Siamo sempre stati separati. Nono quadro: Carmen, le carte

di Sarah Kéryna

traduzione di Andrea Raos

***Special Guests: Jan (tastiere) così&come (cori)***

– Non lo sai?
(respiri)

– Qui, ho due nove. Non va bene.
È la morte, no?
È come nella Carmen: “Pique, carreau, j’ai bien vu la mort.”
– Ah! beh la cantavo questo pomeriggio!
– Davvero? Dài, cantamela! Com’è?
– Com’è che era?
(Aria di Carmen)La mort, d’abord moi ensuite lui, j’ai bien vu la mort…
– Ah! sì, sì.
– “La mort…”
– “…toujours la mort. En vain pour éviter les réponses amères, la carte se retourne, et nanana… se retournera, les cartes nanana… et ne mentent jamais…”
(silenzio)
Oh! la cantavo questo pomeriggio, pensa un po’.
– Davvero?
– E poi tutta, eh!
“…En vain pour éviter les réponses amères, nananana, les cartes ne mentent pas et sont toujours sincères… Mhmhmh… Si tu es joyeux… Nahnahnah… La carte de la joie se retournera joyeuse. Mais si tu dois mourir si la carte lalala… La carte impitoyable répètera: la mort, la mort, toujours la mort…”

(A voce bassa): Sì.
E poi dopo…

(A voce alta): Lo sai che la sapevo a memoria prima la Carmen, a memoria, a memoria!

(la ragazza): “Les tringles des Sistres tintaient…”
(insieme): “…Avec un éclat métallique, et sur cette étrange musique, les Zingaras se levaient.”

(la signora anziana): Les Zingaras sono dei musicisti.
“Lalalala, sur le ryhtme de la chanson, sur le rythme de la chanson, nanana… Cela montait, montait, montait…”
(la voce le si spezza)

(insieme): “Lalala-lalalala, lalala-lalalala, lalala-lalalala, lalala-lalalala
(“air des sistres” dalla Carmen).

(la signora anziana): “Les tringles des Sistres tintaient, avec un éclat métallique, et sur cette étrange musique les Zingaras se levaient… Nenenene…” Oh sì.

(la ragazza): “L’amour est enfant de Bohème…

(insieme): “…qui n’a jamais-ais connu de loi…”

(la signora anziana): “L’amour est loin, tu peux l’attendre, tu ne l’attends plus il est là. Rien n’y fait menaces ou prières, l’un parle bien l’autre se tait. Et c’est l’autre que je préfère, il n’a rien dit mais il me plaît.”

(insieme): “L’amour, l’amour, l’aamour, l’aaamour…
L’amour est enfant de Bohème, qui n’a jamais, jamais connu de loi. Si tu ne m’aimes pas, si je t’aime, prends garde à toi. Tatata! (risate)
Si tu ne m’aimes pas, si tu ne m’aimes pas je t’aime…”

(la ragazza): “Tatata…”

(insieme): “Et si je t’aime, si je t’aime, prends ga-arde à toi.”

(la signora anziana): Ecco.

(subito dopo)

“Les tringles des Sistres tintaient…”

– Allora adesso mi hai fatto tre mani. Allora, com’è?
– Oh beh… le tre mani, beh, c’è un decesso, qui.
– Sì, ho visto che c’era un decesso.
– Sono i due nove.
– Sì, lo so, è… sì, è la morte.
– Sì.
– Ma chi è che muore?

(silenzio, ci pensa su)

– Non è segnato? Non lo dicono.
Non è per forza una persona, può essere la morte
di qualcosa, anche.
– Sì, di un gatto.
O di un cane.
– Oh beh, sono già morti, i miei gatti.
– Sono morti? Ah non ne hai più allora?
– No.
– Nemmeno uno?
– No.
– Mah, va bene anche così.
Almeno, mi sembra!
– Sì, certo.
– Qui ci sono dei soldi, delle grosse somme.
– Senti, non so da dove ti escono tutti questi soldi che mi dici
da prima
perché… sinceramente…

E poi, l’altro, lì, è il mio fidanzato?
– Sì, questo è un fidanzato.
– Allora lo ricopro.
– Poi le grosse somme, le ricopri.
– Ah sì, le grosse somme, vinco alla lotteria.
– Le grosse somme vediamo cosa sono.
È un documento.
– Ah beh!…
– Chissà.
– Chissà.
– E lì?
– Donna di cuori.
Donna con un gran cuore, per te. Nella tua casa. Nella tua casa
c’è cuore, sì.
– Vuol dire che nella mia famiglia… mi pensano tanto.
– Mettine ancora una.
– I soldi?
– Sì, ti daranno un po’ di soldi.
Non tanti.
Non sono brutte queste carte?!
– No, non sono brutte, tranne che comunque c’è una morte.
– C’è una morte, sì.
Dov’è la tua morte?
– Beh, è qui.
– Mettine ancora una.
È una donna?
– Beh, “vedova o divorziata”, sì.
– Oh beh sì! È una morte questa!
– Questo è brutto.
– Sì.
– Non era uscita ancora!
(risate) Io sono qui!
– Sì beh. Non sei mica tu magari, eh!
– Oh sì. Ma sono di sicuro io.
Beh, sono io!
Sono io la più vecchia della famiglia!
– È possibile. Tanto, un anno o l’altro…

– Oh beh! succederà, eh, tesoro mio…
– Non sono per forza un futuro vicino, le carte.
– No, no, no, no, no, no… a volte, ci mettono tanto.
– Poi a volte ti dicono anche delle cose che non succedono.
– A volte, non te ne ricordi nemmeno.
– È vero, a volte ci ripensi e dici: “Toh, l’avevo
visto nelle carte”.

– “Les tringles des Sistres tintaient, avec un éclat métallique, et sur cette étrange musique, les Zingaras se levaient. Sur le rythme de la chanson, sur le rythme de la chanson… Talala cela montait…”
No, aspetta, l’aria non è questa…

La ragazza canta l’aria.
La signora anziana riprende: “Cela montait, montait Ah ah, ah-ah-ah-ah…” (la voce le si spezza) Non ho più voce io.

– Sì, è vero. Ma te ne ricordi bene, ti ricordi
tutto, tu? Hai una memoria…
– Una memoria da elefante!
Di TUTTO,
non ti immagini tutto quello che mi posso ricordare.
Non è possibile!
Di TUTTO, di TUTTO, di TUTTO.

Ci sono delle cose che mi vengono e dico ooh!
E poi delle altre, e dico ooh!

– Poi da tanto tempo fa?
– Sì tanto tempo fa, tanto tempo… tanto tempo fa!
– Qual è la cosa più vecchia di cui ti ricordi?
– Delle cose di Besançon!
Mi ricordo delle cose di Besançon!
– Ti ricordi delle cose della tua infanzia?
– Oh beh sì!
– Ti ricordi cosa, per esempio?
– Oh beh per esempio, che ce l’ho davanti agli occhi sempre,
è la sera che mio padre si era giocato lo stipendio.
Ah questa, ce l’ho segnata qui, eh.

Me ne ricorderò sempre.
Era orribile, a casa.
Si era giocato lo stipendio il giorno di paga, immagina, un po’!
Immagina.
Eravamo senza un soldo, per passare il mese.
Non dico come ha fatto la mamma…
Pane ne abbiamo avuto, ma abbiamo mangiato male.
Eravamo malnutriti. Figurati.
E a quel punto piangeva, il poveretto.
Il poveretto, in più ci faceva pena.
Beh sì.
È una passione, quella!
E una volta arrivati a Parigi, eh, è finita.
Finita. Finita.
Non è mai più andato a giocare, mai, mai.

– Giocava molto, prima?

– Beh, a Besançon, sì.
E poi, quando giocava e che poi perdeva, giocava di nuovo per rivincere, e allora, così… Finché non gli restava più niente. Non l’ho visto quando l’ha detto alla mamma. Non c’ero. Glielo deve aver detto di nascosto. Perché noi eravamo nella vasca da bagno, doveva essere così. Io, avevo tredici anni. Allora, sai, ero una piccola donna, eh. Molto, molto sveglia su tutto. Allora…

– Hai capito subito.

– Uff! Ho capito… Quando ho visto la mamma in
lacrime, ho detto: “È grave!”
Poi poco a poco la mamma me l’ha, ce l’ha detto, insomma. (sospiro)
Ah! È stato un mese di quelli! Ci si sono messi tutti, la mia madrina,
tutti!
Abbiamo chiesto soldi a tutti!
Poi dopo, bisognava restituirli.

(silenzio)

Vuoi che ti faccia ancora qualcosa?

– No, va bene così.
No, va bene, basta.
Ho visto quello che volevo.

Indice

Musica: Orchestra della RCA diretta da Fritz Reiner (non meglio precisati gli interpreti e la data della registrazione). Qui le arie integrali.

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13 Commenti

  1. Uhm, qui si può aprire un concorso tipo Barcaccia di radio3, sarebbe diivertente.

    Io sono tutt’altro che un esperto. Tu dici la Callas? Non saprei.

    così&come ipotizzava Fedora Barbieri, ma nemmeno lei è sicurissima.

    Altre idee?

  2. Meraviglio duetto….
    mi piace questo affiatamento in contrasto con il titolo!
    un bel respiro!

    saluto alcor

  3. Con piacere e delizia ritrovo Ni. Di seguito ho letto i brani di Sarah Kéryna. Mi sembra che quest’ autrice di talento sia abile a dipingere “il continente” femminile, segreto, sconosciuto dagli uomini.
    E’ una scena scandita di emozioni, istanti colti nel tracciato del destino.
    Cosi le donne giocano con l’amore, la morte; perché non hanno tutte le carte in mano.
    Voglio ascoltare la musica, ma ho bisogno di un aiuto.
    Aspetto un’amica Gladys che lavora come assistente informatica.

  4. Ciao ad Alcor ( ma prego!) e Carla e Veronique!
    Andrea, ho chiesto lumi a Karadar sull’edizione di Carmen, rimproverandoli assai per non aver messo i riferimenti precisi, ma sarà per questo che ancora non mi hanno risposto.
    Ho trovato due dischi del 1953 di Reiner, uno con la Simionato ed uno con la Barbieri.
    Se senti Sarah Kéryna rinnovale ringraziamenti e complimenti vivissimi. Ho visto che lavora in teatro e devo dire che proprio si sente nella fluidità del dialogo, nei tempi, nel ritmo narrativo.
    Sarebbe bellissimo farne una piccola piece teatrale.

    [Veronique, quando ti appare la finestra cliccando sul link, o salvi o apri e dopo uno spazio di tempo in cui si “carica” sentirai la musica.]

  5. Sai, Vèronique che forse hai ragione tu? E’ Règine Crespin. La tecnica di canto è tipica degli anni 50 inizio 60 e anche la qualità della registrazione fa pensare a quegli anni.
    Indago anche io.
    Mi piace l’ idea di abbinare musica ai testi. Crea un’atmosfera particolare durante la lettura. L’ambienta sensorialmente.

  6. A questo punto voglio sapere! Ho scritto a quelli della Barcaccia, vediamo se ci aiutano loro.

  7. Aggiornamenti:

    Cercando fra queste varie versioni storiche di Carmen Régine Crespin rsulta in versioni non dirette da Reiner. Quella che ho trovato con la RCA Orchestra non può che essere questa:

    1951, maggio/giugno, New York, RCA Victor Studios.
    versione Guiraud (con balletto)

    Interpreti: Risë Stevens; Licia Albanese; Paula Lenchner; Margaret Roggero; Jan Peerce; Robert Merrill; George Cehanovsky; Alessio De Paolis; Osie Hawkins; Hugh Thompson; manca; manca; (?); (?); (?); manca. Coro voci bianche Liceo francese New York, Corale “Robert Shaw” e Orchestra “RCA Victor”, dir. Fritz Reiner.

    Rca Victor, LM 6102 (LP 33 mono; 3 dischi)
    His Master’s Voice, ALP 1115/1117 (LP 33 mono, Gran Bretagna; 3 dischi)
    Rca, 26.35 017 EA (LP 33 mono, Germania; 3 dischi)
    Rca, A 630.282/284 (LP 33 mono, Francia; 3 dischi)
    Rca, AVM 3-0670 (LP 33 mono, U.S.A.; 3 dischi)
    Rca, VLS 00670 (LP 33 mono; 3 dischi)
    Rca, GD 87 981 (CD mono, ricostruzione tecnica digitale; 3 dischi), 150’39”

    Un saluto a tutti!

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