sorridendo eccitato, e gli porge il microfono.
Il presidente del Perugia risponde:
“Be’, uno dei giorni più belli della mia vita”.