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Fotosfera (6 prose)

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pkbgart.jpg Di Marco Giovenale

I.

Nel cortile e nel vento opposto del principio di luglio sa tuttora cigolare una porta petrolio-legno. Si spalanca per far entrare festa di due occhi, il lutto di una coda di parenti, delle buste brune di carta che scricchiolano, un’albicocca o solo una sua parte marcia lanciata dal cieco al primo piano. Lo spessore delle lenti. Un altro ancora che tenta scale di clarino dai sottotetti, oltre la svolta e dove due spioventi inquadrano Venere per chi sul terrazzo tende i fili che un diverso vento la settimana prima aveva strappato verso l’alto. Senza che questo annunci alcuna variazione, da allora. Sul sangue buttato radendosi ora il prete passa la picca d’allume.

Sui demoni e le paste sfoglie di Michele Mari

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di Mariolina Bertini

pierino_porcospino.jpgIn un saggio famoso, scritto quattro anni prima di metter mano alla Ricerca, Proust riflette sull’età d’oro delle sue letture, l’infanzia, e sulla passionale sudditanza da lui allora sperimentata nei confronti dell’autore del suo romanzo prediletto, Capitan Fracassa:

Avrei voluto che mi dicesse, lui, l’unico saggio detentore della verità, quel che dovevo pensare , in ultima analisi, di Shakespeare, di Saintine, di Sofocle, di Euripide, di Silvio Pellico, che avevo letto durante tutto un freddo mese di marzo, camminando, pestando i piedi, correndo per le stradine…

Attribuirà più tardi un analogo atteggiamento al narratore adolescente di Du côté de chez Swann, smanioso di possedere su tutto- dal teatro di Racine ai paesaggi alle cattedrali- l’opinione prestigiosa e imprevedibile del romanziere Bergotte. Smania votata allo scacco: non sulle opinioni dell’autore, per Proust, devono appuntarsi le nostre interrogazioni, ma sul mondo della sua opera, sulla sua oggettivata visione, sui tratti ricorrenti e rivelatori del suo stile.

Agua, agua! La mia vita da salsero

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di Marco Dettori

ETSalsa.jpgDa novembre dello scorso anno ho cominciato un corso di ballo latino americano; gli inizi sono stati faticosi e non poteva essere diversamente. La mia frequentazione di discoteche, benché assidua per anni, non aveva contribuito in alcun modo a sciogliere le mie rigidità.
Dritto e secco sulle ginocchia, intirizzito al bacino, paralizzato alle spalle, ho fatto le prime lezioni in apnea, impegnando per lo più la testa a memorizzare le istruzioni. Andavo avanti e indietro come un automa, nelle prime figure fatte in coppia mi sudavano vergognosamente le mani, sbagliavo sempre. Non vi sto a dire perché ho cominciato o perché ho continuato, non lo so. Di solito parlandone scherzo e do la colpa alla mia passione per capire le mode, o ai quarant’anni che scoccavano implacabili, o a cento altre cazzate.

L’inferno della pioggia

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di Tiziano Scarpa

pioggia.jpgQualcuno, in una taverna, ha appena raccontato un fatto di cronaca nera: un ragazzo e una ragazza, appassionati di romanzi d’amore, sono stati uccisi dal marito geloso. Il commensale è ancora stordito da ciò che ha ascoltato. Ma è tardi, deve alzarsi da tavola, riprendere il viaggio, andare a negoziare con gli alleati diffidenti, in quella città livida che si intravede all’orizzonte, cavalcando sotto l’acquazzone. Piove forte.

Autoritratto con passato: 2004

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di Claudia Quercellini

(this is andy warhol and it’s take one, take one)
It’s, it’s warhol actually
(what did I say)
Whole, it’s whole as in wholes
(andy warhol)
Wah, andy war hol, andy war hol (he)
Like whole hub
He
Ha
Are you ready
(yeah)
Ha ha ha ha ha ha

Così devi fare

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Di José Muñoz

A Parigi, non lontano da dove abito c’è il Musée des Arts et Métiers: questo mi fa pensare che l’arte senza mestiere sia meno arte, ma il mestiere senza arte sia solo mestiere.
Ho imparato il mestiere artistico del fumetto con Alberto Breccia, Ugo Pratt e Francisco Solano Lopez. Con Breccia e Pratt nella Scuola Panamericana d’Arte, con Solano Lopez nella sua bottega.
Nella scuola si tentava di produrre senso, storie con un inizio, uno svolgimento e una fine. Godard l’ho conosciuto dopo.
LaPanamericana, un ente privato creato dai fratelli Liepsig, rappresentò un grande momento per lo sviluppo del fumetto, se così si può ancora dire e per noi che eravamo nei paraggi.

Tre pezzi (d’ex-voto)

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Marco Simonelli_copertina.JPG
Di Marco Simonelli

Questo il verdetto di mio Dio Cleziano
mio dio mio dio a chi sono in mano?

T’amavo t’amavo t’amavo davvero:
per te come sangue correvo bizzarro
ero cavallo dietro alla prosa del tuo carro;

Contusions everywhere!

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di Tiziano Scarpa

ssx3_3.jpg
SSX3 è un videogioco per la Playstation. Si sceglie un concorrente e si partecipa alle gare di discesa sulla neve. Non si usano gli sci ma la tavola, lo snowboard.
Niccolò Ammaniti e io sceglievamo Viggo, uno spilungone allampanato, vestito con una palandrana. Gli altri concorrenti hanno tutine aerodinamiche, ginocchiere e copriorecchi alla moda. Grintosi, incazzati, vogliono soltanto arrivare primi, portare a casa il premio in dollari. A Viggo invece si vede che gli piacciono tante altre cose nella vita. Si butta giù in snowboard giusto perché ha nevicato.

Il busto di Lenin

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88-518-0032-4.jpgOggi alle 18, a Milano, nella liberia Feltrinelli di via Manzoni, presenterò il romanzo Il busto di Lenin (Sironi Editore) insieme al suo pirotecnico autore Giuseppe Caliceti. T. S.

«Si accorgeva che in molti da un anno all’altro gli ripetevano le parole della sua ex moglie, cioè che il mondo era cambiato e bisognava adattarsi. Ma lui si chiedeva cosa volessero dire queste parole. Guardatelo!, diceva. Guardatelo, il nostro povero boia mondo! Adattarsi a chi? A cosa? Queste sono le stesse cazzate che i signori ripetevano al tempo del fascismo, compagni! Le stesse cazzate che i padroni ripetono da secoli ai lavoratori! Ai poveretti! Agli sfruttati! Aprite gli occhi! Non c’è storia! Nessuna evoluzione! L’uomo è la bestia malvagia e assassina di sempre! E se qualcosa è cambiato è solo in peggio!, diceva Libero. E gli ideali comunisti rimangono i più validi che io conosco! E allora io non vi capisco! Io non mi vergognerò mai di essere un comunista, compagni! Io mi vergogno solo della vostra vergogna!»

Siamo seri

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di Elio Paoloni

ironie.jpg Filippo La Porta denuncia sul Foglio il dispotismo dell’ironia. In un elogio di Chaim Potok, sul Domenicale, Giuseppe Sanfilippo mette subito in chiaro che lo scrittore era ebreo ma non ironico: “No, lui non conosce l’ironia, non ha tempo da perdere con il gioco di Isaac B. Singer o di Woody Allen o di tutti i Roth possibili, Philip o Henry che siano”. E in una replica a Lello Voce sulla poesia di Mario Benedetti, Giuseppe Genna decide di fare i conti con questo retaggio dell’Avanguardia, mandando definitivamente a sbarcare il suo lunario nei bidoni della spazzatura questo gesto di fascismo retorico:

Omaggio a W.S.B.

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di Gillioz

Anche prima della guerra chimica, aveva lavorato nelle campagne avvelenate come raccoglitore dei silos arrugginiti. Li trinciava in lamiere, e li caricava nella camionetta “Ulisse”; così su e giù per la polvere dei campi e delle vie già crepate, come se la guerra ci fosse sempre stata, e neanche tanto lontana. Li trasportava fino ai sfrangiati delta del fiume fuligginoso, riversandoli tra gli altri detriti, dune di spazzatura fossile, oppure li rivendeva agli artisti del riciclaggio, che abitavano numerosi le baracche di alluminio lungo gli argini.

La legge sulla tortura

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Insieme ad altri amici di Nazione Indiana, un mese fa mi sono impegnato a tenere d’occhio l’iter parlamentare della legge sulla tortura. In futuro magari farò qualche considerazione su questa vicenda. Nel frattempo pubblico molto volentieri una comunicazione del Comitato Verità e Giustizia per Genova che ho ricevuto in questi giorni. T. S.

L’intervista impossibile

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Incontro fuori orario (e fuori tempo massimo) con Enrico Ghezzi
di Franz Krauspenhaar

enrico_ghezzi_delirious_com.jpgDopo una lunga serie di tentativi non andati purtroppo a buon fine per ragioni che sarebbe troppo complicato spiegare qui, (vi rimandiamo per questo al libro di Elisabetta Virgili I sottorranei di Saxa Rubra, edito dalla Anonima Editori) tre anni fa siamo riusciti finalmente a intervistare il noto critico cinematografico Enrico Ghezzi nel corso della registrazione di una puntata di Fuori Orario. Crediamo sinceramente, con questa intervista atipica e inedita che abbiamo il piacere di pubblicare qui su Nazione Indiana grazie alla disponibilità dei redattori, di aver perlomeno tentato di dipanare alcune matasse, anzi bobine, di significato. Da sinceri appassionati di cinema, ci è parso doveroso tentare di fare chiarezza, per quanto ci è stato possibile…

L’ambiguità 25 frames al secondo

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di Simone Ciaruffoli

defilippi_costanzo.jpgOggi la migliore televisione possibile è quella che impudica mostra il suo artificio istauratore. Quella che al momento giusto sa smascherare i suoi marchingegni, le sue astuzie e gli imbrogli da truffaldina e mistificatrice di prim’ordine qual è. La migliore perché con calcolato machiavellismo sa anteporre tra sé e lo spettatore il raggiro del vero-non-vero, sommo fraintendimento di questi ultimi vent’anni di televisione. Introflessa com’è su se stessa, in nome della supremazia assoluta non teme di tradirsi e di portarsi dietro l’onta dell’infamia. La non lontana querelle Bonolis-Ricci documenta irrevocabilmente questa tendenza, senza che la stessa nemmeno si preoccupi di fare pubblica ammenda, così presa dal suo personalissimo e interno risarcimento danni.

Dialogo sull’entropia (#9). L’Aristogas.

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di Antonio Sparzani e Dario Voltolini

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Molto bene, allora. Proviamo a fare una descrizione discreta dell’Elio. Ma intanto mi pare di capire che le cose si complicano, e che gli atomi di Elio non sono abitanti normali del paesino. E che le nostre descrizioni sono probabilistiche a più livelli, è così?

sempre sul lupo

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andate a vedere “Le temps du loup” di Haneke. Il film sembra a un certo punto quasi mediocre, ingenuo. Invece ancora una volta l’esclusione dal concorso ufficiale di Cannes e il flop commerciale sono una garanzia. E’ un film importante, io che non andavo al cinema da mesi me lo sentivo, eppure l’ho capito davvero solo alla fine, da come me lo porto dentro. Andate a vedere il film di Haneke, e non rompete più le palle con Lars Von Trier.
G.M.

Di cosa parliamo quando parliamo del nostro voto

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di Raul Montanari

art_10013_1_urna.gifAncora in tema elettorale. Mi viene segnalato che c’è un sito curato da una società tedesca che si occupa di sondaggi e ricerche. Il sito è www.wahlomat.de. Il “gioco” di cui vi parlerò si chiama Wahl-O-Mat.
La società ha preso in considerazione tutti i programmi dei partiti tedeschi che si presentano alle elezioni europee. Ha elaborato i dati in modo da proporre a chi accede al sito un questionario di 30 domande, formulate in modo molto semplice, che toccano tutti i temi politici in senso lato. Quelli di cui si discute anche nei bar, per capirci.

Poesia da fare (il blog)

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Il blog Poesia da fare è curato da circa un anno dal poeta Biagio Cepollaro secondo i modi della rivista letteraria rigorosa, con periodicità mensile. L’obiettivo del Blog è dare la possibilità ai poeti più giovani di mostrare il loro lavoro e di interagire con i lettori della Rete. Il coagulo di questo flusso è costituito dai Quaderni di Poesia da fare, due all’anno, in formato pdf. Sono accessibili i primi due Quaderni del 2003, mentre è in preparazione il primo del 2004. Fin qui il blog ha raccolto una ventina di autori, tra poeti e narratori, tra i più significativi del panorama letterario italiano di questi anni. Per citarne qualcuno: Rosaria Lo Russo, Florinda Fusco, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Andrea Raos, Andrea Inglese, Pino Tripodi, Giorgio Mascitelli, Massimo Rizzante, Francesca Genti, Francesca Tini-Brunozzi, Fabrizio Lombardo, Anna Lamberti-Bocconi, Gianluca Gigliozzi.

Giancarlo Siani

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di Roberto Saviano

siani.jpg E io ti seguo di Maurizio Fiume è un film con il prezioso merito di ricostruire in modo significativo la vicenda di Giancarlo Siani, il suo percorso umano e la sua professione innescata dalla passione del vero.
Giancarlo Siani venne ammazzato il 23 settembre del 1985, ormai quasi vent’anni fa, in una Napoli profondamente diversa da quella apparentemente pacificata di oggi, 300 morti ammazzati l’anno la rendevano una città in perenne guerra.

Della porta (esercizi di felicità domestica)

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di Andrea Inglese

L’appartamento – utopia di un ventre benefico- poi la porta che lo chiude o lo apre – cerniera maledetta nei secoli – e il pianerottolo, ossia lo scivolo verso il caos, l’andirivieni di bolidi, di merci acuminate, di minacce deambulanti. Un interno fasciato da ogni lato da un esterno, una stanza di decompressione dall’agguato perenne del mondo, un portichetto per passeggiare con l’io al guinzaglio, mentre a cerchi diradanti si stendono pianure sterminate dove galoppano gli altri, la metafora, insomma, di un’osmosi controllata, governabile, tra dentro e fuori, e proprio grazie al foglio rettangolare rigido, con i catenacci, i cardini, la maniglia, lo spioncino, e quel gesto di apri-e-chiudi, che t’illude di scacciare fuori montagne di guai, tenendoti sul tappetino del soggiorno qualche preoccupazione formato insetto, da annichilire con un colpo di piede.

L’orgasmo elettorale

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di Tiziano Scarpa

desd.jpgSabato e domenica voteremo per eleggere il parlamento europeo, e per alcune amministrazioni locali.
In pochi istanti scriveremo il nome delle persone che ci governeranno per anni.
Dovrebbe essere una decisione ponderata, razionale. Invece i partiti puntano come sempre ad accalorare, a far schiumare le passioni. Creano le condizioni per un voto di pancia, non di testa.
Le campagne elettorali muovono le emozioni. La democrazia non si fonda su una decisione raziocinante, ma su un’invocazione passionale, su un’esclamazione orgasmica.