Da “Versi nuovi”

19 settembre 2004
Pubblicato da

di Biagio Cepollaro

secondo incipit

sono vere queste nostre
prove d’amore e davvero
dovremo in un punto
di botto
interromperci
come tutto il resto
come tutti. a questo
ho pensato quando
con busta gialla e radio
grafia mi son visto
in metropolitana e poi con bocca
aperta attendere
seduto davanti
a tubo catodico che scruta
scocco di sentenza

stamani ad esempio la luce
di milano era commovente
e diceva come scrive giuliano
in un frammento
d’opera: il tempo
è tutto insieme è uno solo.

e non si tratta di disconoscere
il male anzi è che il male
non comincia fuori
dalle nostre case
abbiam fin qui edificato
case senza gentilezza
presumendo che dai morti
fiorissero liberi
che il nocciolo è proprio la violenza
che rimbalza

( la forma che nel tempo
ha assunto il capitale
è miseria più antica)

a questo ho pensato
con bocca aperta davanti
a tubo catodico
che questo corpo
fosse giunto a termine
come l’auto che presto
bisognerà cambiare

e allora
chi è a pensare?

e così occorre di nuovo
riconsiderare cos’è la mente
e se basta il cervello a significarla

che troppo abbiam parlato
e scritto e troppo
abbiam presunto
dalle opere

e le opere che erano carta
alle prime piogge
si sono sciolte

per questo ora la poesia
vive solo di amicizia
e ascolto dicendo come fa
il vento tra le rovine
o tra mattone
e mattone quando la calce
è ancora troppo viva
per abitare

*
sono vere queste nostre
prove d’amore. a questo
pensavo alla mente
dietro al pensiero
se è vero che materia
ed energia si scambiano
la parte
e se la mente non dipende
dal tanto delle cellule
ma è proprio altra
cosa che solo prende vita
diversa per chi di vita
in vita bene
o male
l’amministra

e le case che sono di cartone
alle prime piogge
crollano

e i pensieri che sono aria
alle prime piogge
si dissolvono

perché ciò che chiamiamo storia
è quotidiano spasmo e convulsione
(e milano si blocca
se piove
con fiumi ai bordi
dei marciapiedi
con ombrelli
che s’affollano esitanti
per chi ha il coraggio
di guadare)

e così occorre di nuovo
riconsiderare cos’è la mente
e se basta
il cervello a significarla
perché il bene non può
aggiungersi al senso
di un’azione
che dove noi abbiamo
diviso e sezionato non c’era
da dividere o sezionare
ma solo di essere capaci
di una pausa
per non sovrapporre alla cosa
lo strumento
alla decisione
la paura che la cosa
distorce e annulla

e allora in questo secondo
inizio non c’è nulla
da fare
ma solo da affinare
l’intuizione iniziale
perché se uno è il tempo
non val la pena di proseguire
e le cure e i destinatari
di amore e apprensione
e la stessa disciplina imposta
alle azioni
sono solo passaggi presto
riassorbiti in un’apertura
senza oggetti
per quanto dura
quell’unico tempo senza intenzione

(l’occidente
è stirpe che da sé si vota
all’estinzione)

perché pace non è intenzione
ma lungo addestramento
e diminuzione

(fin qui per ora le nostre prove)

2000

(da VERSI NUOVI, OEDIPUS EDIZIONI, 2004)

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One Response to Da “Versi nuovi”

  1. emma il 19 settembre 2004 alle 20:36

    Anche se non mi è del tutto chiaro, il discorso mi prende (è un discorso avvolgente) e mi lascia qui, a pensare.
    Un po’ mi ricorda questa poesia di Adriano Spatola, che ho salvato proprio dal blog di Cepollaro e che Cepollaro dice di amare particolarmente.
    Mi piace immaginare che ci sia una specie di filo a unire i due pezzi, magari perché “ora la poesia / vive solo di amicizia / e ascolto”.

    ADRIANO SPATOLA – 1971

    La prossima malattia

    1.
    considera prima di tutto la posizione delle cose
    mangiate e smangiate dal tempo dalla noia dal freddo
    la corruzione è questa speranza che ti leggi nell’occhio
    sbarrato e smarrito nello specchio corroso del bagno
    davanti all’interminabile elenco di smagliature
    nel tessuto intricato delle ore da mezzanotte a
    mezzanotte
    insieme alla clessidra alla cassandra alla catalessi

    2.
    considera prima di tutto la posizione delle cose
    il raffreddore la segheria che ti urla nelle orecchie
    il frastuono sillabante dell’acqua dal rubinetto
    la presenza e l’assenza il fiato corto la digestione
    l’odore del corpo bagnato è sinonimo di perversione
    o di prudenza eccessiva o di lampi dentro la rètina
    qualcosa batte alle tempie bisogna aprire la testa

    3.
    considera prima di tutto la posizione delle cose
    sei diventato cordiale non ti lamenti sorridi
    dietro la casa comincia a crescere l’erba
    con i suoi dolci pidocchi verdi del verde dell’erba
    questo prurito che ti gratti si chiama primavera
    orefice e acido muriatico argento e argilla
    attento alle correnti d’aria al cuore ai pensieri

    4.
    considera prima di tutto la posizione delle cose
    gli anni si succedono agli anni la questione è risolta
    dalla maniacale ossessione dal calendario in cucina
    dal vento dal risentimento è linfa o corteccia
    è trigonometrica respirazione sottomessa poligamia
    con il polline giallo la gialla fecondazione
    tonfo dello stantuffo amarezza mitridatismo

    5.
    considera prima di tutto la posizione delle cose
    adesso non vale la pena di tirar fuori la lingua
    è monotono il tuo sospetto è bisogno di compagnia
    ci sono sedie e poltrone c’è l’erosione della parete
    che lascia polvere e calcinacci briciole fossili
    becchettìo della stanza affamata digrignare di pioggia
    la valigia si è chiusa la chiave si è persa

    6.
    considera prima di tutto la posizione delle cose
    digrassa la carne macellata la pietanza il microcosmo
    che fortifica la diga manierata la sorda insolenza
    la precisione dell’intaglio del male del giardino
    agrifoglio geranio lumaca scolopendra
    questo sì che si chiama partire per un viaggio
    la natura è stupida e buona la natura è cattiva



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